Agrigento: inaugurate due mostre al Museo Archeologico

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AGRIGENTO. Doppia inaugurazione il 17 dicembre sia al Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento che a Villa Aurea: alle 16 si apre la mostra “FuORIpercorso” su alcuni reperti tratti dai depositi del museo; e alle 17 “L’eco del classico” che analizza l’opera dello scultore Francesco Messina.

Sarà un vero e proprio viaggio nelle viscere del museo, “FuORIpercorso”- Preziosi reperti dai depositi del “Griffo”, la mostra promossa dal Polo Museale con il sostegno di CoopCulture, che si inaugura oggi lunedì 17 dicembre alle 16. Il Museo si racconta dunque, al di là del percorso espositivo tradizionale, scegliendo e valorizzando alcuni tra i più significativi materiali presenti nei suoi depositi, con particolare attenzione ad una selezione di reperti in oro (con cui gioca figurativamente il titolo della mostra). Aureo, per esempio, è il diadema ellenistico che apre la narrazione, decorato da foglie di quercia in lamina di squisita fattura; aureo l’anello (recentemente donato al Museo dai proprietari nel cui terreno fu scoperto) e forse appartenuto alla fanciulla agrigentina sepolta in un sarcofago litico con iscrizione (II – III sec d.C.) interrato nella necropoli romana fuori Porta Aurea; auree sono ancora, le 204 monete bizantine che compongono il tesoretto (dal V al VII sec. d.C.) scoperto in un vaso in terracotta nel 1939 nel territorio di Racalmuto. Tra i reperti, numerosi esempi di solidus che potrebbe definirsi “il dollaro del Medioevo” perché in uso in tutto il Mediterraneo fino all’XI secolo: una moneta in oro puro istituita dall’imperatore Costantino nel IV secolo e da cui discendono sia i sistemi monetali del mondo germanico occidentale che quelli dell’Oriente islamico. Accanto ai solidi, il tesoro contiene anche monete di taglio minore: il semissis (metà del solidus), il tremissis (un terzo del solidus) e un rarissimo semi-tremissis. Tutte queste monete avevano un fortissimo potere d’acquisto: il valore complessivo del tesoro corrispondeva al reddito annuo di una trentina di famiglie modeste, oppure a otto giorni di stipendio del prefetto bizantino.
Sempre in mostra, una selezione di monili di varie epoche (dall’VIII al VII sec. a.C.) e di diversi materiali, dal bronzo alla pasta vitrea policroma, alle pietre dure, che gettano uno sguardo trasversale nel campo dell’ornamentazione femminile, con esemplari spesso caratterizzati da una sorprendente attualità. La mostra durerà fino al 24 marzo. Ma è solo il primo passo di un progetto più ampio di valorizzazione delle straordinarie collezioni del museo, che ci si propone di proseguire negli anni a venire.

Nello stesso giorno, ma alle 17 al Museo Archeologico “Pietro Griffo” e contestualmente a Villa Aurea si inaugura “L’eco del classico. Lo studio museo Francesco Messina alla Valle dei Templi”. Le opere che lo scultore Francesco Messina ha lasciato in eredità alla città di Milano arrivano in Sicilia, e avviano un dialogo con ii capolavori dell’antichità a cui l’artista si è sempre ispirato. La mostra diffusa nasce dalla collaborazione tra lo Studio Museo Francesco Messina e la Valle dei Templi, con il Parco Archeologico e Paesaggistico, la Soprintendenza di Agrigento e il Museo Griffo.
Francesco Messina è tra gli scultori più importanti legati all’Accademia di Brera, dove ha avuto per decenni il suo studio prima di vedersi affidare in comodato d’uso, nel 1975 con la cittadinanza elettiva, l’ex chiesa di San Sisto, sconsacrata e già monumento nazionale, oggi Museo e laboratorio di scultura aperto alle nuove istanze del contemporaneo.

La mostra “L’eco del classico. Lo studio museo Francesco Messina alla Valle dei Templi” rivela quindi, attraverso il confronto delle opere di Messina con i reperti antichi, il grande apporto della classicità nelle poetiche del Novecento; idea e forma di una visione che rimane, per ampiezza e lucidità di pensiero, paradigma necessario alla contemporaneità. La mostra a cura di Valentina Cammineci, Maria Fratelli, Carla Guzzone, Donatella Mangione, Maria Concetta Parello, Giuseppe Parello e Maria Serena Rizzo prosegue la ricerca ideale sulle modernità dell’antico. Con questa ampia rassegna antologica, che corrisponde al testamento spirituale dell’artista, la mostra segna il primo ritorno in patria delle opere dello scultore (nato a Linguaglossa il 15 dicembre del 1900 e scomparso a Milano il 13 settembre 1995); vuole anche offrire uno spunto per riavviare gli studi sull’opera di uno dei più grandi maestri del Novecento.

La Valle ed il Museo Archeologico di Agrigento costituiscono lo scenario ideale per l’esposizione delle opere di un artista che ha fatto della rielaborazione della tradizione classica la propria cifra espressiva – spiega Giuseppe Parello direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi e ad interim del Polo Regionale di Agrigento per i Siti Culturali e del Museo Archeologico “Pietro Griffo – Il coinvolgimento del Museo Pietro Griffo, che ospita alcune delle massime espressioni di arte e cultura del mondo antico, rappresenta un ulteriore tassello del percorso di valorizzazione e condivisione, iniziato con l’apertura al pubblico anche nelle domeniche pomeriggio”.

Al Museo Griffo, il rimando alle radici classiche dell’arte contemporanea di Francesco Messina, si legge nel confronto con altre 26 opere della collezione milanese, indagate attraverso il rapporto visivo che lega le sculture e le testimonianze artistiche classiche delle collezioni del museo siciliano; mentre nel panorama della Valle, a Villa Aurea, l’opera dell’artista si immergerà invece nell’ampio orizzonte della classicità con altre 38 opere. E’ lo stesso Messina, nelle sue memorie, a riconoscere in Fidia il suo maestro. La modernità della sua opera lo porta a sfiorare e accarezzare l’antico, non ad imitarlo: le sue opere lo evocano e a esso rimandano, come un’eco che affiora. Tutto questo si nota soprattutto nei ritratti (in bronzo, terracotta, gesso colorato) di giovani e ragazze, che riconduce ai reperti antichi dove il corpo, sintesi di umano e divino, manifesta energia ma anche modello di umanità.

Le opere di Francesco Messina, dopo Agrigento dove resteranno fino al 24 febbraio, raggiungeranno il Museo civico di Linguaglossa, cittadina natale di Francesco Messina; e il Parco Archeologico di Naxos dove, con altri riferimenti artistici e culturali, sarà possibile indagare il lavoro dello scultore sulle fonti della sua figurazione. Da non dimenticare infatti che la passione di Messina per l’antichità si era concretizzata in una collezione di oltre 70 reperti da lui raccolti, oggi in deposito alla Soprintendenza archeologica di Milano.

Le due mostre saranno visitabili tutti i giorni, dalle 9 alle 13. Ingresso gratuito.