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Corleone
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Città Regia dalle Cento Chiese
(testo di Dino Paternostro *)

E' una strana città, in cui s'intrecciano e si fondono passato e presente, nella ricerca di un futuro a cui non sfugga nulla del passato. Un passato glorioso, ma fatto anche di sangue versato non in eroiche imprese, ma a causa di quella «Cosa» che si chiama «Mafia», che non è mai stata «buona», che ha sempre avuto il volto truce del delitto e del sopruso, che sempre ha vissuto del silenzio (omertà, si chiama) di chi ha paura o di chi è complice. Che non da lavoro e non da benessere a nessuno tranne che a se stessa. Oggi nessun corleonese onesto va fiero di questa radice mafiosa che è costretto a portarsi dietro, ma ugualmente nessun corleonese onesto finge a se stesso che la mafia qui non sia mai esistita o non esista. Corleone sta cambiando, e la nuova Corleone cerca la verità, sostituendo a poco a poco la non-cultura del silenzio con la cultura della parola. Farla conoscere, allora, è importante. Anche per sfatare i luoghi comuni, trasmessi al mondo dalle tante (troppe) saghe del «Padrino»

Il biglietto da visita della città è lo splendido scenario del bosco di Ficuzza, esteso circa 5000 ettari e dominato dal massiccio di Rocca Busambra, dove ancora nidifica l'Aquila Reale. Insieme alla palazzina di Re fordinando di Borbone, costruita sul finire del '700, su progetto dell'architetto Venanzio Marvuglia. Proseguendo, lungo la SS 118, è d'obbligo una tappa a "tagliavia", nell'oasi di silenzio dell'ottocentesco santuario della Madonna del Rosario, all'interno del quale si conservano affreschi e tele di Giuseppe Carta Ancora qualche chilometro e si possono visitare le «Gole del Drago», un biotopo naturale di straordinaria bellezza, con la sua macchia mediterranea, con le sue pietre scavate dall'acqua del fiume Frattina, con la sua flora lussureggiante. Infine, ecco Corleone, e l'impatto immediato con le sue Rocche «gemelle» la Sottana, ad Occidente, e la Soprana, ad Oriente, su cui svetta la Torre Saracena.

Era l' 840 quando gli arabi occuparono una Corleone, che già c'era. Che prima, probabilmente, si trovava su montagna Vecchia, dove recenti scavi hanno portato alla luce i resti di un'antica città, forse la «Schera», di cui parlano Cicerone, Cluverio e Tolomeo. Qualunque fosse il suo nome, non è improbabile che i suoi abitanti, forse in epoca romana, siano scesi dall'altipiano della «Vecchia» per colonizzare la conca sottostante, dove poi la trovarono gli Arabi.

Con Federico II, Corleone fu elevata al rango di città demaniale, alle dirette dipendenze dell'Imperatore, senza conti, marchesi o baroni che l'avessero come possedimento personale. Il suo forte orgoglio municipale la spinse, nel 1282, ad insorgere - subito dopo Palermo - contro gli Angioini, meritandosi, da parte del Senato palermitano, l'appellativo di «soror mea». Mentre, nel XV e XVI secolo, le diede la forza di riscattarsi dai feudatari a cui la Corona l'aveva venduta. Poi c'è «l'antimafia sconosciuta», quella antica quanto la mafia, quella fatta dai Corleonesi senza virgolette, quella che la gran parte dell'opinione pubblica ignora. Cominciò con Bernardino Verro nel 1892-94, all'epoca dei Fasci contadini, che organizzarono le prime lotte di massa contro agrari e mafiosi; proseguì con Luciano Nicoletti, Andrea Orlando, Giovanni Zangara, Placido Rizzotto, tutti corleonesi e tutti assassinati dalla mafia corleonese.

Ma «l'antimafia sconosciuta» di Corleone ha avuto come protagonisti anche i giovani che negli anni 70 - con coraggio - scrivevano e gridavano: «Non siamo tutti gregari di Liggio». L'antimafia vive con Amministrazioni tipo quella di Pippo Cipriani, che ha avuto il coraggio di requisire la villetta del boss mafioso Totò Riina per assegnarla alla scuola agraria senza locali, e di costituirsi parte civile contro Leoluca Bagarella e il gruppo di fuoco che, il 28 gennaio e il 25 febbraio '95, assassinarono tre giovani corleonesi.

Ma cominciamo a visitare Corleone.
Dalle carte, per esempio, risulta che il paese avesse otto porte, come quelle di una grande città. Una cosa che colpisce il visitatore è la presenza di tante chiese. Fino a qualche anno fa ce n'erano di più, tanto che Corleone veniva definita «la città regia dalle cento chiese». Oggi non sono più cento, perché molte sono scomparse in seguito a crolli. La visita non può che cominciare dalla medievale chiesa Madre, dedicata a San Martino, ricostruita una prima volta intorno al 1382. Al suo interno, le opere notevoli sono una scultura marmorea raffigurante la Madonna del Soccorso di scuola gaginiana; numerose tele di fra Felice da Sambuca fra cui una grande tela raffigurante San Leoluca che protegge la sua città; un coro ligneo del XVI secolo, opera del Valsi.

Restaurata di recente è la chiesa del Carmine assieme ai suoi affreschi settecenteschi: pregevole è la pala raffigurante la Madonna, attribuita al De Vigilia (1492). Da vistare c'è pure la chiesa di Santa Rosalia, dove si conserva una tela raffigurante S. Giovanni del Velasco, e un'altra raffigurante la Natività, di V. D'Anna, entrambe del XVIII secolo, oltreché il crocifisso della Catena, venerato da tutti i Corleonesi.

Del 1547 è il Convento dei Domenicani, costruito pochi armi dopo insieme alla Chiesa di S.Domenico. La chiesa di S. Ludovico pare sia stata costruita nel XIV secolo, vi si conserva una statua in legno del Santo. Nel 1612, accanto alla chiesa fu costruito un orfanotrofio, oggi destinato dal comune a locali per attività culturali.

E' del 1300 la chiesa di S. Agostino, mentre l'attiguo Convento risale al 1600.

Il 7 luglio 1866 la chiesa fu ceduta al comune e il convento soppresso e adibito a scuola. Vi sono conservate: una grande tela con scenografia agostiniana del XVII secolo di autore ignoto; una tela di Giuseppe Ribera, che rappresenta il martirio di S. Bartolomeo; un dipinto del Martirio dei SS. Innocenti del 1626 di autore ignoto; un dipinto del XVII secolo di Narcisio Guidonio, che rappresenta S. Liberata; un dipinto del XVIII secolo, che rappresenta l'Immacolata di autore ignoto; una statua in legno della Vergine del Soccorso del XVII secolo e un Crocifisso del XVIII secolo, entrambi di autori ignoti.

Trecentesca è la chiesa della Candelora nel quartiere S Giuliano. Mentre risale al 1500 la chiesa di Porto Salvo.

La chiesa di S.Pietro risale al 1300 ed è sicuramente una delle più antiche di Corleone. Sorge nell'omonimo quartiere, anch'esso fra i più antichi del paese, dopo quello socialmente più elitario. IL campanile, è un parallelepipedo di calcarenite di Corleone, un tempo(forse ) il minareto della moschea araba. La chiesa dei cappuccini sorse, annessa all'omonimo convento, a metà del 1600. Il Convento possedette una buona biblioteca, che successivamente fu annessa a quella comunale. Dichiarata inagibile dopo il terremoto del '68, le tante opere d'arte in essa contenute furono trasferite presso il palazzo Abatellis di Palermo, presso la chiesa di Santa Maria di Gesù e presso la chiesa madre.

D'interesse naturalistico e collettori di un turismo del territorio sono invece la sorgente del Drago e la cascata delle due rocce.

Il monastero del SS. Salvatore venne costruito insieme alla Chiesa nel XIII secolo entrambi furono riedificati nel XVIII secolo e contengono all'interno un'acquasantiera duecentesca, l'altare maggiore in marmo rosso con capitelli romanici del 1618. Un affresco del 1735, che raffigura il trionfo di S. Benedetto con santi benedettini e carmelitani al cospetto della SS. frinita, opera di Filippo Randazzo, copre per intero la volta del tempio. La chiesa di San Marco fu costruita nel 1343 e riedificata nel 1770. Nel 1991 un colpo di vento ne ha fatto crollare i muri laterali, insieme alle chiese e ai conventi, si possono ancora visitare alcuni complessi architettonici realizzali da privali ad uso di abitazioni, tra cui palazzo Provenzano, (già Palazzo Sarzana, n.d.r.) sede del museo civico.

Accanto a palazzo Provenzano si trova il grande complesso architettonico dell'ex ospedale dei Bianchi, un edificio attualmente inagibile perché in precarie condizioni statiche. Al suo interno il bellissimo scalone cinquecentesco in marmo rosso di contrada "Scalilli", l'altare in marmo della cappella del Santo Spirito, il pregevole pavimento in ceramica, raffigurante il transito di S. Giuseppe.

Da alcuni anni il ricco calendario dell'estate corleonese fornisce l'occasione di riappropriarsi degli spazi pubblici, tra cui la splendida villa Comunale e l'attigua piazza dedicata a Falcone e Borsellino. Durante i tre mesi estivi le serate vengono animate non solo da grossi artisti, ma anche e soprattutto da gruppi legati alle tante associazioni culturali locali. La musica, le rappresentazioni teatrali e le manifestazioni sportive, cui danno vita, costituiscono un forte richiamo di tutti i Comuni del circondario.

Il Venerdì Santo è celebrato a Corleone con una sfilata di confrati che si recano al Calvario per la Crocifissione, una suggestiva processione notturna del Cristo morto e dell'Addolorata, durante la quale centinaia di confrati con camici bianchi e migliaia di fedeli con candele accese percorrono la via principale della città.

Il primo marzo si festeggia San Leoluca protettore del paese, con una processione e l'accensione di falò.

A maggio c'è la corsa del Santo, che rinnova la leggenda di San Leoluca che ferma l'esercito Borbonico.

* tratto dall'opuscolo turistico della Provincia di Palermo

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