Al centro Padre Nostro è stato presentato il libro “Sono nata Badalamenti”

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di Rosalinda Camarda

Il 29 novembre scorso, presso il Centro di Accoglienza Padre Nostro voluto e fondato dal Beato Don Giuseppe Puglisi, all’interno dell’Auditorium dedicato al piccolo Giuseppe Di Matteo, si è svolta la presentazione del libro Sono nata Badalamenti, di Maria Badalamenti e edito da DM Edizioni Milano.

Nonostante le precedenti presentazioni, organizzate in tutto il territorio regionale e nazionale, purtroppo il pregiudizio legato a un cognome continua ad esistere e a persistere.

Troppi gli attacchi ricevuti dalla scrittrice sino alla data odierna. Attacchi faziosi, ignoranti e profondamente ingiustificati, in quanto si vorrebbe Maria Badalamenti figlia del noto Don Tano, e non di Silvio Badalamenti. Più volte la figura di Silvio Badalamenti è stata ufficialmente slegata dal capo del ramo mafioso della famiglia di Cinisi, a prescindere dal libro memoriale scritto dalla figlia Maria. Eppure questo triste uso di speculare sull’altrui dolore, su di una morte innocente, complice una squallida attitudine al sensazionalismo di alcuni, permane insistentemente.

Ho abbracciato con grande emozione e partecipazione l’idea di sostenere Maria, spinta dalla necessità e dal preciso dovere, nel turbinio di parole spesso vuote di certa antimafia da salotto, di dover dare voce a chi tenta di parlare in un mondo fatto di urla confuse. A dare una possibilità a chi, sulla propria pelle, ha vissuto e vive nella nostra società il dramma di una mafia che esiste e che vuole dimostrare, in una sorta di delirio di onnipotenza, di essere la vera padrona dei destini di chi nasce e vive in questa nostra martoriata isola.
In tempi di pornografia del dolore e di malsane tendenze voyeuristiche e sensazionalistiche, questo libro mi ha colpita per l’estrema pulizia di pensiero, lontana da ogni strumentalizzazione.

È evidente che si tratti di un vero e proprio tributo alla memoria e non certamente, come vorrebbero certi discutibili commenti presenti sul web, una volontà di chi, con velleità da scrittrice, decide di sfruttare economicamente e in termini di notorietà il proprio lutto.
Basterebbe aver partecipato a quest’ultima semplice presentazione per comprendere come, dall’affluenza di pubblico e dalla presenza di giovanissimi delle scuole, ci sia da parte della gente una seria volontà di comprendere, lontani da pregiudizi posticci.

Indubbiamente un cognome simile può pesare come un biglietto da visita listato a lutto, ma non per chi l’ha onorato da persona perbene, con il proprio lavoro e la propria dedizione allo Stato, alla famiglia e alle Istituzioni tutte. Le stesse che, dimentiche delle parole di un grande uomo quale il Giudice Giovanni Falcone in merito alla specchiata onestà di Silvio Badalamenti, hanno violentato una famiglia, masticandone e vomitandone la dignità come un famelico leviatano. Tutto a danno di tre donne abbandonate alla propria solitudine, ma dimostratesi non piccole ma grandi. Grandi nella loro ferrea determinazione, nella loro dignità, nella loro meravigliosa femminilità mai scesa a compromessi. Tutte e tre coese e con la forza di una testuggine romana, al fine di ricercare e affermare la VERITÀ, aldilà di ogni negazionismo e oblio. È solo questo il motore che anima la vita di Maria, ovvero la restituzione del rispetto all’onesta memoria di suo padre.

Lei non si è arresa e non si arrenderà mai. Rivendicando sino allo spasimo il diritto inalienabile di dimostrare, scrivendo, raccontando e agendo da persona perbene, cosa voglia dire vivere con quest’ombra addosso. Silvio Badalamenti ha perso perché si è trovato solo contro un esercito di mafiosi. Ha perso. Quindi la sua storia non sarà raccontata sui libri di scuola o nei circoli di certa sedicente antimafia. Ma sua figlia ha il diritto e il dovere di difendere l’onore del padre. A tutti i costi. Rischiando ancora una volta di essere invisa a chi va orgoglioso di un’eredità scottante, e a chi fa finta di nulla per paura o opportunismo.

La mia professione mi ha insegnato che non esiste una verità sola, unica, ma diverse interpretazioni. C’è la verità storica, che dobbiamo accettare perché racconta i fatti, anche se spesso da un solo punto di vista; C’è quella giuridica, che dice cos’è giusto e cos’è sbagliato sulla base di elementi probatori e c’è quella morale che ci creiamo noi, in base al nostro credo, alla nostra cultura e alla nostra libertà di pensiero.

Ed è a questa verità che faccio appello, alla vostra personale valutazione, scevra da preconcetti. Alla vostra capacità di dubitare di quello che vi è stato imposto, in difesa della verità.