Il Vaccino anti-pneumococcico

319

La disponibilità del vaccino anti-pneumococcico coniugato (PCV), prima a 7 valenze e attualmente a 13 valenze (PCV13) rappresenta un notevole passo avanti nella lotta contro le malattie infettive pediatriche.
La presenza nel vaccino di più recente sviluppo dei polisaccaridi coniugati di alcuni degli pneumococchi attualmente maggiormente implicati nelle patologie pediatriche (19A , 1, 3, 5, 6A, 7) permette di ottenere un’elevata efficacia verso l’85-90% circa delle forme invasive pneumococciche dell’infanzia.

Il vaccino può essere co-somministrato con l’esavalente o con qualsiasi altro vaccino.

Il vaccino viene somministrato con 3 dosi nel primo anno di vita (al terzo mese, al quinto mese e all’11°-13° mese).

Se la vaccinazione inizia nel secondo semestre di vita, vanno eseguite ugualmente 3 dosi a distanza di sei-otto settimane l’una dall’altra; due dosi se si inizia dopo il compimento del primo anno; una dose se si inizia dopo il compimento del secondo anno.

Il vaccino coniugato 13-valente è autorizzato per tutte le fasce di età.

Indicazioni per condizioni patologiche di rischio

Nel caso si tratti di bambini in condizioni di rischio, sono raccomandate due dosi anche per vaccinazioni dopo il secondo anno di vita. A tal proposito, la vaccinazione antipneumococcica è consigliata ai soggetti di qualsiasi età a rischio di contrarre la malattia per la presenza di patologie o condizioni predisponenti:
• cardiopatie croniche;
• malattie polmonari croniche;
• cirrosi epatica, epatopatie croniche evolutive;
• alcoolismo;
• diabete mellito, in particolare se in difficile compenso;
• fistole liquorali;
• anemia falciforme e talassemia;
• immunodeficienze congenite o acquisite;
• asplenia anatomica o funzionale;
• leucemie, linfomi, mieloma multiplo;
• neoplasie diffuse;
• trapianto d’organo o di midollo;
• immunosoppressione iatrogena clinicamente significativa;
• insufficienza renale cronica, sindrome nefrosica;
• HIV positivi;
• portatori di impianto cocleare.

L’utilizzo di una dose iniziale di vaccino pneumococcico coniugato 13-valente può essere seguito a distanza di almeno 2 mesi dalla somministrazione di vaccino polisaccaridico 23-valente. Ciò consente di instaurare la memoria immunologica per i 13 sierotipi di pneumococco attualmente contenuti nel vaccino coniugato, fornendo al contempo protezione, sia pure se per un tempo limitato, anche nei confronti delle malattie invasive da sierotipi aggiuntivi non presenti nel vaccino coniugato.

L’opportunità di somministrare una dose di vaccino PPV23 dopo l’iniziale dose di PCV13 dovrà essere valutata caso per caso sulla base dell’epidemiologia delle malattie pneumococciche e sul profilo di rischio del singolo soggetto (l’efficacia della vaccinazione antipneumococcica col vaccino polisaccaridico PPV23 nella prevenzione della malattia invasiva pneumococcica è attorno al 50-80% nel soggetto immunocompetente, inferiore in caso di età avanzata e di co-morbosità).
Per le sue caratteristiche, il vaccino polisaccaridico 23-valente non è efficace al di sotto dei 24-36 mesi, e lo è scarsamente nei soggetti non immunocompetenti. Inoltre, non induce memoria immunologica e sembra mostrare una certa iporesponsività a successivi richiami. Pertanto un priming col vaccino coniugato seguito dal vaccino polisaccaridico a non meno di 8 settimane dal primo (meglio se maggiormente distanziato) sembra al momento la scelta più opportuna nel caso si ritenga necessario un uso sequenziale dei due vaccini.

Indicazioni per età

Il vaccino 23-valente (PPV23), oltre che per i pazienti a rischio di contrarre la malattia per la presenza di patologie predisponenti, è stato consigliato fino ad epoche recenti a tutti i soggetti d’età superiore o uguale ai 65 anni, con il suggerimento di cogliere l’occasione opportuna della vaccinazione influenzale stagionale. Questa strategia derivava dalla dimostrata predisposizione alla malattia pneumococcica di soggetti infettati dal virus influenzale. Una rivaccinazione era poi indicata a distanza di 5 anni dalla prima, mentre non è stata definitivamente dimostrata l’efficacia e la sicurezza di ulteriori dosi successive. Negli scorsi anni la copertura vaccinale con vaccino anti-pneumococcico polisaccaridico 23-valente (PPV23) è risultata molto bassa come valore medio nazionale in Italia, così come nella maggioranza dei Paesi europei.

I dati derivanti dagli studi clinici del PCV13 nei soggetti al di sopra dei 50 ani di età documentano che l’immunogenicità del vaccino coniugato non è inferiore, ma anzi, è risultata significativamente superiore al quella del PPV23 sulla maggior parte (8/12) dei sierotipi comuni ai due vaccini. Il PCV13, infatti, essendo coniugato, induce una risposta T-dipendente con produzione di IgG a maggiore affinità. Inoltre, il PCV13, mostrando anche nell’adulto un miglior priming, induce una memoria immunologica provata sia nei confronti di un richiamo con PCV13 che di una successiva vaccinazione con PPV23. PCV13 non mostra la iporesponsività rilevata invece dopo dosi ripetute con solo PPV. Dati recentemente presentati e in corso di pubblicazione a livello internazionale indicano un’elevata efficacia sul campo del vaccino PCV13 nei confronti delle malattie pneumcocciche invasive (75%), ma anche nei confronti di un primo episodio di polmonite acquisita in comunità non batteriemica (45%) sostenuta da sierotipi vaccinali.

Per tali ragioni si raccomanda la somministrazione di PCV13 in una o più coorti di soggetti a rischio per età; gli studi clinici sull’adulto effettuati ad oggi dimostrano che:
• quando somministrato da solo o per primo in un’eventuale schedula sequenziale, in adulti >50 anni, PCV13 può dare i migliori vantaggi immunologici derivanti dal fatto di essere un vaccino coniugato;
• la capacità di priming pone PCV13 come nuova opportunità per soggetti che siano stati vaccinati in precedenza con PPV23;
• in particolare PCV13 può essere raccomandato per adulti ≥50 anni indipendentemente dalla loro storia vaccinale:
– adulti naïve per il vaccino PPV23;
– adulti precedentemente vaccinati (>1anno) con PPV23;
– adulti di cui non è nota la storia vaccinale.

Una dose di PPV dovrebbe eventualmente seguire e mai precedere quella di PCV13. Tale sequenzialità non dovrebbe essere inferiore a 8 settimane nei soggetti a rischio, negli studi registrativi dell’adulto i dati sono peraltro relativi ad un anno tra le dosi. Studi recenti tendono a mostrare che l’effetto memoria migliorerebbe sia per una successiva dose di PPV23 che di PCV13 se si allungano i tempi tra le dosi.
Sulla base di questi dati si suggerisce di utilizzare le campagne di vaccinazione influenzale come prime occasioni di immunizzazione anche contro lo pneumococco. Peraltro, non essendo quella pneumococcica una vaccinazione da ripetersi annualmente si richiama l’attenzione sull’opportunità di utilizzare tutti i periodi dell’anno, al di là dell’occasione opportuna della vaccinazione influenzale, per una sua offerta.