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Il ginocchio  
(a  cura del Dott. M. Salzano spec. medicina dello Sport)

Il ginocchio è’ un’articolazione complessa, sottoposta a forze che si esprimono contemporaneamente su più piani, sottoponendo le strutture ossee, capsulari, meniscali, legamentose e miotendinee a notevoli sollecitazioni; l’esecuzione scorretta del gesto atletico, un improvviso sovraccarico funzionale al ginocchio, un contrasto con piede fisso a terra possono produrre lesioni acute.

L’articolazione del ginocchio si costituisce tra l’estremità distale del femore e l’estremità prossimale della tibia.
Tale articolazione è responsabile del movimento di flesso-estensione.
Ai movimenti di flessione partecipano il muscolo del Bicipite Femorale, semitendinoso, semimembranoso, sartorio, gracile.
A quello di estensione il quadricipite femorale, che risulta essere costituito da 4 capi : vasto laterale, vasto mediale, vasto intermedio, e retto femorale, le cui fibre si inseriscono in un unico e robusto tendine che si inserisce nella rotula.
Il migliore e più completo degli esercizi eseguibili per lo sviluppo di tale muscolo è rappresentato dallo SQUAT (o accosciata) con bilanciere, manubri o macchine preposte.
Se non eseguito in maniera perfetta può causare danni alla schiena e alle gambe.

ATTREZZI UTILIZZATI
Oltre al mitico Bilanciere ( caricato talvolta oltre le possibilità umane) o per le donna gli intramontabili manubri, esistono macchine preposte all’esercizio di SQUAT.
Il Multipower riesce a stabilizzare il movimento a favore delle articolazione, ma è meno sinergico per i muscoli coinvolti.
L’impossibilità di mantenere una postura ottimale porta a sostituire lo SQUAT con affondi o Leg Press.

Tra le strutture maggiormente colpite da fatti acuti vi sono sicuramente i menischi. Per ogni ginocchio ve ne sono due, uno detto mediale l’altro laterale, di forma grossolanamente a ferro di cavallo adagiati sulla superficie tibiale dell’articolazione del ginocchio. Essi sono addossati e fusi con la capsula articolare, possiedono una discreta mobilità e deformabilità che consente loro di adattarsi ai mutamenti spaziali che si verificano durante i diversi movimenti articolari; la loro funzione è di stabilizzare il movimento di scivolamento e rotolamento dell’estremità femorale, grossolanamente sferica, su una superficie piatta.
Distorsioni
Il trauma distorsivo è un trauma a pieno diritto ed andrebbe curato e seguito con attenzione anche se apparentemente non si vede niente di rotto, neanche attraverso le radiografie.
La distorsione è una lesione "chiusa", cioè senza lacerazione della pelle, a carico di una articolazione che viene ruotata in modo violento oltre i normali limiti della sua mobilità. Questo brusco movimento porta ad una breve, incompleta e temporanea lussazione dei capi ossei interessati. La rapidità del movimento e del ritorno alla posizione normale, pur non provocando in genere lesioni alle ossa, non impedisce, però, un forte stiramento o addirittura la rottura dei legamenti che stabilizzano l'articolazione stessa. Ed è a questo meccanismo di stiramento e lacerazione che si deve il sintomo del dolore e il gonfiore locale che si sviluppa rapidamente.
Un trauma di questo tipo, come già detto, deve essere valutato sempre attentamente da uno specialista e, se necessario, curato con attenzione e pazienza. Una grave distorsione trattata con superficialità potrebbe finire con il diventare limitante nella prosecuzione dell'attività sportiva.

Come prevenire
Il trauma distorsivo del ginocchio è sempre in agguato per chi pratica sport.
Con poche e semplici precauzioni è però possibile ridurre drasticamente questo rischio.
Non pretendete mai troppo da voi stessi.
Esagerare nell'intensità dell'esercizio fisico significa sollecitare la propria muscolatura oltre le sue reali possibilità.
Un muscolo debole o affaticato non guida e non sostiene adeguatamente l'articolazione spianando così la strada alla distorsione.
Non sottovalutate la qualità della attrezzatura che utilizzate.
Se avete già avuto episodi distorsivi sarete più vulnerabili alle recidive.
La riabilitazione e la preparazione con ginnastica propriocettiva ridurrà di molto questo rischio.

DIFFERENZE BIOMECCANICHE DI DUE ESERCIZI PER LA RIABILITAZIONE DEL GINOCCHIO
Uno dei principali obiettivi della riabilitazione del ginocchio è rappresentato dal ripristino dei livelli di forza e velocità dei muscoli dell´arto inferiore. Per raggiungere questo obiettivo è necessario adottare programmi di potenziamento neuromuscolare che, pur sottoponendo i muscoli a sovraccarico, non comportino sollecitazioni eccessive per l´articolazione ed i legamenti del ginocchio.

Esercizio di leg-extension
Questo esercizio prevede che il soggetto, in posizione seduta, estenda il ginocchio contro una resistenza che può consistere nella sola forza peso del sistema gamba-piede, nella forza esercitata da una seconda persona, nella tensione prodotta da un elastico o ancora da un peso applicato alla tibia. Lo stesso esercizio può anche essere eseguito utilizzando apposite apparecchiature sia isotoniche che isocinetiche.
Le forze che si sviluppano durante l´esecuzione di questo esercizio, tanto diffuso in riabilitazione, agiscono su ulteriori strutture anatomiche del ginocchio. Nisell et al, in un recente studio sperimentale, hanno riportato che durante l´esecuzione della leg-extension, si verificano forze elevate sul tendine quadricipitale e sull´articolazione femoro-rotulea, consigliando pertanto di eseguire tale esercizio con estrema cautela, ad intensità sub-massimale e solo in determinati archi di movimento.

Esercizio di Leg-press e squat
L´esercizio di leg-press si realizza utilizzando apposite macchine isotoniche, mentre lo squat consiste in un accovacciamento più o meno completo a partire dalla stazione eretta. Si tratta in questo caso di movimenti in catena cinetica chiusa, in cui i due estremi (piede e anca) sono vincolati.
La forza peso (A) nel movimento di leg-press e squat, determina un momento angolare flessorio al ginocchio, all´anca e alla tibiotarsica: la stabilizzazione del sistema richiede pertanto l´attivazione rispettivamente del quadricipite, degli ischiocrurali e dei flessori plantari della caviglia. I muscoli ischiocrurali hanno, per flessioni contenute del ginocchio, maggiore efficacia a livello dell´anca, mentre il quadricipite produce un miglior momento al ginocchio.

Conclusioni
La letteratura è concorde nel ritenere gli esercizi di potenziamento neuro-muscolare in catena cinetica chiusa meno dannosi per il ginocchio rispetto a quelli eseguiti in catena aperta. I motivi principali sono:
a) intervento simultaneo dei muscoli quadricipite ed ischiocrurali, con conseguente protezione del legamento crociato anteriore
b) maggior stabilità articolare dovuta alle forze compressive
c) minori sollecitazioni a carico dell´articolazione femoro-rotulea.

Infine, si ricorda che gli esercizi eseguiti in catena chiusa offrono la possibilità di simulare movimenti specifici delle attività della vita quotidiana e della pratica sportiva, riproducendo così le sequenze di attivazione specifiche del gesto da recuperare.

Dott. Massimo SALZANO
Spec. Medicina dello Sport
 

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