Pasqua 2007
Domenica 8 Aprile
ore 20,30
Concorso "Prodotti Tipici Pasquali" Mostra e degustazione di
"Picureddi di pasta reale, Pupu cu l'uovu e Panuzzi" a cura
dell'Ufficio Turistico
ore 21,30
"La Passione" Musical a cura della Compagnia Teatrale "ZUNICA"
di Enzo Gambino
Percorso musicale dalle Lamentazioni tradizionali del Venerdì
Santo a Jusus Christ Superstar.
LA STORIA
Ai piedi della Rocca
Da sempre fondamentale punto di riferimento per i
roccapalumbesi e per i forestieri. È stata prima
"casa", poi "lavoro", oggi monumento che
testimonia le origini.
Dal "Diploma" di
Guglielmo II del 1182, nel quale vengono descritti i confini dei
possedimenti e territori concessi alla chiesa di Santa Maria La
Nuova di Monreale, troviamo ricordato il "vallo De Palumbo".
Esso sembra abbia dato nome a tutto quel vasto territorio che
agli inizi del 1400 fu conosciuto come feudo "Palumba".
Il territorio giù a valle è attraversato dal fiume Torto
presso il quale passava la "Magna Via Francigena"
fatta costruire dal gran conte Ruggero per la conquista di
Palermo. Su una collina rocciosa che sovrasta lo stesso fiume,
denominata "Castellacelo", sono state rinvenute
necropoli cristiane risalenti al IV e V secolo, armi di pietra
grezza e levigata, vasi di terracotta di varie epoche e bronzi
che attualmente si conservano nei magazzini del Museo Nazionale
di Palermo.
Dall'esame del censo feudale del
1404, sotto Re Martino, si rileva che il feudo "Palumba"
apparteneva alla famiglia catalana dei Valguarnera, ma non è
improbabile che essi possedettero il feudo con il castello e la
terra di Vicari fin dal 1337. Un Giovanni Valguarnera, che fu
capitano di giustizia di Palermo dal 1414 al 1416, ottenne
l'investitura del feudo Palumba nel 1417, che rimase di proprietà
di questa famiglia fino agli inizi del 1600.
Nell'ordinamento delle comarche
del Val di Mazara, annesso ad una prammatica di Marco Antonio
Colonna del 13 aprile 1583, troviamo indicata nel feudo Palumba
l'esistenza di un casale con 45 famiglie, per lo più "burgisi
e jurnatari", incardinato nella comarca di Termini Imerese.
È probabile che fin da allora
esistesse una chiesa.
Nel 1594 il feudo Palumba fu
colpito da tifo e lo stesso feudatario Annibale Valguarnera che
in quel periodo dimorava con i familiari nel feudo fu costretto
a ritirarsi in Godrano.
In seguito il feudo subì
molteplici passaggi di proprietà fino al 1630, quando
Margherita Orioles Ansalone ottenne da re Filippo IV di Spagna
il titolo di "principessa di Roccapalumba", per lei, i
suoi figli, eredi e successori.
Roccapalumba non nacque con un
preciso atto di fondazione (la cosidetta Licentia populandi che
il principe otteneva dal re dietro pagamento di una grossa somma
di denaro) bensì per lo sviluppo dell'antico nucleo abitato,
che probabilmente sorse addossato alla Rocca (Xarria).
Successivamente, per volontà
dei principi che intendevano dare un più razionale assetto
urbano alll'abitato in rispondenza ai canoni del tempo, venne
avviata la costruzione del palazzo baronale dal quale si
dipartiva una grande strada da cui si diramavano
perpendicolarmente le vie secondarie - l'attuale Corso Umberto
I. Il palazzo venne costruito verso il 1632 su un progetto
dell'architetto madrileno Alvarez Fer-nando Vetro. Nel 1641 la
principessa Donna Ste-fania Ansalone soggiornò col figlio Paolo
nella casa baronale di Roccapalumba conducendo con sé come
pedagogo il monaco Don Vincenzo Scaglione dell'Ordine di San
Domenico.
Nello stesso anno, il 21
dicembre, venne consacrata e aperta al culto la Chiesa Madre
dedicata a San Paolo.
La principessa incentivò
l'agricoltura e offrì case e terreni agli abitanti avviando così
lo sviluppo del paese. Senza dubbio doveva essere già
costituito il Comune, perché il 29 dicembre 1645 si recò in
Roccapalumba il notaio Giacomo Lombardo di Castronovo di Sicilia
per rogare alcuni atti.
Verso il 1670 la comunità di
Roccapalumba ha il suo medico nella persona delF"Achimedicinalis
Doctor Don Mauro Pecoraro".
Alla morte di Paolo Ansalone,
gli successe nel 1680 il nipote Giuseppe Corvino Ansalone ma,
poiché era minorenne, l'amministrazione venne assunta dal padre
Francesco il quale nominò nella persona di Giuseppe Coniglio un
"Maestro Notaro delli Giurati" cioè la magistratura
comunale del tempo. I giurati erano assistiti da un Consiglio
Civico, i "vocali", cioè i capi famiglia del paese.
Abbiamo conferma dai verbali del Consiglio del 13 gennaio 1682
che si riunivano nella Chiesa Madre.
Il 30 ottobre dello stesso anno
sorse a Roccapalumba, per iniziativa dei principi
Ansalone-Corvino la "Nobile Scuola di Scalpellinismo"
riconosciuta con regolare bolla da re Carlo di Borbone,
frequentando la quale, dopo un corso di due anni, gli allievi
ricevevano il diploma di maestro scalpellino. La scuola e lo
sviluppo dell'economia favorirono la formazione nel paese di un
ceto di artigiani.
Nello stesso periodo venne
costruita nella fenditura della Rocca la chiesa di Santa Maria
Caluci (Santa Maria della Luce); parroco dell'epoca era
Francesco Guzzino.
Francesco Moncada Principe di
Larderia venne investito dello Stato e della terra di
Roccapalumba 1*11 aprile 1715 e la sua famiglia governò fino
all'abolizione della feudalità (1812). A riprova dell'aumento
della popolazione, verso la metà del secolo XVII il barone di
Roccapalumba otteneva il 76° posto nel Parlamento del Regno.
Nel 1781 iniziarono nel
quartiere Passamonte i lavori per la costruzione di una terza
chiesa, dedicata a Santa Rosalia.
Tra il 1794-96 vennero costruiti
alcuni abbeveratoi in contrada San Filippo Garufa e Case Vecchie
e sorsero anche le prime fornaci (stazzuna) per la fabbricazione
di mattoni e manufatti dando così sviluppo all'industria dei
laterizi.
Nel 1835 fu aggregato al Comune
di Roccapalumba l'ex feudo di Regalgioffoli col relativo
villaggio di antica origine araba, dotato di acqua potabile.
Nel censimento del 1852 la
popolazione contava già 3000 abitanti. I movimenti e le vicende
che portarono all'Unità d'Italia, coinvolsero l'intera comunità
che partecipò attivamente con proprie "squadre" di
garibaldini negli scontri che ebbero luogo a Gibilrossa e a
Palermo contro i Borboni nel 1860, grazie all'attività del
"Comitato Patriottico" nato il 18 marzo dello stesso
anno per volontà dei patrioti Pietro e Francesco Mazzola. Ma già
durante i moti antiborbonici del 1848 che ebbero inizio a
Palermo, Roccapalumba aveva tenuto i contatti con il movimento
insurrezionale e con Giuseppe La Masa il quale era in buoni
rapporti con alcuni notabili del luogo. Fallito il tentativo
rivoluzionario alcuni roccapalumbesi vennero rinchiusi nelle
prigioni del Castellammare di Palermo.
L'impresa dei Mille diede inizio
alla liberazione della Sicilia.
Il 17 maggio 1860 La Masa
trasmetteva da Roccapalumba una circolare ai Comuni, dove
rendeva nota la proclamazione di Garibaldi a dittatore; il 28
giugno le truppe garibaldine entrarono in paese guidate da
Giuseppe Cesare Abba. Una deliberazione del Consiglio Civico,
adottata il 23 dicembre 1860 conferiva la cittadinanza onoraria
al generale Giuseppe La Masa.
Tra il 1860 e il 1861 il Comune
di Roccapalumba fu agitato da una vecchia e lunga questione
relativa a una vasta zona di terra intorno al paese, in gran
parte incolta, che la famiglia Avellone riteneva essere di sua
proprietà. Si trattava delle "Terre Comuni" che i
cittadini utilizzavano fin dalla nascita del paese per i propri
bisogni senza pagare nulla.
A favore delle "Terre
Comuni", si schierò sin dal 1897 il dr. Francesco Rosolino
Fazio, il quale accusò gli Avellone di "aver usurpato le
Terre Comuni e la Rocca". L'annosa questione riprese vigore
con l'elezione a sindaco dello stesso Fazio e si risolse a
favore del Comune il 13 luglio 1937.
Testi e foto © forniti
dell'Amministrazione Comunale