La Medicina di Genere, progetto strategico per la sanità pubblica italiana

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Intervista a Monica Bettoni Direttore Generale Istituto Superiore di Sanità

Come si sta concretizzando l’impegno dell’ISS in favore della Medicina e della Farmacologia di Genere? Che priorità hanno queste aree per l’Istituto?

Per quanto riguarda l’impegno dell’Istituto, abbiamo istituito una specifica Sezione di Gender Medicine nel Dipartimento di Farmacologia, e questo testimonia un’attenzione non generica, ma una significativa attività di ricerca concretizzata da una rilevante produzione scientifica e dall’istituzione di corsi. Un settore di ricerca ulteriormente sviluppato riguarda l’attività di coordinamento, affidataci dal Ministero della Salute, di un progetto strategico che inquadra la Medicina di Genere come obiettivo strategico per la sanità pubblica. Questo progetto, che si è avvalso di fondi del Ministero della Salute, ha visto la collaborazione di numerose Istituzioni, fra cui Università e altri Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, e si è focalizzato su precisi target di ricerca e ambiti di studio, come le malattie dismetaboliche e cardiovascolari, l’endocrinologia, l’ambiente di lavoro e, ovviamente, i determinanti di salute della donna. La redazione, da parte di istituzioni importanti come AIFA di Linee guida sulla sperimentazione farmacologica da indirizzare anche nel settore femminile, testimonia il positivo recepimento degli studi e della ricerca prodotta.

In che misura l’Istituto Superiore di Sanità considera l’impegno sulla Medicina di Genere una priorità?

Riteniamo che l’assunzione delle differenze di genere da parte di tutti coloro che operano nella comunità scientifica possa avere una ricaduta importante sul Servizio Sanitario Nazionale: consentirebbe, e laddove è stato fatto l’ha dimostrato, di programmare in modo più efficiente i servizi, di orientare la ricerca e di dar luogo a percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione dotati di maggiore appropriatezza e dunque più adeguati alle esigenze di salute degli utenti. Inoltre, può offrire un concreto contributo anche rispetto al controllo dei costi del Servizio Sanitario Nazionale, perché consentirebbe, se non di risparmiare, sicuramente di allocare le risorse in maniera più appropriata.

Quale valenza hanno avuto le informazioni acquisite attraverso gli studi e la realizzazione del Progetto strategico sulla Medicina di Genere?

La valenza va ovviamente rapportata a ciascun tipo di area d’intervento. A livello generale la nostra attività di ricerca ha prodotto una determinazione da parte dell’AIFA sull’importanza delle differenze di genere nei consumi farmaceutici che è stata inserita nell’ultimo Rapporto sullo stato di salute degli italiani. Focalizzando invece un settore specifico, le sollecitazioni della Medicina di Genere come portato della ricerca e dell’osservazione epidemiologica sono state particolarmente recepite in ambito cardiovascolare. È un dato acquisito ormai da tutti i cardiologi e da tutti coloro che si occupano di malattie cardiovascolari che per la popolazione femminile bisogna stilare un diverso profilo di rischio e che le donne hanno una diversa manifestazione e decorso della cardiopatia ischemica. Un’evidenza che invece non ha ancora dato luogo ad applicazioni pratiche è la sostanziale differenza della resistenza delle cellule maschili e femminili rispetto allo stress. Ci auguriamo che possa essere presto foriero di risultati di applicazioni.

Lei si occupa autorevolmente e da tanti anni di questioni di Sanità: in che misura in passato la Medicina di Genere era già considerata una priorità che andava affrontata?

Un approccio di genere era stato già sviluppato negli anni passati, ma prevalentemente dal punto di vista della salute della donna, a compensazione di un ritardo storico e strutturale. Il passo in avanti compiuto in questi anni è stato quelli di parlare di appropriatezza per ciascun genere, maschile o femminile, perché questo ci consente di tener conto delle implicazioni per ambedue i sessi e di parlare, per fare un esempio, di cancro della mammella nell’uomo.
Oggi questa prevalenza di attenzione alla salute della donna è stata corretta dal punto di vista scientifico, e parliamo quindi di differenze di genere che coinvolgono maschi e femmine e dunque di vantaggi per entrambi nel momento in cui sono prese in seria considerazione.