La medicina dell’adolescente: riflessioni bioetiche e medico-legali

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Prof. Tito Livio Schwarzenberg, Professore associato – Titolare della Cattedra di Adolescentologia – Università “La Sapienza” di Roma

Qualsiasi medico (generico, pediatra, adolescentologo, internista, ginecologo o di altra specialità) che operi a vantaggio degli adolescenti dovrebbe saper riconoscere e verificare gli ambiti giuridici entro i quali il minore possa realmente e serenamente fruire di un’autonoma ed efficace tutela della propria salute. Allo stesso modo, dovrebbero essere considerati e riconosciuti i limiti, i diritti e i doveri del medico stesso nel prestare assistenza all’adolescente minore, nel rispetto della propria responsabilità legale, deontologica e professionale e, ovviamente, in armonia con la propria coscienza.
Tra l’altro, sono molteplici i motivi per cui i medici che si confrontano con gli adolescenti devono preoccuparsi degli aspetti legali ed etici della propria attività: dall’ovvia attenzione per tutti i problemi relativi alla responsabilità professionale in campo civile e/o penale quale conseguenza di presunti o reali errori diagnostici o terapeutici fino alla valutazione dell’operato del medico stesso da parte del minore adolescente e di coloro che sul minore esercitano la potestà o la tutela. Partendo da tali premesse, si è tentato di definire con maggiore precisione le esigenze e le garanzie minime riguardanti il sanitario e il paziente minore per poter concretamente operare in ambito adolescentologico, cercando anche di verificare, in un secondo tempo, se tali possibilità si possano riscontrare e in che misura nella normativa attualmente vigente in Italia e all’estero.
Il punto nodale, come tutti sanno, è determinato dal compimento o meno del 18° anno di vita e dal conseguente ingresso nella maggiore età: di fatto, azzerando qualsiasi pre-esistente differenza di livello maturativo, tutti i diciottenni acquisiscono immediatamente e permanentemente la completa “capacità di agire”, vale a dire ogni attitudine a compiere atti giuridici nel proprio interesse. Il problema permane invece con i bambini e, soprattutto, con tutti quegli adolescenti che non hanno ancora compiuto i diciotto anni.

Il superamento del 18° anno non può comportare un passaggio brusco da una condizione di totale incapacità ad uno stato di improvvisa, completa e permanente consapevolezza e abilità. Le realtà biologica e psico-sociale sono, infatti, caratterizzate da un fluire continuo di momenti evolutivi che si aggiungono l’uno all’altro senza soluzione di continuità e di cui anche il legislatore ha dovuto alla fine tenere conto, riconoscendo che, in alcune particolari occasioni anche una soglia di età inferiore ai 18 anni può avere un importante rilievo giuridico. Basti pensare, ad esempio, alla posizione dei minori nel Diritto Penale (con la soglia di imputabilità ai 14 anni), come anche in riferimento all’attuale normativa sulla violenza e sugli abusi sessuali, sulla tutela sociale della maternità e/o sull’interruzione volontaria della gravidanza (L. 194 del 22-05-78), nel Diritto del lavoro e, infine, riguardo alle problematiche medico-legali delle tossicodipendenze in età minorile.
Per quanto attiene alla normativa internazionale sulla tutela dei diritti dei minori, si deve rimarcare che la maggior parte delle pur numerose disposizioni finora emanate consistono soprattutto in autorevoli dichiarazioni di intenti con significato di direttiva di valore morale ed etico che di regola, tuttavia, non assumono valore di legge, a meno che non vengano ufficialmente recepite come vincolanti con apposito atto legislativo promulgato dai singoli Stati membri. Tutto quanto finora esposto rappresenta, ovviamente, la premessa indispensabile per una più approfondita riflessione su un argomento di fondamentale importanza anche se, tuttora, rimane in gran parte irrisolto: i minori e il consenso, assenso e dissenso informati.
Se è vero, come è vero, che libertà, dignità, autonomia e autodeterminazione sono diritti universali, è indispensabile accertare se, in che misura e da quando anche i minori possano con sufficiente autonomia e libertà tutelare la propria salute, accedere ai presidi sanitari loro dedicati, acconsentire ai necessari accertamenti laboratoristici e/o strumentali, accettare le proposte terapeutiche loro suggerite e, se è il caso, anche di essere inseriti in un protocollo clinico sperimentale. È fin troppo ovvio, tuttavia, che la condizione di minorenne compendia, al suo interno, situazioni estremamente eterogenee, legate sia all’età anagrafica che ai diversi livelli individuali di maturazione. Ne consegue, anzitutto, la necessità di sapere e di potere adottare comportamenti e regole diverse nel caso in

cui il minore sia ancora un bambino in età prescolare o scolare, oppure un preadolescente o un adolescente in grado ormai di dimostrare una capacità adeguata di discernimento per scelte responsabili riguardanti la propria salute. In pratica, tuttavia, l’adolescentologo finisce spesso col trovarsi dibattuto tra problemi etici e legali: può, infatti, ritenere professionalmente corretto, oltre che etico, garantire assistenza e riservatezza ad un paziente minore (per altro consapevole e con indubbia maturità decisionale) ma non è affatto certo che il solo consenso del giovane lo metterà comunque al riparo da eventuali contestazioni legali, anche se a tutt’oggi non esiste in Italia una disciplina giuridica espressa, vale a dire una precisa norma di legge che contempli in modo specifico e nelle sue molteplici contingenze il consenso informato nell’ambito medico-chirurgico. È pur vero che le norme, come tali, possono essere esplicite come le leggi, i regolamenti scritti, i codici deontologici oppure implicite, legate cioè alle esperienze, ai comportamenti, alle contingenze, alla cultura, ai convincimenti personali e alle riflessioni etiche e morali.
Concludendo, la condizione di minorenne raccoglie in sé realtà molto differenti tra loro: è evidente, pertanto, che qualunque criterio esclusivamente e rigidamente legato all’età anagrafica, scelto per ordinare tale ambito così eterogeneo, non può che risultare forzato e poco rispettoso delle effettive contingenze. Tra i minori, infatti, sono compresi anche gli adolescenti che, pur se non completamente autonomi, sono spesso perfettamente in grado di rendersi conto di ciò che gli accade e di esprimere in proposito, in modo coerente e maturo, la propria volontà e, compatibilmente alla situazione contingente, hanno il pieno diritto di essere seriamente ascoltati e di godere della massima riservatezza come anche della tutela del segreto professionale.