IL VENERDI’ SANTO A PALERMO

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Il centro storico di Palermo si anima per il Venerdì Santo: almeno quattro le più importanti e spettacolari processioni che al seguito della statua della Madonna Addolorata e dell’urna del Cristo morto si snodano per le strade della vecchia città.

La congregazione dei Cocchieri, risalente al 1594, muove dalla chiesa della Madonna dell’Itria sita in via Alloro, cioè da quella strada della Palermo nobile alle cui dipendenze erano i cocchieri.

Trasportano i loro simulacri continuando la vecchia tradizione di indossare ancora il frac e le livree settecentesche con i colori d’appartenenza secondo il casato.

Un’altra processione, che si snoda da via cassari per le viuzze della vecchia vucciria, è quella organizzata dai confrati della Madonna del Lume, detta anche Madonna dei Casciari poiché la congrega è formata da artigiani del luogo.

La statua dell’Addolorata, opera dello scultore Girolamo Bagnasco, risale al tardo 700 e per la processione è vestita come una qualsiasi persona, perfino con la biancheria intima; il fercolo è interamente portato a spalle per l’intero percorso professionale.

La confraternita di Maria SS. Addolorata, che ha sede presso la chiesa dei Fornai all’albergheria, non ha origini antichissime (la sua fondazione risale infatti al 1922). Oltre ai due fercoli, cura la processione figurata con una mezza dozzina di figuranti i quali inscenano la passione di Cristo.

Echi antichi della città spagnola ci riportano alla processione della Nostra Signora de la Soledad, organizzata dall’omonima congregazione, fondata nel 1590, presso l’ultima cappella a sinistra della chiesa di S.Demetrio, in piazza della Vittoria.

Nello stesso anno il Venerdì Santo fanno una processione dei Misteri della Passione del Cristo morto, durante la quale molti di flagellano a sangue, come consuetudine spagnola.

Inizialmente composta soltanto da fedeli spagnoli, fu successivamente formata da signori e nobili siciliani.

Fin dai tempi passati i regnanti spagnoli destavano molte attenzioni e venerazione all’Addolorata  e anche la casa reale italiana non fu da meno, come dimostra il manto donato da Maria Cristina di Savoia, poi rubato nel 1866.

Nel marzo 1895 la Regina Margherita di Savoia dona il manto di velluto nero che ancora oggi indossa l’Addolorata.

Nel XVIII secolo i confrati sentono il bisogno di rendersi autonomi e si trasferiscono in un’altra sede con il privilegio di portare in processione l’urna del Cristo morto e dell’Addolorata, costituendo il “porto e straporto”.

La chiesa di S.Anna dei calzettieri, sita nella Rua Formaggi, da allora ospiterà la congregazione de la Soledad fino ai nostri giorni, e poiché la chiesa di S.Demetrio fu distrutta dai bombardamenti del 1943 i fercoli furono trasferiti nella nuova sede.

La cappella, rimasta miracolosamente illesa, fu restaurata nel 1953 al 1955 a cura e spese del governo spagnolo che ne è proprietario.

Il simulacro dell’Addolorata trasportato dai confrati vestiti con abito scuro ha un’immagine così naturale, nel cui viso si legge il più profondo e pacato dolore nella quale ogni donna ritrova se stessa.

A questa rappresentazione contribuisce anche il vestito bianco e il ricco manto nero, costume rappresentato dagli spagnoli, che gli italiani trasformarono in abito viola in segno di lutto.

Era costume che, oltre al popolo, al corteo partecipassero tutte le alte autorità cittadine compreso i corpi militari che facevano bella mostra di se per la vaghezza delle loro divise.

Ancora oggi la massima autorità cittadina, il Sindaco con le guardie municipali in grand’uniforme e il gonfalone, accompagna la processione per alcune vie della città.

Per trasportare l’urna del Cristo morto si fanno carico 32 confratelli guidati da due “capi vara” con i classici abitini scuri e seguiti dagli incappucciati i quali sfoggiano la tunica bianca con il cappuccio di colore nero o blu secondo la maestranza d’appartenenza.

La scultura in legno è riferita come opera dello scultore palermitano Francesco Quattrocchi, del 1784 circa. L’opera, che esprime una tenerissima pietà, assume connotati realistici, è stata restaurata nel 1987 e riporta i colori originali.

La processione è ricordata da Giuseppe Pitrè che, allora abitante del Borgo Vecchio, la osservò con ammirazione. Ancora oggi nel rione si ricorda un cortile dedicato alla Soledad, fino a quando l’immagine dell’Addolorata fu trasferita dal collegio di Maria al Borgo a Rua Formaggi.

Attualmente la congregazione risiede presso la chiesa di San Nicolò da Tolentino un quanto la vecchia sede risulta in rovina.