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Mi
capita spesso di pensare ai Campionati Mondiali di Calcio. Ci
penso e mi chiedo se sia stato sogno o realtà. Non è trascorso
tanto tempo, pochi mesi appena, eppure ho talvolta la
sensazione che quell'avventura, quei due mesi e più trascorsi
tra ritiro e partite, siano appartenuti ad un'altra vita. Ad
un altro Schillaci. E la conservo gelosamente nella mia
memoria, emozione su emozione, e la certezza che nessuno né
oggi né mai più potrà privarmi di questi ricordi, mi rende
estremamente felice. Mi aiuta a superare i momenti difficili
che ogni calciatore può attraversare, soprattutto uno come me
da cui ci si attende sempre il massimo.Inutile spiegare che
il Campionato Mondiale di Calcio ha cambiato profondamente la
mia vita. Appena un anno prima dalla partita con l'Austria
(ricordate? il gol di testa a pochi minuti dalla fine) stavo
ancora nel Messina, ero un buon giocatore di B ma tutti ed io
compreso si chiedevano se Schillaci avesse avuto la stoffa per
sfondare anche in A. In un anno mi è accaduto di tutto: prima
il passaggio alla Juve (che per un giocatore è il massimo a
cui aspirare), poi la Nazionale ed il titolo di capocannoniere
ai Mondiali. Roba da far girare la testa, insomma da montarsi.
Non voglio essere presuntuoso, ma oggi posso dire che
nonostante tutto sono rimasto me stesso. Con i miei pregi e
miei difetti; Totò Schillaci, di Palermo.
Ed a Palermo ho pensato molto durante i Mondiali. Non è
retorica, vi assicuro, per un siciliano è impossibile
dimenticare la propria terra. Una terra non sempre generosa ma
carica di affetti e di passioni come nessun'altra. Forse anche
in modo esagerato, una passione che ti prende e non ti lascia
più, una passione struggente come la nostalgia, forte come la
rabbia e la voglia di emergere che mi sono sempre portato
addosso, come la tenacia che mi ha condotto dalle stradine del
Cep all'Olimpico. Ho pensato molto a Palermo, al Cep, dove i
miei genitori raccontavano al telefono che la città intera
si recava ad esultare dopo ogni partita grazie ai miei gol, ai
miei amici d'infanzia, a mia moglie Rita ed al piccolo Mattia
che è nato proprio durante i Mondiali. Ma pensavo anche a
Messina (dove ho lasciato una fetta del mio cuore), ai tifosi
giallorossi ed a Ciccio Curò, il massaggiatore della società
giallorossa che mi ha aiutato come avrebbe fatto mio padre. A
tutti loro ho pensato principalmente durante i Mondiali ed a
loro ho dedicato idealmente ogni mio gol.
Parlare del Mondiale mi mette i brividi e forse anche un pò di
paura. Paura di svegliarsi e scoprire che quei sei gol iridati
sono solo frutto della mia fantasia. Però, a pensarci bene,
certe emozioni sono state troppo forti, si sono scolpite
talmente a fondo nel mio animo da escludere che non le abbia
davvero vissute. A cominciare dalla felicità per la
convocazione, che fino agli ultimi giorni era tutt'altro che
certa. Poi l'arrivo a Coverciano e gli insulti dei tifosi
della Fiorentina. Erano i giorni del passaggio di Baggio alla
Juve e non so bene perché fui quasi considerato il principale
responsabile del fatto. Brutti giorni. Ritrovammo la pace a
Marino, dove ci preparammo bene per il debutto. Il resto lo
sapete. Con i miei gol vinsi la diffidenza di tutti, ma penso
che fu piuttosto la mia grinta, la semplice rabbia del mio
sguardo - uno sguardo che solo un ragazzo del sud può avere -
a conquistare l'Italia del calcio. Solo dopo la fine dei
Mondiali, leggendo a mente fredda i giornali, mi sono reso
conto di quanto ero diventato importante in quei giorni, di
quanto furono importanti quei gol per un'intero Paese che per
un mese o quasi dimenticò ogni problema e visse solo di
calcio.
In tutto questo un solo rimpianto. Non essere riuscito a
vincere il titolo mondiale. C'eravamo quasi ad un passo,
giocavamo forse il miglior calcio del mondo e siamo andati
fuori dopo la lotteria dei rigori in una partita che avremmo
meritato certamente di vincere. Quella partita con l'Argentina
non la dimenticherò mai, d'un colpo mi sembrò
che tutti i gol segnati fino a quel momento non valessero
nulla. E tutt'oggi sarei disposto a rinunciarvi in cambio del
titolo di Campione del Mondo. Non so se giocherò i prossimi
Mondiali, certamente non mi capiterà più di giocare un
Mondiale in Italia. Anche a questo penso spesso.
f.to Totò Schillaci |