Una triste ricorrenza...
di Lucia Rocca
Sono passati pochi giorni dall’anniversario della morte
di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ma il ricordo di quei giorni è
rimasto indelebile nella mia mente.
Quando è avvenuto il primo attentato mi trovavo a
Piazza Politeama poiché avevo portato mio figlio a teatro per una
rappresentazione teatrale organizzata dalla scuola elementare che
frequentava. Un via vai di polizia e carabinieri e le facce tirate di
alcuni addetti alla sicurezza cominciarono ad insospettirmi mentre pian
piano sottovoce si parlava di un attentato e si cominciava a fare il nome
di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta.
Non si sapeva ancora nulla di quanto avrei poi visto in
televisione. Sgomento, paura, stati d’animo contrastanti. Da una parte la
consapevolezza che niente avrei potuto fare contro un potere occulto e
così organizzato dall’altra la voglia di reagire fare qualcosa, cambiare
lo stato delle cose. E allora ripensi a quando studentessa liceale con la
forza dei tuoi giovani anni avresti cambiato il mondo dalle ingiustizie e
dai soprusi e ti rendi conto man mano che vai avanti negli anni che la
realtà in cui vivi è lontana da quei sogni di giustizia e libertà che
erano alla base del tuo credo.
Una cosa però mi sono sforzata di fare sempre, credere
in quei valori, difenderli e trasmetterli agli altri non a parole ma con
l’ esempio. Questo ho fatto per un decennio con "i miei ragazzi scout",
per un trentennio con i bambini della parrocchia e con mio figlio al quale
dico sempre: <Quando ogni mattina ti alzi, guardati allo specchio,
sorridi e devi sempre poter dire sono un uomo onesto e in pace con me
stesso!> Ho partecipato con lui alla fiaccolata per ricordare Giovanni
Falcone e all’incontro svoltosi presso la chiesa di San Domenico
presieduto da Paolo Borsellino. Erano gli ultimi giorni della sua vita,
anche lui poco dopo avrebbe raggiunto il suo amico Giovanni.
Gli uomini cambiano ma le idee restano, dovrebbe
cambiare la mentalità e l’atteggiamento mafioso che resiste nella cultura
palermitana e siciliana basterebbe soltanto che ognuno facesse la sua
parte nel proprio piccolo , in casa , con i figli, sul posto di lavoro,
nei luoghi di divertimento e non. Imparare ed educare gli altri ad essere
dei buoni cittadini. Rispettare le leggi e soprattutto il prossimo.
A conclusione di questo triste ricordo inserisco un
pensiero che scrissi subito dopo il fattaccio, dedicato a Giovanni
Falcone, Paolo Borsellino e tutti i ragazzi della scorta. Un pensiero va a
tutti coloro che mettono a rischio la propria vita a servizio dello Stato
e in special modo a mio figlio.
Pareva na
bella iurnata
lu sabatu si chiama rallegra cori
e già lu nostru pinseri
a la jurnata di la festa
era vutatu.
Ma un lampu e un bottu
firmò li nostri pinseri
ghiacciu intra li vini
u nostru sangu addivintò
cincu corpi straziati arristaru pi lu bottu,
quantu sangu sparsu pi la strata
e genti innocenti divinni vittima
nsemmula a chiddi prescelti di la mafia
Un avemu chiù lacrimi
a forza di chianciri li nostri morti,
l’ occhi ormai su sicchi
e una parola sula ntra la testa firria, ma pirchì?
Pi tantu sangu virsatu
puru lu celu chianciu
e quanta acqua , tanta, tanta e tanta
paria vuliri lavari u sangu sparsu pi la strata,
ma la ferita rintra lu cori
chidda
nudda acqua a po cancillari!
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