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Sintesi di Sicilia
(testo di Nuccio Benanti *)
Link: Home Sintesi di Sicilia, di Nuccio Benanti;
la storia;
le ville e i palazzi;
i dintorni e il mare

La chiesa madre di
Bagheria
Bagheria è il secondo comune della provincia
preceduto nella graduatoria della popolazione dal solo capoluogo.
Il centro abitalo sorge tra il golfo di Palermo e quello di
Termini Imerese, su una vasta distesa di giardini di agrumi
circondata dai monti Consuono, Giancaldo e dalla frazione marinara
di Aspra . La località, tra il Seicento e il Settecento, fu meta
privilegiata delle famiglie nobili palermitane. Oggi si presenta
come una cittadina moderna e dinamica, dalle mille contraddizioni,
ma senza alcun dubbio dai connotati precisi e dalle molte
attrazioni per autentici viaggiatori.
Una visita in questo luogo è un viaggio a
ritroso alla scoperta delle radici della Sicilia, ma anche un
cammino nel presente, e forse nel futuro. Commercio,
agricoltura e pubblico impiego rimangono i principali
sbocchi occupazionali assieme alla piccola industria legata alla
trasformazione e alla conservazione dei prodotti agricoli:
pomodoro e limone in primo luogo. Gli acquisti si
concentrano soprattutto nel centro. Oltre all'abbigliamento, la
zona è frequentata per i negozi sportivi, quelli di arredamenti e
alimentari. La gelateria vale da sola una visita a
Bagheria.

Aspra, la borgata
marinara di Bagheria
Comodamente seduti ad un tavolino, nei bar
locali è possibile gustare una allettante brioches con gelato e
panna montata, una fresca granita al limone, o acquistare per
consumare a casa una squisita torta di gelato, panna e pan di
Spagna.
Rinomati sono anche i dolci tipici del
luogo, in particolare quelli con la ricotta, e la rosticceria:
gli arancini di riso con carne sono una vera e propria specialità.
Le pizzerie e i piccoli locali offrono menù a base di pesce appena
pescato e si presentano alternativi ai ristoranti classici,
frequentati soprattutto in occasione di banchetti e ricevimenti
nuziali.
A dispetto di una crisi generale che ha visto
scomparire gran parte delle botteghe artigianali, qui resistono
alcuni mestieri di un tempo, come quello della lavorazione
a mano della pietra di aspra , località marinara di Bagheria.
L'elemento che permise quella straordinaria fioritura di forme del
barocco cittadino viene utilizzato ancora oggi per le
ristrutturazioni dei vecchi palazzi. Bagheria ha anche una buona
tradizione di costruttori e decoratori di carretti, anche se oggi
confinata in un ambito puramente folcloristico.
C'è ancora chi dipinge i carretti siciliani
utilizzando i colori a base di olio di lino, dando vita ad un
arcobaleno di forme e toni forti che si intrecciano e si ripetono
sul legno scolpito. Le spallette laterali del carretto, "li
masciddara", ospitano i cosiddetti "quadri": un susseguirsi di
tradizioni rimaste impresse nel popolo bagherese, un numero
incredibile di ricordi della grande epopea cavalleresca e delle
canzoni "de gestes": Rolando a Rongisvalle", "L'Orlando furioso",
"Lo sbarco di Rodomonte in Francia", "Angelica a Parigi". Ma anche
immagini di santi, quadri ispirati al Vecchio testamento, scene di
caccia o di vita quotidiana, che rilevano, come disse Renato
Guttuso, "un gusto pittorico che esce dalla sfera artigiana".
La storia antica della città è in qualche modo
legata a quella della vicina Solunto, uno dei primi centri
fenici dell'isola, anche se fino alla prima metà del XVII secolo
Bagheria, intesa come centro abitato, ancora non esisteva. La
località era immersa tra vigneti, uliveti e piantagioni di canna
da zucchero che si estendevano a vista d'occhio. La campagna
ospitava solo qualche torre di guardia e alcune vecchie masserie.
Solo nel 1658 inizieranno i lavori di costruzione della prima
residenza ad opera del principe Giuseppe Branciforti. Coinvolto
nella congiuro antispagnola del 1649, il nobile palermitano scelse
l'esilio volontario costruendosi una villa-fortezza, edificio
attorno a cui si formerà il nuovo centro abitato.
Il luogo diverrà infatti presto meta di
villeggiatura preferita dai principi palermitani che
costruiranno le proprie residenze nobiliari fra la costa e i campi
coltivati. [vedi le ville]
Fu così che nacquero villa Valguarnera ,
la più sontuosa, edificata su di un poggio e dominante sui due
golfi in posizione molto panoramica; villa Palagonia , la
più famosa per i mostri e personaggi visionari in pietra arenaria;
villa Villarosa , con fronte a colonnato; villa Cutò , con
elegante loggia a cinque archi; villa Trabia, con un grande
parco. Bagheria diventò presto nota nel mondo per le ville
barocche. Una di queste residenze, villa Cattolica ,
ospita la galleria d'arie moderna, nata attorno ad una raccolta
donata dal bagherese Renato Guttuso, caposcuola del
realismo italiano. Sarebbe veramente difficile comprendere l'arte
di Guttuso senza fare riferimento alla sua terra natale, alla
storia, ai colorì e ai paesaggi siciliani. Era partito da Bagheria
inseguendo la propria vocazione per la pittura, quell'arte che
aveva imparato a conoscere all'interno di una bottega artigianale,
assistendo, non a caso, al lavoro dei decoratori di carretti
siciliani.

Opera di Guttuso esposta
a Villa Cattolica
A Bagheria è nato e vissuto anche Ignazio
Buttitta, il poeta che ha rinnovato dal profondo, nei suoi
contenuti e nel suo stile, la poesia dialettale del Novecento
legandola ai valori dell'impegno ed ai sentimenti di riscatto
morale del popolo siciliano. Cantore dell'uomo e della natura, con
un senso forte della sicilianità della cosmicità, l'intramontabile
"Omero di Bagheria" ha fatto scorrere la sua poesia, piena di
uccelli, di pesci, dì uomini, di terra illuminata dalla solarità
del mare e del cielo di Aspra, lungo questo scorcio di fine
millennio siciliano contrassegnandone in qualche modo le stagioni
culturali e letterarie più importanti, consegnandoci un linguaggio
limpido e sonoro, attraversato da tutti i fenomeni che hanno
trasformato i vernacoli siciliani e le parlate popolari in
dialetto moderno.
"Bagheria" è anche il titolo dì uno dei più bei
romanzi di Dacia Maraini. La scrittrice in questa città ha
trascorso gli anni dell'adolescenza e di tanto in tanto torna a
visitarla: "Girando lo sguardo verso il mare, noto con sollievo
che gli ulivi sono ancora lì, in massa, e hanno sempre lo stesso
colore cereo, argentato. Fra gli ulivi, in basso a destra, la
villa Spedalotto , con le sue colonne leggere, il suo
cortile assolato e sempre vuoto, il suo cancello chiuso".
La Maraini nel 1970 ambientò in una villa
barocca "L'amore coniugale", una trasposizione sullo
schermo dell'omonimo romanzo dì Alberto Moravia. E quasi venti
anni dopo, un altro regista locale, Giuseppe Tornatore,
conquisterà l'ambitissimo premio Oscar con un film ambientato nei
paesini della provincia palermitana: "Nuovo Cinema Paradiso".
Le chiese di Bagheria sono da visitare
sia per la loro architettura che per le opere d'arte custodite. La Matrice, costruita utilizzando pietra tufacea estratta
dalle vicine cave di Solanto, fu ultimata nel 1771. Al suo
interno, composto da un'unica navata, sono conservate preziose
opere d'arte quali un simulacro di San Giuseppe e un Crocifisso,
entrambi del XVII secolo, e una statua della Madonna del XIX
secolo. La chiesa del Santo Sepolcro venne realizzata nella
prima metà del Settecento. Suddivisa in tre navate, custodisce
alcune opere d'arte del secolo della fondazione e affreschi. Il
prospetto principale si presenta in stile neogotico. Anche la
chiesa delle "Anime Sante" venne edificata nel XVIII secolo.
L'interno è composto a tre navate, mentre la facciata è in chiaro
stile neonormanno. Al suo interno è custodita una statua lignea
dell'Immacolata di pregevole fattura.
* tratto dall'opuscolo della Provincia di
Palermo |
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