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Il 40 % degli italiani sopra i 25
anni di età, soffre di mal di schiena che è la prima causa di
assenteismo dal lavoro e la seconda d’invalidità permanente.
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Il
dolore, protratto per lungo tempo viene definito cronico. Ed il dolore
cronico crea lo stress da dolore, che incide fortemente sulla qualità della
vita, “disturbando” direttamente il benessere psicofisico delle persone.
Chi ne è colpito non sa esattamente dove rivolgersi, e purtroppo affronta
un itinerario diagnostico e terapeutico passando attraverso diverse
specialità, dall’ortopedia alla fisiatria, dal neurologo all’osteopata.
Ciò perché la specifica zona, la schiena, può essere indagata in maniera
multidisciplinare. Infatti l’approccio medico nasce da specifiche equazioni
quali osso-ortopedia, nervi-neurologia, stress-psichiatria,
muscoli-fisioterapista, posturologia, riabilitazione-fisiatria, ernia del
disco-chirurgia, malocclusioni dentali -ortodontista, "sblocchi
psicofisici"-osteopata. Tutti questi terapeuti sono validi, e non, per
risolvere il problema del ‘mal di schiena’. Condizione indispensabile di
successo, al superamento del dolore, è fare in modo che il paziente venga
considerato e curato tenendo conto del suo sistema globale; così sarà
possibile ritrovare l’equilibrio naturale, di salute.
La struttura della schiena
La colonna vertebrale, che ci permette la stazione eretta è costituita da
33 vertebre che si articolano una sull’altra. Le vertebre, partendo dal
cranio, si dividono in: 7 vertebre cervicali, 12 dorsali, 5 lombari, 5
sacrali e 4 coccigee (fuse fra loro: quindi senza articolazione). Le altre
24 sono mobili e "ammortizzate" una con l’altra grazie a particolari
formazioni cartilaginee chiamate dischi intervertebrali.
La
struttura del disco intervertebrale è formata da due parti distinte: una
centrale ed una periferica. La prima chiamata nucleo e la seconda, chiamata
anello fibroso. Quest'ultima è formata dalla successione di strati fibrosi
concentrici che hanno obliquità incrociata. Con questo sistema, il nucleo
si trova racchiuso sotto pressione in un alloggiamento inestensibile che
gli impedisce ogni possibile fuoriuscita. Questa geniale costruzione ha un
solo "difetto": è sprovvista in modo
sufficiente di vasi sanguigni, così che il tessuto del disco lesionato o
distrutto nel corso della vita, non può più essere riparato o rigenerato.
Le vertebre sono circondate da legamenti e da muscoli. L’intero sistema
mobile, la colonna vertebrale, è a forma di “S”, con curve chiamate cifosi
e lordosi. Così abbiamo ben quattro curve chiamate lordosi cervicale,
cifosi dorsale, lordosi lombare e cifosi sacrale, che sono illustrate nelle
radiografie. Le quattro curve alternate permettono l’elasticità e la
forza/stabilità della colonna. La colonna vertebrale infine è il sistema di
protezione di buona parte del sistema nervoso, infatti attraverso il foro
centrale di ciascuna vertebra passa il midollo spinale, cioè l’insieme dei
nervi che collegano ciascuna parte del corpo (terminali), al cervello
(centrale), permettendo così di ricevere le informazioni e di dare quindi
le relative conseguenti "risposte".
Le funzioni della schiena
La colonna vertebrale dà stabilità all’intero corpo, sostiene la testa,
protegge il midollo spinale, assorbe carichi e forze esterne. La funzione
più importante è quella di permettere il movimento
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Le 7 vertebre cervicali di
sostenere il capo e i suoi movimenti rotatori, flessori ed estensori.
Inoltre da queste vertebre escono i nervi, provenienti dal midollo
spinale, che comandano i muscoli delle spalle, del braccio, fino alla
mano. |
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Nelle vertebre dorsali si
articolano le costole e si inseriscono alcuni importanti fasci del
diaframma. Ciò determina una partecipazione sostanziale della colonna
vertebrale al movimento della respirazione. Infatti, le persone
affette da "dorsalgie" spesso riferiscono di non riuscire a respirare
profondamente. Le vertebre dorsali permettono le rotazioni, le
flessioni e le estensioni di tutta la schiena. |
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La parte lombare della
colonna sostiene tutta la spina dorsale e quindi l’intero corpo, ed
ha la funzione primaria di stabilizzazione del bacino. Mentre si
cammina il tratto lombare, "centro" corporeo, contribuisce il
bascullamento del bacino e alla formazione del "baricentro". |
Il dolore cervicale
La cervicalgia può presentarsi in modo acuto e cronico. Nel primo caso la
persona lamenta un dolore improvviso e violento in una ristretta zona della
nuca che impedisce in genere la rotazione del capo accompagnato spesso da
nausea, vertigine, ronzio auricolare, agitazione e lieve confusione
mentale. Nel secondo caso, quando il dolore è cronico, esso è localizzato
in un tratto cervicale della colonna e provoca dolore continuo, o per
lunghi periodi. Se non curata, si manifesta in modo continuo
intervallandosi a volte con episodi acuti, creando vero e proprio stress da
dolore. Una variazione del dolore cervicale è la cervico brachialgia con
cui si intende un dolore irradiato all’arto superiore fino alla mano.
Questo dolore può interessare un arto o entrambi ed essere intenso o lieve;
persistente o presente solo durante alcuni movimenti; aggravato nella
posizione supina e attenuato in altre.
Il dolore dorsale
Il dolore dorsale è frequente,
probabilmente rappresenta il dieci per cento dei “mal di schiena”. In
genere si manifesta in modo acuto, molte volte localizzato e si irradia
lungo le arcate costali e influenza spesso la respirazione. Se la zona più
colpita è quella fra le scapole, il dolore è evocato nel movimento tipo
‘dell’abbracciare’. Se il dolore è sotto le scapole, si presenta
soprattutto nelle rotazioni e nelle flessioni del tronco e la respirazione
profonda è limitata.
Il dolore lombare
La lombalgia è il mal di schiena
più frequente e rappresenta il 90 % dei casi. Negli Stati Uniti d’America
sono nati addirittura delle cliniche specializzate che curano soltanto le
lombalgie (Pain Clinic, Backschool). Può presentarsi in forma acuta o
cronica e comparire in maniera repentina. Nella forma acuta il dolore
consegue all’improvviso movimento di estensione del tronco, per esempio
quando si solleva un peso da terra. Chi ne è colpito riferisce la
sensazione di uno "strappo con bruciore" violento, da limitare i movimenti.
Nella forma cronica il dolore è datato, con più o meno frequenti episodi di
"colpo della strega". Un altro sintomo che accompagna la lombalgia cronica
è quella della deambulazione e della postura storta. Ciò per naturale
reazione di difesa della muscolatura della schiena, che protegge la parte
dolente, contraendosi e quindi accorciando il lato dolente, creando così
disequilibrio e conseguente atteggiamento ‘storto’.
Negli atleti questa
sintomatologia può essere determinata da:
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Insufficiente riscaldamento generale e specifico.
Un buon riscaldamento permette di innalzare la temperatura del muscolo e di
migliorarne nel contempo l'irrorazione sanguigna e il metabolismo
cellulare. I muscoli aumentano elasticità ed estensibilità. Quindi, oltre
ad un maggiore rendimento, si possono prevenire stiramenti e strappi
muscolari. Aumenta anche il trofismo dei tessuti privi di vasi sanguigni
(cartilagini articolari e dischi intervertebrali) per cui avviene una
ottimale diffusione di liquidi e substrati nutritivi. Diminuisce anche la
viscosità del liquido sinoviale delle articolazioni e, di conseguenza, ne
viene migliorata la funzionalità in quanto le facce articolari scorrono più
facilmente.
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Residuo di tossine e congestione muscolare
derivanti da inadeguata esecuzione degli esercizi di “defaticamento” al
termine di ogni allenamento, o da scarso recupero tra un allenamento e
l'altro. In questo contesto vanno evitati esercizi di "defaticamento" che
imitano il gesto tecnico che ha comportato compressione discale. Infatti,
pur essendo questi esercizi funzionali per l'apparato muscolare e
cardiocircolatorio, mantengono i dischi in ulteriore compressione (es.:
defaticamento col vogatore dopo averlo usato come mezzo di allenamento).
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Squilibrio di forza e di elasticità della
muscolatura deputata al fisiologico allineamento tra
colonna vertebrale, bacino e femori. Questi muscoli vanno rafforzati e nel
contempo mantenuti elastici, con adeguati esercizi di potenziamento e
allungamento muscolare. I muscoli addominali antero-laterali e posteriori
ben tonificati permettono di scaricare circa il 40% del carico gravante
sulla colonna lombare.
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Insufficiente utlizzo di esercizi di stretching muscolare e
mobilità articolare
dopo ogni
allenamento. Lo stretching estende e decontrae i muscoli mantenendoli
elastici, mentre la mobilizzazione dei segmenti corporei riporta
l’articolazione ad uno stato di efficienza ottimale.
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Compressione continua delle colonna
vertebrale durante e dopo l’allenamento. L’attività fisica
intensa e le posture fisse (studiare, vedere la televisione, andare in
macchina, ecc.) sovraccaricano senza soluzione di continuità i dischi
intervertebrali. Nel tempo può determinarsi un assottigliamento per
deidratazione e compromissione del metabolismo. La nutrizione dei dischi,
infatti, non avviene attraverso i capillari sanguigni, ma con una azione di
“pompa” (perfusione) che permette l’entrata e l’uscita di liquido. Grazie
agli esercizi di scarico, eseguiti a fine allenamento, si ottiene una
veloce reidratazione dei dischi e un afflusso di sostanze nutritive. Un
discorso analogo vale anche per le altre articolazioni ove il carico fisso
e prolungato ostacola il metabolismo della cartilagine ialina, basato sul
meccanismo di diffusione.
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Esecuzione non corretta degli esercizi.
Il mantenimento delle normali curve fisiologiche, in qualsiasi attività o
posizione del corpo sotto carico, è la migliore garanzia per una corretta
distribuzione e assorbimento delle pressioni sulla colonna vertebrale. Un
carico esterno molto elevato, posizionato o sollevato in maniera corretta,
comporta pressioni vertebrali notevolmente inferiori di un carico esterno
molto basso posizionato o sollevato in modo non corretto. Contrariamente a
quanto generalmente si crede, anche alcune semplici posizioni o movimenti
effettuati col solo carico naturale possono comportare notevoli pressioni
sui dischi intervertebrali.
Il mal di schiena è senza dubbio uno dei disturbi più fastidiosi che
possono insorgere dopo un allenamento sbagliato in palestra, o dopo aver
trasportato in maniera scorretta un peso (come una cassetta piena di
bottiglie d'acqua), ad esempio su per le scale di casa.
Quando l'azione scatenante è puramente casuale, tale fastidio può
spontaneamente regredire, in genere dopo alcuni giorni, senza lasciare
spiacevoli conseguenze. Al contrario, quando l'azione traumatica (anche se
di modesta intensità) è ripetuta con frequenza nel tempo (microtrauma
cumulativo), può sfociare in una vera e propria patologia degenerativa
grave.
Tipico è il caso di una azione traumatica (anche se di modesta intensità),
ripetuta con frequenza nel tempo (microtrauma cumulativo), che può sfociare
in una vera e propria patologia degenerativa grave,come nel
caso della degenerazione del disco intervertebrale posto tra la 5^
vertebra lombare e la 1^ sacrale (L5-S1) che, a causa di una scorretta
tecnica di sollevamento di un peso, può portare ad una dolorosa forma di
lombalgia, chiamata ernia del disco.
Prima di chiarire i meccanismi che conducono a tale degenerazione, spesso
legata ad una scorretta distribuzione del carico sollevato sulla colonna
vertebrale, è utile ricordare in maniera sintetica la struttura del
rachide.
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Colonna
vertebrale |
disco
intervertebrale |
Nell'inclinazione
del busto, il carico è trasmesso in senso assiale; per questo quando una
forza "P" è applicata tramite il piatto vertebrale, il disco si schiaccia e
si allarga, il nucleo si appiattisce, la sua pressione interna subisce un
notevole aumento che si trasmette lateralmente verso le fibre più esterne
dell'anello facendone aumentare la tensione; in questo modo il carico
verticale è trasformato in compressione laterale grazie al nucleo che
agisce come un distributore di pressione.
Nel lavoro a tronco flesso invece la vertebra superiore scivola in avanti
inclinandosi dal lato più caricato, facendo diminuire lo spazio
intervertebrale anteriore.
Durante gli sforzi statici su una vertebra lievemente obliqua, la forza "P"
si scompone in una forza "N" che preme solidamente la vertebra superiore a
quell'inferiore ed una forza "E" che tende a spingere il nucleo indietro
contro l'anello fibroso, facendone aumentare la tensione nella sua parte
posteriore, creando uno stato di trazione sulle fibre posteriori del disco
intervertebrale.
Rimarcando l'elevata resistenza del disco alla compressione, in opposizione
alla sua estensibilità, quanto descritto, se aggravato da un sovraccarico
eccessivo, può essere considerato come un'azione determinante un effetto
traumatico. Quest'ultimo se ripetuto più volte, determina piccole
screpolature e formazioni cavitarie nell'anello fibroso, attraverso le
quali può filtrare della sostanza nucleare.

Le terminazioni nervose che
escono dalla colonna vertebrale a quel livello, possono venir compresse ed
irritate da tale massa, provocando dolore violento nella regione lombare e
conseguente rigidità della schiena. Questa lombalgia acuta, iniziale, può
regredire spontaneamente o con cure. Ripetendosi episodi identici, si
possono avere fenomeni degenerativi con conseguenze molto gravi come dolori
violenti, senso di impotenza muscolare e addirittura paralisi.
La pratica
Come evidenziato, la
meccanica della distribuzione del carico sulla colonna vertebrale è un
argomento da non sottovalutare ed al contrario da tenere in alta
considerazione prendendo, in particolare, coscienza degli eventuali rischi
che si corrono nell'ignorarlo. E' consigliabile quindi, nella scelta delle
esercitazioni, EVITARE QUELLE CHE SOVRACCARICANO LA COLONNA VERTEBRALE,
sostituendole con altre che comportano un uguale impegno muscolare.
Quando
alcune azioni specifiche si rendono indispensabili, o necessarie nella vita
di tutti i giorni, è importante imparare la tecnica esatta per eseguirle.
E' fondamentale trasferire il lavoro
pesante, fin dove possibile, ai grossi gruppi muscolari dei glutei e degli
arti inferiori, piegando le ginocchia
tenendo eretta ed il più possibile verticale la colonna vertebrale,
spingendo la testa indietro, puntellandola con la tensione della
muscolatura dorsale, in modo da provocare uno scaricamento assiale del
carico.
In tutti i casi sarà
indispensabile avere una muscolatura sufficientemente robusta, in
particolare la muscolatura addominale, molto importante per mantenere la
colonna vertebrale in posizione eretta, impedendone la flessione dietro.
Fondamentale risulterà, ovviamente, il rafforzamento della muscolatura
degli arti inferiori e degli strati superficiali e profondi della
muscolatura del dorso.
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Incominceremo ad
individuare quelle che sono le cause più comuni che determinano
questo problema:postura scorretta,
debolezza dei muscoli addominali,
osteoartrite,
osteoporosi e
sovrappeso.
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Spesso però il
problema può anche essere causato da un movimento
insignificante quale il piegarsi per sollevare una borsa
pesante da terra, sollevare scorrettamente una valigia pesante,
un esercizio fisico eccessivo o non abituale etc.
Cosa fare dunque quando si manifesta un dolore acuto? |
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Prima di tutto
interrompete qualsiasi attività, sdraiatevi in modo da eliminare le
sollecitazioni sulla colonna ed assumete una delle seguenti posizioni
(quella che più vi fa sentire meglio).
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1) Stare sdraiati
sulla schiena con la pianta dei piedi a terra. |
2) Stare sdraiati
su un fianco con il braccio posto sotto la testa. |
3) Stare coricati a
letto su un fianco con un cuscino tra le ginocchia ed uno sotto
la testa. |
Dopo di che,
superata la fase acuta ed aver consultato il medico, bisogna
provvedere a far riacquisire la
mobilità alla colonna vertebrale e
riconquistare l'elasticità muscolare
eseguendo gli esercizi descritti (tutti i giorni mattina e sera)
interrompendo il lavoro solo nel caso in cui si ripresentasse il
dolore acuto
Una volta finito
questo lavoro bisogna
rinforzare la muscolatura per permettere alla
colonna vertebrale di sostenersi adeguatamente ed ai muscoli
addominali, lombari, dorsali e del trapezio do non essere solo
flessibili ma anche forti.
Una volta terminato
il lavoro ed essere certi di non avere più dolori acuti, si consiglia
di iscriversi ad un Centro Sportivo – Fitness in modo da svolgere
regolarmente dell’attività fisica per garantirsi una buona forma
frequentando corsi di ginnastica posturale o medica, ginnastica
correttiva o stretching.
Molto spesso ci si
preoccupa della schiena solo dopo aver avuto un attacco acuto o avere
avvertito i primi sintomi di dolore cronico. E’ importante dunque per
chi ha avuto un problema alla schiena agire subito per ridurre la
probabilità di vederlo ricomparire facendo attenzione (secondo i
casi) a quanto segue:
- Per chi è
abituato a fare lunghe distanze in macchina si consiglia di regolare
la posizione del sedile e dello schienale per poter raggiungere
comodamente il volante, la leva del cambio e i pedali, tenendo le
ginocchia leggermente piegate e all’altezza delle cosce. Cercare di
evitare torsioni quando si sale o si scende dall’auto spostando il
sedile nella posizione più arretrata ruotando contemporaneamente
busto e gambe prima di alzarsi e scendere.
- Evitare
di portare i tacchi alti in quanto creano un aumento della curva alla
base della colonna.
- Evitare
di fare due movimenti alla volta per esempio nel mentre si solleva un
peso eccessivo far ruotare anche il corpo.
- Cercare,
durante il trasporto di carichi pesanti, di distribuire uniformemente
i pesi sui due lati del corpo.
- Evitare
di stare seduti in sedie troppo alte o troppo basse che non
permettono di poggiare i piedi sul pavimento o costringono a tenere
le cosce più in alto delle anche; se invece state seduti per lunghi
periodi alzatevi ogni 35 minuti circa, fate qualche passo per
sciogliere le tensioni della schiena inserendo (se possibile) anche
qualche esercizio di mobilità.
In conclusione
ricordiamo che oltre a consigliare di trovare un po’ di tempo
durante la giornata per rilassarvi è necessario la notte cercare di
dormire a sufficienza (almeno sette ore e mezzo). Il dolore fa
contrarre i muscoli che a loro volta provocano dolore, ansia etc.
innescando un circolo vizioso.
Assicuratevi allora
che il vostro letto sia comodo usufruendo dei seguenti suggerimenti
(con cuscini e rotoli):
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4)
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5)
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Dott. Massimo
SALZANO
Spec. Medicina
dello Sport
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