Il cibo, un vero e proprio para-ormone: l’endocrinologia si candida a ospitare i corsi di Scienza della Nutrizione per i medici

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Intervista a Andrea Lenzi
Ordinario di Endocrinologia – Direttore Sezione di Fisiopatologia Medica
Dipartimento medicina Sperimentale, “Sapienza” Università di Roma
Coordinatore della Conferenza dei Presidenti dei Corsi di laurea in Medicina e Chirurgia
Presidente Società Italiana di Endocrinologia

In tempi di EXPO l’alimentazione è al centro di molti dibattiti e incontri. Da quando deve iniziare l’attenzione al cibo? E quanto interferisce l’alimentazione sul sistema endocrino?
Noi siamo quel che mangiano. La salute e il benessere del nostro organismo sono strettamente condizionati dal tipo di dieta che seguiamo, intesa sia come qualità sia come quantità degli alimenti che introduciamo. Per questo, sarebbe più corretto parlare di “condotta” alimentare, in quanto sin dalla nascita dovremmo imparare a seguire buone abitudini alimentari. Il cibo è fondamentale per lo sviluppo corretto e armonico di tutte le funzioni dell’individuo e andrebbe curato sin dall’età pediatrica. A mio avviso possiamo definire il cibo un para-ormone: infatti tutte le sostanze contenute negli alimenti – carboidrati, lipidi, proteine e sali minerali oltre alle vitamine, che sono veri ormoni dobbiamo introdurre dall’esterno – lavorano in sinergia con gli ormoni che regolano tutti i meccanismi biologici del nostro corpo. Tanto per fare un esempio, l’aumento di tessuto adiposo, soprattutto se accumulato a livello dell’addome, è in grado di indurre una condizione di insulino-resistenza per cui il pancreas deve produrre una maggiore quantità di insulina per mantenere sotto controllo i livelli di glicemia nel sangue.
Inoltre, il tessuto adiposo, assieme all’osso, è ormai considerato un organo endocrino esso stesso in grado quindi di modulare o interferire con molteplici altre ghiandole endocrine. L’acquisizione di tutte queste nuove informazioni e dati deve diventare parte del bagaglio culturale dei giovani medici.

La dieta mediterranea è riconosciuta universalmente la più salutare tanto da essere patrimonio dell’UNESCO. Quali sono i fattori che oggi stanno ostacolando questa dieta così ben rodata da generazioni?
Noi abbiamo ereditato questa tipologia alimentare dai bisnonni e per quelle epoche era perfetta: olio d’oliva, legumi, cereali, pesce, verdure, frutta, poca pasta e pochissima carne, un buon bicchiere di vino. A quei tempi si lavorava nei campi e le calorie introdotte venivano facilmente consumate. Adesso non è più così, si mangia troppo e si sta per ore al computer o davanti alla televisione, i lavori sono sedentari e vengono introdotte troppe calorie rispetto al fabbisogno reale giornaliero. La dieta mediterranea ha conservato tutta la sua validità nutrizionale, ma anche culturale ed è proprio per questo motivo che è stata definita nel 2010 “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” dall’Unesco. Purtroppo, siamo noi che ne facciamo un cattivo uso non rispettando più le scelte alimentari indicate. Le porzioni sono diventate molto abbondanti, introducendo un’alimentazione sbilanciata con troppi carboidrati a rapido assorbimento, troppi grassi, con scarso o nullo apporto di legumi e cereali che sono pure fonte di proteine oltre che di fibre, prediligendo cibi conservati, lavorati e salati, e poi con comportamenti tarati sulla sedentarietà piuttosto che sull’attività fisica.

Quanto è importante la figura dell’endocrinologo in questo contesto?
Di recente l’Endocrinologia ha posto grandissima attenzione alla prevenzione primaria e secondaria mirata a correggere stili di vita dannosi, in particolare per quanto concerne l’alimentazione, l’obesità, la sedentarietà. L’endocrinologo in tal senso ha un ruolo fondamentale: è l’unico specialista che si occupa di ormoni ed ha le conoscenze idonee a diagnosticare determinate patologie e a comprendere le interazioni tra un’alimentazione errata e l’insorgenza di danni a livello organico, ma, soprattutto, è la figura “ponte” con altri specialisti come il dietologo, il nutrizionista, l’internista, il chirurgo, lo psicologo, il ginecologo ai quali indirizzare il paziente. Un esempio di questa perfetta sinergia tra multi-professionalità e conseguenze di un’alimentazione scorretta è il centro CASCO, Centro di Alta Specializzazione per la Cura dell’Obesità, sorto nel mio Dipartimento per la cura dell’obesità, dove gli endocrinologi non solo indirizzano i pazienti di volta in volta allo specialista più indicato ma dedicano meeting clinici periodici ai singoli casi. Per questo è essenziale oggi insegnare ai giovani le basi della nutrizione e le sue interazioni con il sistema endocrino sin dal Corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

Parliamo di questa novità di cui si è discusso nei giorni scorsi ad Ancona in occasione della riunione della Conferenza dei Presidenti di Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. Di che si tratta?
Tutto nasce da una richiesta dei Presidenti delle Società Scientifiche che si occupano di alimentazione che nel mese di agosto in occasione di un convegno a EXPO mi hanno sottolineato la necessità di valorizzare il tema della nutrizione proprio per le profonde interazioni con la salute dell’individuo e la volontà di inserire all’interno programma di medicina gli insegnamenti relativi alla nutrizione ed alimentazione. Naturalmente la richiesta è stata accolta positivamente da tutti, di conseguenza ho redatto una relazione sull’argomento, l’ho presentata in qualità di Coordinatore della Conferenza dei Presidenti dei Corsi di laurea in Medicina e Chirurgia ai colleghi Presidenti e ne abbiamo discusso durante le due giornate di incontro. Si tratterà di organizzare spazi dedicati, con maggiore facilità nei corsi di Endocrinologia che già contengono la Scienza dell’Alimentazione, a lezioni e ad esercitazioni per insegnare agli studenti il significato e il valore della nutrizione e la sua importanza rispetto all’endocrinologia.