INSIEME AUTENTICAMENTE. RIFLESSIONI A PARTIRE DA DUE OPERAZIONI DI CONSULENZA PSICOLOGICA

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CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

Gli eventi narrati in questo articolo si basano su esperienze dallo scrivente vissute con due coppie che hanno richiesto una consulenza psicologica.

Tuttavia, sono stati modificati nomi, alcune specifiche caratteristiche e dettagli a tutela e nel rispetto della riservatezza.

L’obiettivo dell’articolo è quello di rappresentare con fedeltà l’esperienza del disagio psichico riguardante le crisi di coppia così come io l’ho percepito onorando, nel contempo, l’etica del segreto professionale insita in ogni relazione psicologo/cliente e mostrare come, una rilettura critica dei significati della vita di coppia possa aiutare i partner ad intraprendere un processo di superamento delle dinamiche conflittuali, salvando ciò che di positivo rimane del legame.

PREMESSA

La crisi di coppia è un percorso in continuo “divenire” che attiva una profonda elaborazione di vissuti personali, nel quale, entrambi i partner – per evitare di giungere alla decisione di lasciarsi – devono riuscire ad assemblare il conflitto e l’incomprensione per potersi riconoscere reciprocamente, anzitutto, come persone bisognose d’amore e, partendo da questo nuovo punto, instaurare un rapporto di collaborazione e cooperazione che apre a un dialogo autentico volto alla salvaguardia del benessere di entrambi.

In parole povere: imparare ad amarsi autenticamente.

Questo processo, paragonabile ad un lutto, coinvolge e ricade anche sui figli – se sono presenti – attivando vissuti psicologici di abbandono, perdita e senso di colpa come anticamera necessaria e insieme dolente alla successiva rinascita.

Quindi, tenuto conto che gli effetti psicologici della crisi in amore sono particolarmente delicati e che la soluzione del problema, nel salvaguardare i partner, richiede la rilevazione di fattori psicologici complessi, in considerazione della significatività della coppia e nell’unico interesse di giungere ad un obiettivo diverso che non sia la facile soluzione prospettata dal separarsi, occorre indagare, ai fini della valutazione e della progettazione di un piano di intervento psicologico efficace, la personalità di entrambi i partner, l’esistenza di un “progetto di coppia comune”, la disponibilità di entrambi a venirsi incontro nelle reciproche esigenze, nel dare e ricevere amore, cure ed attenzioni, guida e continuità.

ESORDIO DELLA CRISI

La prima coppia, che chiameremo A., richiede una consulenza psicologica in merito a un’attuale disaccordo nell’ambito di una crisi che li vede attualmente conviventi ma paradossalmente separati. I due, hanno contratto matrimonio nel 1999 e dall’unione sono nati due bambini.
Nel luglio del 2004, la sig.ra A. abbandona la casa coniugale, comunicando al marito la sua decisione attraverso una lettera, dove espone al marito le sue inadeguatezze coniugali che l’hanno condotta alla scelta di lasciarlo, mettendolo al corrente, inoltre, di essersi innamorata di un altro.
Mentre il sig. A. attribuisce a questa relazione della moglie la fine del loro matrimonio, la sig.ra, invece, ritiene che la crisi sia da addebitare ai continui tradimenti del marito.

Così, entrambi decidono di lasciarsi.

All’atto della separazione, la situazione conflittuale tra i due coniugi, pone nuove problematiche. Infatti, il marito scopre che il nuovo uomo della moglie è, in realtà, il suo migliore amico dai tempi della scuola con il quale aveva condiviso diverse sfere della propria vita.
Si genera, così, un escalation conflittuale tra i tre che iniziano una serie di litigi, contrassegnati da insulti e percosse insieme a difficoltà organizzative nel gestire la separazione.

Ma nel momento in cui la separazione può divenire finalmente concreta, attraverso i procedimenti legali, la sig.ra A. mostra un improvviso ripensamento. Lascia il nuovo compagno e decide di ritornare dal marito dichiarandosi innamorata perdutamente e profondamente pentita del tradimento. Tra le lacrime amare e sofferte, entrambi si ripromettono di amarsi reciprocamente, non tradirsi più e tornano a vivere insieme.

Durante la convivenza, però, le ferite non ancora suturate di entrambi ben presto li riportano a litigare e le maldicenze insieme agli affilati attacchi reciproci, spossano entrambi in un vorticoso labirinto di freddezza emotiva e rabbia che li immobilizza nell’impossibilità di raggiungere qualsiasi strumento psicologico utile alla liberazione dai demoni del passato.

ANALISI DEI DATI EMERSI

Tutto il percorso valutativo evidenzia importanti elementi della realtà familiare contrassegnati da dissapori e contrasti irrisolti.
Infatti, già durante il primo incontro con la coppia A., emergono fattori che si ripresenteranno lungo tutte le operazioni di consulenza.

Ad apertura dell’incontro, il primo nodo problematico è quello di riuscire a determinare una corretta successione degli avvenimenti che hanno condotto alla crisi, al tradimento, alla separazione a al successivo tentativo di riconciliazione. I due non riescono a trovare un accordo riguardo le motivazioni e le mancanze affettive di entrambi. Durante la discussione, emerge preponderante la profonda difficoltà dei due a parlarsi in modo pacato e autentico nel dichiararsi il desiderio e il bisogno estremo di raggiungere l’obiettivo comune di tornare ad amarsi.

Così, ad esempio, il dare nuovamente amore all’altro diventa motivo di ricatto, dove il dare dell’uno è relativo a quanto l’altro è disposto a dare a sua volta, impegnando entrambi in un ragionamento su un piano di realtà egocentrato dove ‘uscire insieme il sabato per mangiare una pizza fuori’ non è più il tempo interiore per uno spazio di appagamento e gioia ma motivo di lotta.
Così, ad esempio, il sig. A., si vede negare la possibilità di uscire una sera particolare semplicemente per la partita di calcetto, poiché, riattiva i timori della moglie di un nuovo tradimento e, a sua volta, lui stesso nega alla moglie, la possibilità di andare insieme ad una cerimonia dei suoi parenti, poiché, a suo dire, potrebbe incontrare qualcuno e innamorarsene.

Nel tentativo di chi scrive di costituire una spazio ‘altro’ per una ricostruzione positiva del loro passato che apre a nuove possibilità future, appaiono solo una serie di rimproveri reciproci, recriminazioni e dissapori riguardo l’attribuzione della colpa dei tradimenti.

… FACCIAMO UN PASSO INDIETRO

E’ indispensabile fare un passo indietro per trovare alcuni elementi della storia personale e di coppia, in luogo di fare intendere le ragioni del diverso modo dell’uno e dell’altra di viversi nell’impegno coniugale.

Entrambi riferiscono che i primi problemi si sono determinati addirittura qualche giorno prima del matrimonio, secondo la sig.ra A. in seguito alle difficoltà emozionali del marito nel far fronte alle sue esigenze. Il sig. A., invece, smentisce categoricamente questa visione affermando come, la moglie, abbia sempre posto dei muri nell’intimità, costringendolo a cercare altrove l’appagamento.

È opportuno, quindi, comprendere quali fossero, in realtà, i bisogni e le aspettative, di natura psicoaffettiva, che entrambi ponevano nella fondazione di una vita in comune, gli stessi bisogni che, però, successivamente disattesi, dietro i dissapori costanti manifestati oggi dalla coppia, celano un più profondo sentimento di mancanza e inadeguatezza relazionale talmente inaccessibile che li conduce ad un’attribuzione totale della colpa l’uno verso l’altro.

Indubbiamente la sig.ra A., riconosce di avere cercato di colmare nel matrimonio alcune carenze personali, perché, non si è mai sentita amata dalla famiglia d’origine, tant’è che da adolescente si è resa subito autonoma e indipendente andandosene. Così, sperava di trovare, nel marito, l’uomo che attraverso il suo affetto e amore fosse in grado di fornirle l’accudimento totale mai percepiti prima. Anche il sig. A., riponeva nel matrimonio le stesse aspettative di amore e supporto ma in un rigido rapporto ben delineato nei ruoli maschili e femminili tradizionali, che impegnano la donna nell’accudimento totale del compagno e l’uomo nella legittimazione di provvedere a costruire fuori dal matrimonio trasgressive alcove se ne sente la necessità.

Procedendo, si scopre, però, che le esperienze vissute dai due nelle rispettive famiglie d’origine, oltre a determinare una visione assai diversa dell’impostazione della famiglia costituita, hanno comportato dei sentimenti di vuoto affettivo che, seppur negati, impegnano i due in una ricerca costante di amore totalizzante che se ingannato conduce alla disperazione e al delirio

Dunque, il fallimento delle proprie aspettative, ha portato entrambi ad allontanarsi emotivamente iniziando a rimproverarsi reciprocamente le carenze. Questa criticità della coppia, determina le versioni opposte e inconciliabili della sintesi matrimoniale con reazioni oppositive a catena e sterili lotte che impediscono, nello spazio di consulenza, un contatto comunicativo intimo tra i due, determinato anche dal rifiuto, da parte di entrambi, di toccare l’argomento ‘tradimento’, poiché, questo produce soltanto per tutti e due attacco, patimento e calunnie infinite dove lo spazio di consulenza psicologica è solo un palcoscenico dove rappresentare il disagio, nella speranza di una riparazione alle proprie sofferenze.

INTRODUZIONE AL SECONDO CASO

Conoscere la storia e le dinamiche di coppia precedenti alla crisi è, senza dubbio, il necessario presupposto per comprendere le dinamiche conflittuali, ma anche, per prevedere verso quali trasformazioni può dirigersi concretamente la coppia nella capacità di riorganizzare armonicamente nuovi nuclei di condivisione e amore reciproco.

Dunque, l’apporto delle osservazioni e delle valutazioni dello psicologo è opportuno, poiché, consente di soffermarsi sui movimenti intrapsichici e relazionali che caratterizzato la particolarità del rapporto di coppia. Come nel caso della seconda coppia che ci offre ulteriori spunti di riflessione basate su quanto emerso nel corso delle operazioni di consulenza.

I coniugi B. richiedono una consulenza psicologica a seguito di una crisi riguardante l’educazione della loro unica figlia (che chiameremo F.) che, secondo la signora B., il marito manipola costantemente per garantirsi il suo amore.

Nel primo incontro, la sig.ra B. sostiene timorosa che la figlia la vive come una figura genitoriale di secondo piano, marginale, collocata in uno spazio del suo mondo interno meno significativo e centrale rispetto a quello destinato al padre.

F., in piena fase adolescenziale, sembra riattivare inconsapevolmente, con le sue naturali spinte verso un adulto progetto futuro, antiche paure materne, confermate dal fatto che, a fronte di qualsiasi atteggiamento della figlia, è il sig B. che offre comprensione ponendo la moglie in una posizione decisamente scomoda. Ma il sig B. rassicura la moglie affermando con assoluta convinzione che F. è profondamente legata a lei, anche se, a suo dire, il rapporto madre-figlia è sempre stato attraversato da dinamiche alquanto complesse.

È, dunque, indispensabile fare un passo indietro per trovare alcuni elementi della storia personale e di coppia dei signori B., per intendere le ragioni del diverso modo dell’uno e dell’altra di vivere l’impegno genitoriale.

Le esperienze vissute dai due all’interno delle rispettive famiglie d’origine, se per un verso hanno facilitato la condivisione di taluni valori fondamentali, dall’altro hanno determinato una visione assai diversa dell’impostazione della famiglia costituita.

Se, infatti, per il sig. B. l’assoluta priorità da perseguire è sempre stata l’unione familiare che, pur nella flessibilità dei ruoli e nel rispetto delle aspirazioni di ciascun coniuge, garantisse la condivisione della quotidianità e della crescita della bambina, per la signora B., invece, la maggior tensione è sempre stata rivolta all’affermazione di sé e della propria autonomia penalizzata in seno alla famiglia d’origine.

Si è prodotto, così, uno sbilanciamento nella relazione di coppia con un’inevitabile penalizzazione dei ruoli coniugali.

Questo disequilibrio, mai profondamente condiviso dal sig B. ma tollerato nel rispetto delle esigenze affermative della moglie che attraverso il suo privilegiare la carriera garantiva comunque uno stato economico più che soddisfacente, ha creato, negli anni, un’area di silenzio e distanza, sia fisica che emotiva, riducendo la comunicazione ad uno sterile scambio verbale generando, ovviamente, crescenti sentimenti di insoddisfazione e delusione.

La crisi di coppia attuale, quindi, giustificata da entrambi come dovuta alle diverse visioni riguardanti l’educazione della figlia, è molto più profonda nelle ragioni del malcontento.

Un malcontento che entrambi riconducono ad origini più antiche, poiché, nel corso del matrimonio, né l’uno, né l’altra, sono riusciti a rinegoziare le premesse e gli obiettivi del patto iniziale, per tentare di giungere ad una nuova impostazione che riuscisse a conciliare i bisogni e le aspettative di ciascuno.

La storia attuale, viene da entrambi descritta come assolutamente deludente, poiché, di fatto, entrambi vivono due vite parallele: il sig. A. si sente solo senza una “vera” compagna accanto in grado di conciliare famiglia e lavoro, costretto ad accettare un ménage familiare contrassegnato dalla carente condivisione di spazi e di interessi con la moglie e che tiene in piedi senza conflitti aperti, per salvaguardare la serenità della figlia.

Per la sig.ra B., la realizzazione professionale, frutto di tanto impegno negli anni della formazione, rimane l’obiettivo prioritario, anche se, dichiara amareggiata, ciò che in apparenza può sembrare ambizione e carrierismo è, in realtà, una fuga da un rapporto per lei arido e insignificante che sente andare verso una crisi irreversibile che a tutti i costi vuole evitare.

Inoltre, la sig. ra B., sente che il marito non comprende le sue preoccupazioni per la figlia, poiché, in questa particolare età, si ha più bisogno di confrontarsi e comprendere anche i divieti posti dalla madre. Invece, prosegue, il marito, con il suo atteggiamento accomodante, impedisce qualsiasi presa di consapevolezza della figlia nei confronti del ‘no’, un no che il mondo comunque impone e con il quale “prima o poi tutti dobbiamo affrontare”.

Il PIANO DI INTERVENTO

È possibile essere felici in coppia per sempre?

Certamente i dati statistici confermano come le crisi di coppia oggi portano inevitabilmente al divorzio.
In psicologia è ben nota l’affermazione di Kohut per il quale “un buon matrimonio è quello in cui l’uno e l’altro partner raccoglie la sfida di svolgere la funzione di oggetto-Sé delle quali il Sé temporaneamente indebolito dell’altro ha bisogno in un momento particolare”.
Per Berkowitz, invece, il partner regola la propria autostima specchiandosi o idealizzando la relazione con il coniuge; questa modalità relazionale implica una richiesta di amore e accettazione incondizionati che nessuno potrebbe soddisfare. Ed è proprio quando queste aspettative falliscono che la coppia si frammenta come esteriorizzazione di una frantumazione profonda del proprio Sé.
L’intervento psicologico di primo livello sulla coppia, quindi, laddove dalla valutazione emerge una forza dell’Io di entrambi i partner adeguata allo sviluppo di un piano condiviso di riconciliazione e amore, può basarsi sulla metodologia posta da Greenspan e Mannino il cui obiettivo è promuovere un confronto tra i due con gli aspetti della personalità del partner mai espressi.

Così, alla coppia A e B, e ad altre tre coppie con problematiche analoghe propongo un percorso di sviluppo personale di due incontri in un week-end residenziale volto ad apprendere cosa può significare imparare ad amare senza condizionamenti.

Tutti accettano con entusiasmo e curiosità.

GLI INCONTRI, LORO SUCCEDERSI E CONTENUTI EMERSI.

Primo incontro

Un immenso cielo blu e un sole caldo accompagnano il nostro tratto verso la sede stabilita. All’arrivo, osservo le 5 coppie, apparentemente persone diverse, con età diverse e situazioni sentimentali simili ma accomunati tutti dal desiderio di migliorare il loro rapporto e iniziare a capire il perché non è soddisfacente per come si desidera nel proprio cuore.

Alle 10 si comincia e dopo i convenevoli di accoglienza e socializzazione si respira un’atmosfera di complicità e fiducia per un viaggio che si prospetta difficile ma la cui aspirazione è trovare la porta per la risoluzione.

Il sig. A. mi chiede quanto anch’io sono pronto a condividere elementi così intimi.

Già perché mettersi in gioco, non fingere con se stessi e con gli altri può aiutare a prendere consapevolezza dei propri sentimenti e dei condizionamenti che autolimitano.

Il primo tema che emerge dalla libera discussione è proprio questo:

Bisogna avere il coraggio di superare il passato per vivere il presente.

Dice la sig. ra B. “per andare avanti in un matrimonio bisogna riuscire a staccarsi dal passato anche se ti bruciano ancora le ferite”
Incalza il sig. A. “questo può essere facile ma dipende da che ferite”
Sostiene la sig.ra A. “non ci sono ferite che bruciano di meno e quelle che bruciano di più, non si può competere su chi si è fatto più male, ognuno si è fatto male perché si è amato tanto l’importante è capire perché ci si fa del male e andare avanti”
Conclude il sig. A. “si ma per andare avanti non bisogna fare finta di niente bisogna parlarsi apertamente dire guarda tu hai sbagliato in questo è mi hai ferito se mi ami veramente non devi farlo mai più, tutti possono sbagliare e se io sbaglio con te dimmelo e anch’io dovrò sforzarmi di non ferirti mai più … perché ti amo, questo dovrebbe essere amore no?”

Cos’è l’amore?
Da questa apparentemente semplice domanda posta dal sig. A. procede il discorso del gruppo che dopo una serie di risposte quali – appoggio, protezione, sicurezza – ricorda l’amore primario, quello dei propri genitori.

Così, appare chiara ai partecipanti come

Il proprio modo di amare nasce dal legame con i propri genitori che, certamente in modo non voluto, hanno condizionato le relazioni successive.

Afferma la sig. A. “ I miei genitori sono vecchio stampo, mio padre comandava mia madre lo serviva … a volte mi stupisco che mio marito rimprovera a me di essere come io ho sempre detto che è mia madre fredda, distaccata io non penso di essere così ma lui me lo dice sempre”
Il sig B. invece “ io non mi sono mai sentito amato dai miei genitori e oggi scopro che non mi sento amato da mia moglie certo per me è perché lei è sempre fuori per lavoro ma in fondo in fondo lo so che sono io che mi porto dietro questo vuoto enorme e che lei non c’entra”

A questo punto, chi scrive, informa che in psicologia, si è potuto constatare che il primo amore della vita – i genitori – ci condiziona in tutte le nostre relazioni amorose e come, ciascuno può notare che eventi che hanno segnato la vita di ciascuno, possono diventare uno schema di relazione che si mette in atto nella relazione con il partner.

“Certo io mi sono sempre sentito tradito da mio padre – afferma il sig. A – e so di certo che lui tradiva mia madre e anch’io sono stato tradito”
Mentre la sig. ra B. “mia madre mi voleva sottomessa non certo audace nel lavoro come sono io oggi e ogni volta che mio marito mi rimprovera di lavorare troppo mi sembra di sentire mia madre”
E la sig. A. “si io mi sento come ero a casa con i miei insoddisfatta, arrabbiata, abbandonata , infatti me ne sono andata da casa a 13 anni e ho lasciato lui appena mi sono sentita così”

La riflessione procede analizzando le declinazioni della parola amore: amicale, sessuale, ecc. apprendiamo, così, che l’amore ha diverse espressioni: familiare, erotico, amicale e spirituale.
Ma si scopre che per amare davvero, occorre perdonare.

Emerge così il terzo tema e sicuramente il più importante:

Amare davvero significa perdonare e smettere di giudicare noi stessi e gli altri

spiega la sig.ra B “ è come se fossimo prigionieri della continua ansia di dimostrarci migliori dell’altro oltre che del lavoro, delle pressioni finanziarie, così mi sento succube del giudizio di mio marito”
continua la sig.ra A “ o forse vittime del nostro bisogno di farci accettare”
mentre aggiunge il sig. B. “ siamo spinti a convincere l’altro che abbiamo ragione anche se abbiamo torto e anche quando sappiamo di esserlo nel torto”

si comprende, quindi, che il giudizio confina in una sorta di cella di isolamento dove l’altro non ha spazio per entrare.
Così, il caos e la conflittualità che caratterizzano le relazioni amorose non sono che l’eco di atti distruttivi che si agitano principalmente dentro noi stessi.

Per quanto possa essere difficile ammetterlo, le parole offensive, gli sguardi carichi di odio e risentimento che si rivolgono al partner hanno un effetto negativo cumulativo che a sua volta genera sofferenza a livello personale e nella coppia.

“Bisogna essere chiari e parlare chiaro” afferma con forza il sig. B.

Ma essere amorevolmente sinceri con l’altro non è facile quando ci si trova di dover dire a qualcuno la verità del nostro Io più profondo ci si sente bloccati.
Il gruppo scopre così che la paura di dire o sentirsi dire la verità è l’ostacolo più grande che si può incontrare in una storia d’amore ma anche che quando ci teniamo dentro qualcosa, quel qualcosa crea una barriera nei partner e se non si è disposti ad ascoltare le parole dell’altro senza reagire o offenderci creiamo una distanza a volte insormontabile.

Sebbene non ne siamo consapevoli qualunque comportamento negativo anche se sembra trascurabile mette in gioco forze distruttive; ogni volta che reagiamo in modo aggressivo alle esigenze o ragioni dell’altro creiamo una forza di giudizio e così veniamo giudicati nel modo in cui giudichiamo l’altro.

Due persone possono avere pareri o punti di vista differenti tuttavia entrambe possono avere ragione.
L’ostilità e il rancore emergono quando l’intolleranza genera le risposte.
Il vero amore non si cura di concetti vaghi come la ragione o il torto perché si aspira a qualcosa di più grande: l’unità e la sensibilità che non può aversi senza tolleranza

Da qui il pentimento inteso non come fissazione ossessiva sulla colpa ma come rimedio a ciò che si è fatto comprendendo il dolore causato all’altro attraverso il nostro tratto caratteriale.

L’incontro si conclude con la consapevolezza che l’espressione di questa capacità è la cosa più importante ed insieme la più difficile da riuscire a fare in una relazione amorosa.

Secondo incontro

L’indomani, i partecipanti sentono di essere ciascuno compagno di viaggio dell’altro accomunati ancora dal desiderio di osservare anche se solo in superficie i propri comportamenti, le proprie paure, ma si cominciano anche a sperimentare soluzioni nuove.

Le coppie durante la sera riferiscono di avere vissuto emozioni e sensazioni contrastanti che li hanno condotti tutti insieme a mettere in discussione una delle più grandi certezze delle relazioni umane.

Il vero amore nasce quando si rinuncia all’ideale romantico

Ci spiega la sig. B. facendosi portavoce dell’intero gruppo che “ amare veramente significa anche crescere e crescere vuol dire capire che l’altro non è il principe azzurro che sognai da ragazzina ma è un uomo, con i suoi difetti, le sue imperfezioni, le sue cattiverie ma soprattutto che le tue imperfezioni che tanto critichi sono anche le tue. Anche tu sei imperfetta, con tanti difetti e puoi essere molto molto cattiva.”

Quindi, la passione per vivere insieme passa dall’accettazione incondizionata della non perfetta natura umana.

Si comincia a comprendere che per rompere lo schema relazionale che blocca il vero amore occorre cercare delle soluzioni alternative. Il cui primo passo è fare evolvere l’ideale romantico in un ideale realistico.

Inoltre, l’ostacolo più grande all’amore più autentico è definito dall’egoismo come spiega la sig. A. quando afferma che “il desiderio costante di ricevere solo per se stessi crea una rottura nella coppia”. Bisogna imparare a condividere e a dare senza pensare di rinunciare a qualcosa di sé.

Insieme vengono fissati degli esercizi da fare in due a casa da soli.

Esprimere le proprie emozioni all’altro; capire il limite e trovare il coraggio e la forza per superarlo;
pensare in due e mettere in atto comportamenti nuovi e originali che sorprendano entrambi.

CONCLUSIONI

Chi scrive ritiene che lo ‘spazio per pensare’ definito dal seminario abbia aiutato i coniugi ad avviare una rilettura critica dei significati della vita di coppia e che li abbia aiutati ad intraprendere il processo di superamento delle dinamiche conflittuali, salvando ciò che di positivo può rimanere del loro legame. Si sono registrati molteplici aspetti rassicuranti e predittivi di una positiva evoluzione delle diverse situazioni.

D’altronde, nessuno di loro ha rinnegato una storia che li ha visti uniti anche nel superamento di periodi particolarmente difficili.
La tensione e le dinamiche distruttive, hanno un senso se si guardano come espressione di una sostanziale incapacità psicologica dei coniugi a gestire quel momento della coppia che li blocca in uno stallo, ma che, li porta a sperare in una fine del conflitto per tornare ad amarsi ancora.
Molte dinamiche e comportamenti sono il risultato di relazioni infantili apprese per ottenere gratificazioni, ricevere sostegno e attenzione.
Diventati adulti questi meccanismi possono diventare poco funzionali o addirittura distruttivi comprenderli e superarli aiuta a vivere con consapevolezza la relazione.

La consapevolezza che l’amore è evoluzione.

Un’evoluzione, necessaria per proseguire nella relazione sentimentale con sufficiente serenità, che passa dal sapere ascoltare le sensazioni del cuore e accrescere la percezione che si ha di se stesso, dell’altro e del legame.