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 Sicily virtual tour !

Siracusa, culla della grecità

Le tappe del percorso:
Brucoli, Siracusa, Sortino, Porta di Pantalica, Palazzolo Acreide, Buscemi, Grammichele, Caltagirone, Mineo, Palagonia, Scordia, Lentini

BRUCOLI (AUGUSTA-SR) 

Borgo di pescatori attestato su un porto-canale di splendida bellezza, la sua formazione risale all'epoca medievale. È presidiato dalla Torre bastionata, dal Castello posto all'estremità della penisola, costruito tra il 1462 ed il 1467 dal Governatore della Camera Reginale Giovanni Cabastida. L'edifìcio è stato recentemente restaurato.

Al centro della collina della Gisira, vicino alla costa, sì erge il Santuario della Madonna Adonai, sorto alla fine del XVII sec. su un oratorio rupestre del II sec. d.C.. Per lungo tempo abbandonato, è stato riaperto al culto e il 5 agosto se ne celebra la festa.


SIRACUSA

Le origini greche della città sono databili al 734 a.C. e già nel V sec. a.C. Siracusa estende la sua influenza politico-militare un po' dovunqe nel Mediterraneo in cui da origine a numerose città come Akre, Casmene, Kamarìna, Ancona, Lissa e Corcira. Per secoli costituirà un poderoso baluardo della grecita contri i Cartaginesi, gli Etruschi e i Romani che solo con l'inganno potranno espugnarla nel 212 a.C. Gli artisti siracusani Evénetoe Cimone coniarono le più belle monete del mondo antico, i decadrammi. Siracusa fu la patria di Epicarmo, l'inventore della commedia; di Agàtocle che per primo tentò l'unificazione delle regioni meridionali d'Italia e fu anche la patria del grande Archimede, Con gli Arabi perderà per sempre (878 d.C.) la sua funzione di capitale dell'Isola ma continuerà a dare validi contributi alla cultura europea con il più grande poeta arabo in Sicilia, Ibn Hamdis. Il nucleo della vecchia città sorge sull'isola di Ortigia collegata, oggi, alla terraferma da un ponte che delimita due insenature, il Porto Pìccolo e il Porto Grande.

Da visitare: Isola di Ortigia, le rovine del Tempio di Apollo, il Duomo, le Catacombe, il Museo Nazionale, la Fontana Aretusa, il Teatro Greco, le Latomie, l'Ara di Gerone, il Castello di Eurialo (a 8 km. da Siracusa).

Il Fiume Ciane ed il Papiro. Ciane, ninfa di Siracusa, tentò invano d'impedire il rapimento di Proserpina da parte di Fiutone, signore dell'Ade. Come punizione fu trasformata in fiume...; ma qualcuno afferma che fossero le lacrime della sconsolata Ciane a formare il corso d'acqua. Lungo le sponde del Ciane, nei dintorni di Siracusa, cresce ancora spontaneamente il papiro, con i suoi cespi alti fino a 3-4 metri e altrove ormai estinto. Il Ciane è un breve fiume le cui acque sgorgano dalle sorgenti di Fisima e Pìsimotta e sfocia dopo soli otto chilometri nel porto di Siracusa. In passato tutta questa area era acquitrinosa; qui si estendevano le paludi di Lisimelie che dopo opere dì bonìfica han-nao ceduto il posto a fertili zone agricole. Dell'area, visitabile a piedi o in barca, fanno parte anche le vecchie saline oggi abbandonate.

Le saline. Le saline di Siracusa si estendono per circa 50 ettari; furono installate all'inizio del '600 e da allora hanno prodotto sale marino fino al loro abbandono ai primi degli anni '80. Oggi è previsto il loro parziale riprìstino per conservare, anche se a solo scopo didattico, una testimonianza di una tìpica tradizione siciliana ormai quasi scomparsa. Le saline sì osservano bene dall'area antistante il faro: l'acqua che le riempie è, ormai, solo quella piovana e nei mesi estivi la zona è spesso totalmente asciutta. In detto periodo si possono osservare il reticolo di argini in pietra o in terra ed i canali con i resti delle vecchie chiuse in legno che mettevano in comunicazione fra loro i diversi ambienti, permettendo la distribuzione dell'acqua marina ai diversi settori della salina fino alle cosiddette casedde, le vasche quadrate vicino al mare. Qui il sale veniva raccolto e conservato in cumuli protetti da tegole o custodito nel vasto magazzino a pochi metri dal faro. Oggi le saline sono, soprattutto, un luogo privilegiato per l'osservazione degli uccelli acquatici. Dalla punta rocciosa su cui sorge il Faro e lungo il percorso indicato si possono osservare facilmente, soprattutto d'inverno, da novembre a marzo, gli uccelli presenti quali folaghe, anatre, fenicotteri, cigni reali, falchi di palude, cormorani e gabbiani mentre in primavera si possono ammirare gli aironi cenerini, le bianchissime garzette, le curiose spatole dal becco a cucchiaio, l'ibis mignattaio nonché il cavaliere d'Italia nel mese di aprile.


SORTINO (SR)

Porta di Pantalica. Fra i Monti Iblei, adagiata sul colle Aita (438 m) e circondata da profonde vallate, si trova Sortino, tesoro di storia, bellezze naturali ed architettoniche, nel cui territorio insistono la Valle dell'Anapo, del Calcinara e la necropoli di Pantalica (XIII-VIII sec. a.C.).

Nei registri angioini, all'anno 1277 si trova la prima menzione storica di Sortino, indicato come casale appartenente a Giovanni de Lentino. Divenuto feudo intorno al XIV secolo, venne assegnato alla famìglia Modica e, successivamente, agli Eredia. Questi ultimi nel 1477 vendettero la baronìa al mercante pisano Guidone Caetano che la tenne fino al 1822. L'antico centro sorgeva nella valle del fiume Cicciosa era diviso in sei quartieri con abitazioni ricavate da aperture naturali delle rocce a cui si aggiungeva una parte anteriore in muratura. Il terremoto del 1693 distrus-se totalmente l'antico sito. Alla ricostruzione, più a monte, contribuì generosamente la famiglia Caetano. Il forte sentimento religioso spinse i sorti-nesi ad awiare numerose opere di costruzione e ristrutturazione di chiese e conventi secondo lo stile dell'epoca, il Barocco che rimane, ancora oggi, la caratteristica dominante del patrimonio architettonico di Sortino.

Da visitare: chiesa di S. Sofia (XV sec.), Chiesa Madre, Chiesa della Natività di Maria e Monastero di Montevergine, Convento e Chiesa dei PP. Cappuccini, Chiesa di S. Pietro, Chiesa del Purgatorio, i Palazzi Rigazzi Leopoldo, Parlato Tartaglia, Municipale, Musco, Rigazzi Mariano, Mariano Matera Valguarnera, Valguarnera, Sortìno-Serges.

Da visitare nei dintorni: Pantalica e la Valle dell'Anapo

Pantalica. Lantica Erbesso, o Hybla secondo alcuni, costituisce una eccezionale testimonianza dell'Età del Bronzo sviluppatasi dal XIII alI'VIII sec. a.C., serrata tra le Valli dell'Anapo e del Calcinara. Sorge a pochi chilometri da Sortino in un'area di eccezionale bellezza e di grande interesse naturalistico, storico ed archeologico. È come uno scrigno aperto che conserva, ancora, straordinarie testimonianze del passato. Isolata dalle alture vicine per mezzo di profonde vallate determinate dalle acque dei fiumi Calcinara e Anapo, è collegata ai monti circostanti dalla Sella di Filiporto. L'insediamento umano si ebbe intorno al XIII sec. a.C. quando gli abitanti della costa orientale, pressati dall'invasione di siculi ed ausoni, si ritirarono verso l'interno su alture accidentate ed inaccessibili. Dell'insediamento rupestre restano circa 7000 tombe a grotticella scavate nella roccia delle quali alcune (circa 5000) sono vere e proprie tombe preistoriche mentre quelle più grandi, i cosiddetti cameroni, sono abitazioni di età bizantina. La cultura di Pantalica risentì largamente dell'influsso egeo-miceneo come è riscontrabile nei vari oggetti ritrovati nelle tombe (oggetti custoditi presso il museo di Sìracusa) e nei resti dell'unico edificio riportato finora alla luce, YAnaktoron o Palazzo del Principe, posto in posizione particolarmente favorevole, sul settore meridionale dell'altopiano. Ledificio, di cui si conservano soltanto due filari, fu costruito con tecnica megalitica, con grossi massi sovrapposti secondo lo stile miceneo. Al periodo bizantino risalgono i resti di quattro villaggi rupestri e di tré chiesette. Il primo villaggio è caratterizzato dalla Grotta dell'Oratorio del Crocifisso in cui è possibile vedere i resti dì affreschi raffiguranti la Crocifissione e San Nicola; il secondo villaggio si trova all'inizio della necropoli di Gavetta, nel lato est dell'altipiano, e presenta 350 tombe e 70 abitazioni; il terzo villaggio si trova a sud di Pantalica ed ha per centro religioso i'Oratorìodi San Nicolicchio realizzato utilizzando ambienti preesistenti abbelliti di affreschi e scritte, di cui sono visibili soltanto frammenti di figure identifìcabili in Sant'Elena e S. Stefano; il quarto villaggio, il principale, si trova all'estremità occidentale presso l'ingresso di Filiporto ed è composto da più di 150 abitazioni a più stanze e da una chie-setta denominata S. Micidiario, ricca al suo interno di affreschi deteriorati dal tempo.

La Valle dell'Anapo. Riserva naturale di grande interesse, costituisce l'espressione di un fenomeno carsico prodotto dalla lenta erosione delle acque di fiumi e torrenti che nel corso di varie ere geologiche hanno formato queste profonde gole o cave. Percorrere la Valle a piedi è una esperienza che vale la pena di effettuare per godersi al meglio lo spettacolo offerto dalle bellezze naturali che la contrassegnano in un percorso che si sviluppa per circa 13 chilometri tra i tipici platani orientali, pioppi neri e bianchi, salici ed un ricco ed odoroso sottobosco. Ma è possibile percorrerla anche con i pulmini che fanno la spola tra il bivio Càssaro-Ferla e Fusco, sulla strada che da Solarino porta a Sortine. La Valle rimase incontaminata fino al 1915 quando iniziarono i lavori per la costruzione del tracciato ferroviario Siracusa-Ragusa-Vizzìni. Disattivata nel 1956, di essa rimangono le stazioni, i caselli e sporadici caseggiati rurali ben integrati nel paesaggio che, col tempo, è ritornato al suo status primitivo riacquistando l'originario equilibrio ambientale. Merita una visita la stazione di Pantalica e, in particolar modo, la grande Masseria Specchi, tipica costruzione rurale. Percorrere la Valle dell'Anapo è come compiere un viaggio indietro nel tempo immersi in una natura incontaminata, in un magico silenzio rotto solo dal canto dell'acqua che scorre nel fiume. Numerosi apiari rustici, impiantati da epoca immemorabile nella valle, hanno consentito lo sviluppo dell'apicultura con una notevole produzione di ottimo miele.


PALAZZOLO ACREIDE (SR)

Palazzolo Acreide/Akral. Subcolonia siracusana, fu fondata come avamposto militare nel 664 a.C. sulla sommità di un'alta collina del monte Lauro. Dopo la sua fondazione Akrai fu coinvolta nelle guerre siracusane e decadde sotto i Romani. Prima della fondazione della città, la zona fu abitata durante il paleolitico superiore (fino a 20.000-10.000 anni a.C.). I resti monumentali più importanti sono il Teatro (III sec. a.C.), il Bouleuterion (luogo di riunione del Consiglio), due latomie ad est del Teatro, i Santoni (12 sculture rupestri). Le prime notizie dell'attuale centro si risalgono al XII secolo quando comparve con il nome dì Placeolum in una bolla papale del 1169. Semidistrutta dal terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale, venne subito ricostruita trovando nello stile barocco l'omogeneità architettonica più significativa.

Da visitare: la Chiesa Madre, la Chiesa dell'Annunziata, la Chiesa di S. Sebastiano, la Chiesa di S. Paolo. Particolarmente interessante è la Casa-Museo fondata da Antonino Uccello; in essa sono raccolti i vecchi attrezzi e gli utensili della vita contadina, Museo Macina del Grano.

Il Mulino ad acqua di S. Lucia (Museo della Macina del Grano) Ubicato nella Valle dei Mulini è il quarto di una serie di mulini che venivano messi in movimento dalle acque del torrente Purbella. La sua presenza viene attestata fin dal XVI sec. Si conserva ancora integro nelle sue parti, immerso in una valle incontaminata adombrata da querce e noci, animata solo dallo scorrere delle acque del torrente che lo lambiscono e dalla fauna che popola il suo territorio. Nei suoi ambienti è stato allestito, per consentire una lettura tecnica e storica del mulino ad acqua, il Museo della Macina del Grano in cui viene illustrata l'evoluzione avvenuta nella tecnica di macinazione dei cereali (dalla preistoria fino alla utilizzazione dell'energia idraulica), il lavoro e la maestria dei mugnai. Il documentario "Mulino ad acqua in Sicilia. Tecnica e lavoro", consente ai visitatori di avere una chiara comprensione degli elementi tecnici, facendoli vedere nella loro funzionalità, e dei lavori inerenti l'attività molitoria.


BUSCEMI (SR)

È un piccolo paese dell'Altipiano Ibleo, situato a 761 metri slm. Abbarbicato su una collinetta, si configura come un grande teatro naturale che domina la Valle dell'Anapo, circondato dalle testimonianze dell'antica Akrai, di Casmene e della Necropoli di Pantalica. Le radici stori-che di Buscemi affondano nella preistoria della civiltà umana. Dalla tarda età del bronzo fino al V-VI sec. d.C.non si sa nulla del primitivo agglomerato. Può solo dirsi che le tracce della presenza umana, nei siti archeologici che lo circondano, non vanno oltre il periodo bizantino e cioè oltre il periodo in cui si ha il formarsi di un grosso agglomerato trogloditico sul versante dov'è situata l'odierna Buscemi, determinando l'origine del sito. Le prime notizie storiche si hanno nel periodo arabo con il nome di dal' at Abi Samah. Successivamente lo si trova citato con il nome di Buxema, Bussema e Buscema. Il processo di ricostruzione dopo il terremoto del 1693, avvenuto nello stesso sito, segnò l'inizio della Buscami contemporanea con gli interessanti esempi dì architettura barocca, religiosa e civile.

Buscemi, paese-Museo. A Buscemi, a differenza di tantissimi altri paesi, il legame con il passato e la cultura popolare non si è spezzato grazie alla realizzazione nel 1988 di un itinerario etnoantropologico nel centro dell'abitato che gli ha conferito la singolare e importante immagine di paese-museo. Il Museo, concepito fin dal suo nascere come testimonianza diretta e concreta della vita e del mondo del lavoro delle genti iblee, attraverso la riproposìzione delle autentiche strutture abitative e di lavoro musealizzate nello stesso luogo, costituisce museograficamente, un esempio unico in Sicilia.

Da visitare: una statua dell'Addolorata di F. Quattrocchi (1732) nella Chiesa Madre, la chiesa di S. Antonio da Padova, la chiesa di S. Giacomo, i ruderi della città greca di Casmene, l'Eremo dì Fra' Giuseppe, la chiesa rupestre di S. Pietro (V sec. d.C.).


GRAMMICHELE (CT)

La città fu fondata dopo il terremoto del 1693 quando gli abitanti della vicina Occhiala, distrutta dal sisma, si trasferirono su questo altopiano dei Monti Caronia, a 521 m. s.l.m. A ricostruire l'abitato con l'attuale denominazione, sulla collina Piano degli Asfodeli, prowide il principe Carlo Maria Carafa Branciforte di Bufera e di Roccella. Una lapide sul frontone del Municipio ricorda il disastroso evento sismico: Nel 1693 i rimasti della terra d'OchuIa questo altipiano vennero ad abitare. La pianta a forma esagonale era stata disegnata dall'architetto Michele da Feria per volontà del principe di Bufera. Loriginale forma trae ispirazione dallo schema geometrico della Fortezza di Palmanova del Friuli. Al centro si trova una grande piazza attraversata da tré strade principali che creano sei settori e sei piazze più piccole. Le altre vie si sviluppano seguendo un sistema radiale concentrico che conferisce la forma esagonale all'intero abitato. Per questa sua caratteristica è fatta oggetto di studio presso numerose facoltà di architettura del mondo. Le radici storiche di Grammichele affondano nell'era neolitica e proseguono nelle successive epoche sicula, greco-arcaica, romana, bizantina e medievale. L'antica Eketla è stata trovata ai piedi del comlesso collinare Terravecchia-Occhiolà-Poggio dell'Aquila, a nord dell'attuale Grammichele. Gli scavi finora condotti hanno portato alla luce una necropoli siculo-greca in contrada Poggio dell'Aquila e un sito greco-indigeno in contrada Terravecchia oltre alla necropoli del Mulino della Badia.

Da visitare: la Chiesa Madre, il Crocifisso ligneo del '600, a grandezza naturale, proveniente dalla distrutta Occhiolà e conservato nella chiesa di S. Leonardo; il Santuario della Madonna del Piano. Le zone archeologiche da visitare si trovano al Poggio dell'Aquila e in contrada Terravecchia; quest'ultima custodisce la necropoli del Mulino della Badia ed i resti della misteriosa città di Eketla.


CALTAGIRONE (CT)

Città di origine preistorica, fu interamente distrutta dal terremoto del 1693. La ricostruzione le diede un nuovo volto d'ispirazione barocca. Caratteristica di Calfagirone è la tipica produzione di ceramiche artistiche, un'attività già fiorente nel periodo arabo grazie allo sfruttamento delle abbondanti argille locali. Dal 1965 è sede del Museo Regionale della Ceramica. Una produzione artigianale molto antica è costituita dai fischietti in terracotta con calchi e tecniche vecchie dì più generazioni. Coloratissimi davanti e bianchi sul retro, sono a forma di soldati, preti, cavalieri, madonne e animali mitologici. Uno dei più divertenti è quello a forma d'uccello contenuto in una vaschetta. Riempitela d'acqua e soffiateci dentro: ne uscirà il canto purissimo dell'usignolo.

Da visitare: Chiesa di Santa Maria del Monte con facciata di linea tardo-cinquecentesca, situata al termine dell'omonima Scala che, composta da 143 gradini con alzata rivestita in piastrelle in maiolica decorata, ogni anno, per la festa dì S. Giacomo (24 luglio), viene illuminata da 4.000 lumiere disposte lungo i gradini creando uno spettacolo di straordinaria suggestione; Chiesa di S. Francesco d'Assisi in forme festosamente barocche; Chiesa di S. Pietro con facciata goti-cheggiante stretta fra due campanili e rivestita in maiolica azzurra, verde e gialla; Chiesa di S. Giorgio che conserva il più antico dipinto fiammingo presente in Sicilia, rappresentante il Mistero della Trinità attribuito a Roger van der Weyden; Chiesa di S. Giacomo con all'interno un elegante portale policromo con sovrastante medaglione in marmo WAnnunciazione, opera del Gaginì: S. Maria del Gesù con statua della Madonna della Catena, squisita opera di A. Gagini; la Chiesa di S. Bonaventura; il Ponte di S. Francesco (1626/1666); i Musei Civici; la Villa Favitta in stile liberty, Villa Chiarandà-Jacona della Motta con elegante scalone d'ingresso a doppia rampa, Villa Gravina in stile liberty con torre-belvedere, le Necropoli del territorio, il Cimitero monumentale in stile neogotico, l'edificio delle Officine Elettriche dell'architetto Ernesto Basile, costituisce un compiuto esempio di architettura industriale di questo secolo.


MINEO (CT)

Città-presepe, Mineo è un piccolo gioiello adagiato su due colline che dominano una pianura odorosa di zagara. Il centro urbano, dall'impianto medievale, è attraversato da stradine e vicoli che ne ricamano il tessuto aprendosi, come per incanto, a suggestivi cortili interni impreziositi da artìstici ballatoi.

Le sue origini sono antichissime come dimostra il ritrovamento, in località Palikè, di strumenti litici risalenti al X millennio a.C. Ma le numerose stazioni archeologiche rinvenute nel suo territorio dimostrano che il sito fu abitato anche nei secoli successivi. Durante la colonizzazione greca Mineo prese il nome di Menanion divenendo, per essere al centro di comunicazione e di commercio tra le zone di Catania e di Gela, la capitale della Lega Sicilia di Ducezio che comprendeva, oltre agli stanziamenti sul colle di Mineo, sul Monte Catalfaro, sul Piano del Bosco, anche i centri di Trinakrie, Erice, Palikè, Machalla, Maktorion, Murgentium, Rocca, Gatto, etc... Mineo diede i natali al siculo Ducezio che regnò nella cosiddetta Valle dei Margi. Per difendersi dall'egemonia greca di Siracusa questi fortificò la città dotandola dì mura di cinta di cui restano imponenti ruderi. I greci vi innalzarono un tempio al dio sole mentre nel periodo romano, nel 261 d.C., vi giunsero le spoglie dì Sant'Agrippina, patrona di Mineo. Gli arabi vi introdussero la coltura degli agrumi; i normanni trasformarono il ridotto fortificato voluto da Ducezio in un castello. Il sisma del 1693 danneggiò gravemente la città la cui ricostruzione impegnò più di cento anni.

Da visitare: il centro storico, la chiesa di S. Maria Maggiore, la chiesa di Santa Agrippina, la chiesa di S. Pietro, la chiesa e Badia di S. Maria degli Angeli.


PALAGONIA (CT)

Ridente e laboriosa cittadina della Piana di Catania, Palagonia fonda gran parte della sua economia sulla coltivazione degli agrumi. Le coltivazioni di queste piante caratterizzano anche il paesaggio ed i dintorni del paese. La città, di origine normanna, sorge su un sito abitato sin da epoche più remote come si evince dai ritrovamenti archeologici della zona. Non lontano dal centro abitato sorge l'interessante Eremo di Santa Febronìa, protettrice del paese. La costruzione di natura rupestre risale al VI-VII secolo. L'edificio è costituito da un vano di m. 9x6 con le pareti ricavate dalla roccia. All'interno, nell'abside, si trova un interessante affresco bizantino. Altri affreschi si possono osservare lungo altre pareti ma sono difficilmente distinguibili a causa dello stato di abbandono dell'Eremo.

Da visitare: il centro storico, la Chiesa Madre dedicata a S. Febronia.


SCORDIA (CT)

Benvenuti a Scordia città delle più dolci arance del mondo. Così recitava un vecchio cartello posto all'ingresso del paese. Scordia è una cittadina della provincia catanese immersa nel verde degli aranceti dell'estremità meridionale della Piana di Catania, alle falde settentrionali dei Monti Iblei. E solo in questa zona compresa dal quadrilatero Scordia, Palagonia, Lentini, Francofonte maturano le dolcissime arance a polpa rossa vanto ed orgoglio dell'agricoltura siciliana.

Il paese, già abitato in età preistorica ed in epoca romana, deve la sua fondazione al prìncipe Antonio Branciforte di Trabia che nel 1628, ricevuto in dote dalla moglie Giuseppina Campulo il Casale di Scordia Sottana, ne incrementa l'economia e lo sviluppo civile e sociale mentre, per volere del rè di Spagna Filippo IV, viene nominato 1° principe di Scordia.

Le origini preistoriche del sito sono documentate dalla presenza di antichissimi insediamenti siculi (IX-VIII sec. a.C.) e dalla presenza di numerose grotte artificiali nella zona Cava (fra tutte spicca la caratteristica Grotta del Drago costituita da due piani collegati da una scala interna scavata nella roccia).

Da visitare: la Chiesa Madre, la chiesa di S. Antonio da Padova, la chiesa di S. Maria Maggiore.


LENTINI (SR)

Abitata dai siculi della mitica Xuthia fondata, secondo Diodoro Siculo, da Xuthos discendente dal rè Liparo, Lentini fu costruita da una colonia di calcidesi di Naxos, nel 729 a.C., sul Monte San Mauro dove in precedenza esisteva un villaggio sìculo.

Successivamente, risultando la zona troppo angusta, fu allargata fino a comprendere la Meta Piccola e la Vallata con la conseguenza della edificazione di una nuova cinta muraria. Famosa nell'antichità per la ricchezza della produzione cerealicola, fu sconfitta da Siracusa (nel 415-413 a.C.) dopo una secolare lotta nonostante l'intervento degli ateniesi chiamati dal filosofo Gorgia. Occupata dai romani nel 214 a.C. entrò in crisi per poi risorgere nel medioevo quando fu una delle più importanti città demaniali. Distrutta dal terremoto del 1693 e successivamente ricostruita è, oggi, uno dei più importanti centri produttori di agrumi.

Da visitare: la chiesa di S. Maria La Cava e Sant'Alfio, Palazzo Scammacca, il quartiere medievale dì San Paolo, i ruderi del Castellacelo, le Grotte del Crocifisso, i ruderi di Leontinoi.

Il Parco archeologico di Leontinoi
Individuato nella Valle di San Mauro nel 1728, si trova fuori dall'odierno abitato. A meno dì 500 si può visitare la parte sud dell'importante colonia greca da cui si dipartono le imponenti muraglie dell'acropoli con uno sviluppo a tenaglia (VII, V, III sec. a.C.). Appena fuori la Porta di Siracusa sì notano una serie di tombe monumentali a forma piramidale del perìodo ellenistico.

Degne di essere visitate all'interno della cinta muraria sono le cosiddette Grotte di San Mauro dove ancora esiste nelle pareti qualche affresco bizantino. La presenza della stirpe sicula è testimoniata dalle tracce di capanne preistoriche e di grotte nel colle della Metapiccola.


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