Dimmi come mangi e ti dirò che vecchiaia avrai

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Le malattie correlate all’età, dall’Alzheimer al cancro hanno in comune un processo infiammatorio cellulare. “Con la nutrizione si potrebbe abbassare il livello di inflammaging (neologismo tra infiammazione e aging) e, di conseguenza, l’incidenza delle malattie età-correlate”: è l’ipotesi formulata da Claudio Franceschi, del dipartimento di patologia sperimentale dell’Università Alma Mater di Bologna, durante un incontro del master in ‘Scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali’, dell’Università Sapienza di Roma.
“Si può riprogrammare il genoma dal punto di vista funzionale con la nutrizione – ha affermato Franceschi – in sostanza si parla di epigenetica”, vale a dire la capacità che l’ambiente avrebbe di modificare in maniera non definitiva il Dna. In questa direzione, Franceschi ha già condotto alcuni studi mostrando come i figli di centenari “hanno caratteristiche peculiari, a livello epigenetico, rispetto a figli di genitori non longevi”.
Il prossimo passo sarà un progetto finanziato dalla Comunità Europea per 9 milioni di euro, Nu-Age, che partirà il prossimo 1 aprile: “Saranno monitorati 1.250 individui tra i 65 e i 79 anni, di 4 Paesi – ha proseguito – metà del campione si alimenterà per un anno con una dieta mediterranea ‘fortificata’, l’altra metà farà da gruppo di controllo. L’ipotesi è quella di verificare l’effetto di questo regime alimentare sullo stato di invecchiamento e il livello di infiammazione cellulare”.
Fonte: sito ordine medici di Palermo