Antitumorale mammario: Everolimus (Afinitor®)

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Tra le terapie mirate negli ultimi tempi si è registrata un’importante novità: everolimus.
Everolimus è un inibitore di mTOR (mammalian target of rapamycin), una protein-chinasi che rappresenta una tappa fondamentale nelle diverse vie del segnale che regolano la crescita, la proliferazione cellulare, il metabolismo e lo sviluppo dei vasi sanguigni necessari al tumore per svilupparsi.
Il farmaco in ambito oncologico era già stato approvato, ed è attualmente indicato per i pazienti affetti da:
• tumore neuroendocrino di origine pancreatica, bene o moderatamente differenziato, non operabile o metastatico, in progressione di malattia, negli adulti;
• carcinoma renale avanzato, che ha presentato progressione durante o dopo trattamento con terapia mirata anti-VEGF.
Quest’anno in Italia, si è aggiunta un’ulteriore indicazione, che permette di utilizzare everolimus anche nel:
• carcinoma mammario avanzato con stato recettoriale ormonale positivo, HER2/neu negativo, in combinazione con exemestane, in donne in postmenopausa in assenza di malattia viscerale sintomatica dopo recidiva o progressione a seguito di trattamento con un inibitore dell’aromatasi non steroideo.

L’efficacia di everolimus in diverse patologie tumorali risiede proprio nel suo meccanismo di azione che lo differenzia dai trattamenti chemioterapici e dalla ormonoterapia. Si tratta infatti di una terapia cosiddetta “a bersaglio molecolare”, dove il target è una protein-chinasi (mTOR) implicata in numerosi meccanismi essenziali per la sopravvivenza della cellula tumorale, indipendentemente dal suo istotipo.
In particolare alla base dell’indicazione nel carcinoma mammario ci sono i dati dello studio BOLERO-21. Il BOLERO-2 è uno studio internazionale, multicentrico, randomizzato, che confronta everolimus alla dose di 10 mg/die in combinazione con exemestane verso placebo ed exemestane, in 724 donne in postmenopausa (provenienti da 24 Paesi) colpite da carcinoma della mammella ER+, localmente avanzato o metastatico, in progressione o recidiva dopo trattamento a base di un inibitore dell’aromatasi non steroideo.

In tale studio la mediana della sopravvivenza libera da progressione è stata di 11 mesi con everolimus in associazione con exemestane e 4,1 mesi con il solo exemestane.

È stata inoltre valutata la qualità di vita2 delle pazienti che, al follow up mediano di 18 mesi, ha mostrato un vantaggio statisticamente significativo a favore del trattamento di everolimus ed exemestane rispetto al trattamento con placebo e exemestane, valutato come tempo al deterioramento della qualità di vita. Questo aspetto, insieme al beneficio clinico che si dimostra nello studio BOLERO-2 con il trattamento combinato, è di fondamentale importanza soprattutto in considerazione del fatto che everolimus ha un profilo di tossicità diverso, ma maneggevole, rispetto alle terapie attualmente in uso per le pazienti con carcinoma mammario avanzato con stato recettoriale ormonale positivo, HER2/neu negativo.

Si tratta infatti del primo farmaco appartenente alla classe delle terapie “a bersaglio molecolare” che ha mostrato efficacia in combinazione con la terapia ormonale in questo setting di pazienti, per le quali le opzioni disponibili erano rappresentate dalla ormonoterapia e dalla chemioterapia.

Si pone pertanto come una nuova opzione terapeutica che consente di disegnare strategicamente l’iter terapeutico di una paziente affetta da carcinoma mammario con stato recettoriale ormonale positivo, HER2/neu negativo, al fine di ottimizzare il rapporto tra benefici e effetti collaterali, soprattutto in relazione ai trattamenti, come la chemioterapia, più impegnativi per le pazienti.

Referenze
1 Baselga J, et al. N Engl J Med. 2012.
2 Burris HA, et al. Cancer. 2013.