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 Parchi e riserve in Sicilia

 

 

 

Bosco di Aglisotto, Pioppo (Palermo)

ID: 19
Denominazione Riserva: Riserva Naturale Orientata "Monte Capodarso e valle dell’Imera Meridionale"
Provincia: CALTANISSETTA
Ente Gestore: Italia Nostra
Sede Riserva: Via Conte Testasecca, 44 93100 Caltanissetta
Tel / fax: tel 0934541722 fax 0934542677
e-Mail: riservaimera@infoservizi.it
web: www.riservaimera.it
Direttore: Prof. Edoardo Bartototta
Referente:  
Descrizione: Testi di Valerio Cimino (WWF) - La riserva naturale di Monte Capodarso e della valle dell'Imera meridionale è, nel progetto, una delle più estese della provincia. La zona presenta varie componenti eterogenee fra loro ma fisicamente e culturalmente collegate dal fiume Imera meridionale (o Salso). Nel comprensorio troviamo innanzitutto vari ecosistemi, quindi miniere, zone archeologiche, masserie. La prima cosa che colpisce chi arriva nella valle è lo stupendo paesaggio che ha come punto focale il fiume. Questo, in alcuni tratti, è incassato tra pareti calcaree mentre in altri è circondato da colline che degradano dolcemente. Ad est del fiume si estende il territorio della provincia di Enna. La Fauna L'ambiente naturale e agricolo della valle presenta differenti ecosistemi che vanno dai boschi di Pino ed Eucalipto alle pareti rocciose coperte dai radi cespugli delle essenze tipiche della macchia mediterranea, dall'alveo del fiume alle coltivazioni di pistacchi, olivi e mandorli. Il fiume ha un regime quasi torrentizio, così come altri fiumi della Sicilia. I greti disseccati sono preferiti dall'Occhione e dal Corriere piccolo che vi nidificano. I canneti, invece, ospitano i nidi della Cannaiola, del Cannareccione e del Tarabusino mentre di notte accolgono anche Rondini e Storni. Il fiume è il territorio di caccia del Martin pescatore mentre sui monti Sabucina e Capodarso nidificano il Culbianco e la Monachella. E' presente anche il raro Piviere tortolino. Il Barbagianni e l'Allocco sono gli inquilini dei casolari diroccati e degli anfratti rocciosi. Altri rapaci notturni presenti sono l'Assiolo e la Civetta. Presente nella zona la rarissima Aquila del Bonelli. Altri rapaci nidificanti nella valle sono la Poiana, il Gheppio (il più piccolo fra i falchi), il Nibbio reale, il Lanario, il Pellegrino ed il Grillaio. Sono stati osservati anche l'Aquila minore, un rapace migratore, ed il falco pescatore, ambedue poco comuni. Nella zona sono presenti circa 150 specie di uccelli di cui almeno 60 nidificanti. La valle dell'Imera meridionale riveste una certa importanza quale rotta migratoria: durante le migrazioni primaverili ed autunnali è percorsa da contingenti notevoli di avifauna di passo. Tra gli uccelli migratori ricordiamo gli Aironi, le Garzette, i Falchi di palude, i Limicoli, le Gru, le Albanelle, i Falchi pecchiaioli e svariati passeriformi. Tra i mammiferi presenti nell'area ricordiamo il raro Gatto selvatico che si rifugia nelle aree boschive, l'Istrice, il Riccio, la Donnola, il Coniglio selvatico e la Volpe. Nelle acque salate del fiume vive anche la Testuggine palustre che, purtroppo, è in forte diminuzione a causa dell'inquinamento e della presenza umana. Raggiunge la maturità sessuale a 12-13 anni nel maschio ed a 15-20 nella femmina. Un rettile presente nella zona, seppur raro, è il Colubro di Esculapio o Saettone. E' un serpente innocuo che può raggiungere anche i due metri di lunghezza e che preferisce le zone aride e soleggiate. Riesce ad arrampicarsi sugli alberi e si nutre di micromammiferi. La Flora La flora presenta aspetti diversi a secondo degli ambienti, ma nel complesso può essere ricondotta a quella caratteristica del bacino del Mediterraneo. Vi sono ampie estensioni a vegetazione steppica ricche di specie tipiche come le Euforbie (Euphorbia biglandulosa ed Euphorbia characias), il Tagliamani detto in dialetto "disa", il Finocchio selvatico, l'Assenzio, la Ferula comune, la Scilla e zone a macchia costituita da Leccio, Oleastro, Lentisco, Terebinto, etc. Nel periodo invernale fiorisce la Barlia, un'orchidea dalla vistosa infiorescenza violacea; lo Spazzaforno, arbusto dai piccoli fiori bianco-giallastri raccolti in infiorescenza; il Giaggiolo bulboso; il Giaggiolo siciliano; la Bellavedova; il Colchico, una liliacea dai fiori violetti, etc. In primavera il paesaggio è un susseguirsi di colori. Meritano un cenno particolare le orchidee spontanee, presenti con un gran numero di specie come la Ofride fior di vespa, dal grande labello rosa; la Serapide; la Ophrys speculum; la Oprhys sphegodes panormitana, rara ed endemica della Sicilia; l'Ofride giallo e l'Ofride scuro insieme al loro ibrido (Ophrys galilea murbeckii); l'Orchis brancifortii, dai piccoli fiori rosa-violacei ed altre. Tra le zone più belle segnaliamo M. Sabucina e le creste calcarenitiche di M. Capodarso, alcuni tratti del fiume Morello, Isola dei Cuti, Monte dei Drasi, la Muculufa, Piano dei Meloni. Conclusioni e proposte Questo patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico merita di essere preservato e valorizzato in un ampio Parco Territoriale che tuteli tutti questi aspetti e promuova il turismo. Alcuni anni fa la Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Agrigento ha presentato una "Proposta di Istituzione del Parco dell'Imera" che ne amplia i confini a tutto l'alveo del fiume, da Ponte Cinque Archi a Licata, comprendendo le zone limitrofe (fiume Morello e invaso di Villarosa) ed interessando le province di Enna Agrigento e Caltanissetta. Recentemente la Provincia Regionale di Caltanissetta ha realizzato uno studio (Studio di fattibilità e progettazione per la realizzazione del Parco extraurbano dell'Imera - Sabucina - Turolifi) su di un'area più limitata e coincidente solo in piccola parte con l'area indicata dalla Regione quale Riserva Naturale. Si tratta di un lavoro complesso che propone la costitzione di un parco extraurbano con le relative strutture di fruizione che ben si inserisce nell'area limitrofa alla riserva naturale. Le priorità per la salvaguardia dell'ecosistema è l'eliminazione degli scarichi inquinanti che vengono immessi nel Salso e nei suoi affluenti nonché la chiusura delle cave di ghiaia e di pietra che stanno irrimediabilmente danneggiando il territorio.

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