Il disturbo ossessivo compulsivo (doc)

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Paradossalmente, il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è il disagio psicopatologico più conosciuto dalla stragrande maggioranza delle persone, tuttavia, è anche il più diffuso e il più sottovalutato.
Ciascuno di noi può avere tendenze ossessive espresse, ad esempio, nell’essere meticolosi, perfezionisti, puntuali, esigenti in determinate sfere della vita o, ancora, possiamo commettere degli atti irrazionali o involontari e consistenti ma del tutto innocui che, in qualche modo, servono per farci stare meglio, poiché preservano l’illusione di controllare ciò che ci circonda. Nel doc, invece, per ossessione si intende un pensiero vissuto dalla persona come egodistonico, cioè, presente sì nella propria mente, ma percepito come non facente parte di sé, del proprio modo di essere; questa ossessione, ricorre costantemente in modo esagerato sino a diventare un aspetto cognitivo che prende il sopravvento e sfugge ad ogni tentativo di controllo. Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e ancora durante l’arco del giorno, diventano intrusive in ogni area della persona scatenando, così, vissuti di ansia difficili da gestire. Le persone possono essere letteralmente terrorizzate dallo sporco, dai germi, dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di sé o diventare aggressivi in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere in preda a disordini sessuali tra i più perversi. L’ossessione, diventa talmente fatale da invadere la sfera emozionale completamente, tanto da renderla talmente sgradevole che alla paura si aggiunge presto il disgusto, il dubbio, l’impotenza per non riuscire ad abbattere le idee ossessive nonostante gli innumerevoli sforzi attuati per contrastarle.
Con compulsione, invece, si intende un’azione ritualizzata; per meglio dire, veri e propri rituali di comportamento obbligatorio che la persona sente di dovere necessariamente compiere per alleviare e fare passare l’estremo sentimento di angoscia che prova dentro di sè. I rituali possono comportare un ordine esagerato, verificare in continuazione, pulire esageratamente, contare certi oggetti, chiudere a chiave le porte e poi verificare se sono state chiuse, riordinare, controllare o azioni mentali quali contare, pregare, ripetere formule mentalmente, ecc, ecc. Purtroppo, questi cerimoniali compulsivi si trasformano in rigide regole di comportamento apparendo, agli occhi di familiari e amici, come vizi bizzarri e francamente eccessivi.
Gli studi epidemiologi sul doc, hanno fornito stime allarmanti visto che colpisce, indistintamente per sesso, dal 2 al 3% della popolazione e può esordire indifferentemente sia in infanzia, che in adolescenza che nell’età adulta. Se nel doc non si interviene con una prestazione psicologica si conferma che tende a cronicizzarsi e ad aggravarsi progressivamente. Inoltre, noi di ‘psicologia e dintorni’, concordiamo con i numerosi studi che dalla pratica clinica hanno distinto con chiarezza ben sette tipologie del doc talvolta presenti in contemporanea. Abbiamo notato anche che i pensieri ossessivi intrusivi possono avere trovato la loro origine in avvenimenti riguardanti, ad esempio, una disgrazia o la morte di una persona cara, incidenti o l’avere vissuto delle situazioni di minaccia alle quali era contestualmente impossibile reagire. Un’ultima considerazione, poi, riguarda il fatto che le persone ossessive, sopravvalutano l’attività mentale a scapito dei sentimenti e degli affetti; infatti, molto spesso, nelle situazioni relazionali intime, hanno dei problemi e dei blocchi emozionali. Il rituale, invece, può avere un significato inconsapevole di espiazione da un qualcosa per cui ci si sente in colpa o per cercare una protezione da qualcosa che inconsciamente minaccia. D’altronde, nell’attualità, i comportamenti compulsivi deleteri, ad esempio, eccedere nel bere, nelle droghe, giocare d’azzardo, nello shopping compulsivo, internet addiction, nello sport, ecc. appaiono essere talmente legittimati socialmente che le persone non riescono a sottrarsi dal non compierli. Questo ci conduce ad una riflessione inerente i tempi moderni che viviamo dove alcuni valori possono comportare notevole disagio. Ad esempio, la motivazione al successo, aspettarsi molto da se stessi, l’incessante preoccupazione per il controllo e fondare la propria autostima su standard troppo elevati assume tratti sin troppo similari al doc. La difficoltà a lasciarsi andare e a sospendere il controllo, però, diminuisce la capacità di trovare la soddisfazione nelle altre sfere della vita. Molto spesso l’ipercontrollo si associa anche a sentimenti di depressione comportando una sofferenza non indifferente. Una sofferenza contemporanea che, a nostro avviso, produce un “indefinibile angoscia” che necessita di “un percorso di sostegno psicologico contenitivo per i vissuti di crollo emozionale” (E. Wanderlingh, D. Russo, 2007). Inoltre, “quello che si pone all’origine dei sentimenti negativi sembra essere la mancanza di una coerenza equilibrata…imputabile ad uno pseudo-adattamento…che assume forme estreme…per cui si produce un senso di annientamento come strategia difensiva per il bisogno di sottrarsi al senso di inutilità”. Frammentarietà, annientamento e inutilità che scandiscono i tempi dell’interiorità umana che richiede la comprensione delle attese, delle passioni e delle sofferenze e lo sforzo di guardare bene la realtà per sfuggire alle trappole dell’autoinganno. Infatti, soltanto nel riconoscere con chiarezza l’illusione della perfezione, del controllo e della ferrea disciplina del carattere, si può attivare un ascolto interiore e la libera espressione di sé che agisce incoraggiando a prestare attenzione alle proprie capacità di liberarsi dall’estrema trappola dell’incompatibile sindrome ossessivo-compulsiva.