La Rete nazionale dei tumori rari: una proposta condivisa tra Intergruppo Parlamentare per le Malattie Rare, FAVO e Società scientifiche di Oncologia

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La collaborazione clinica in “Rete” è fondamentale sia nelle malattie rare che per i tumori rari. L’Italia sta assumendo proprio in queste settimane alcune decisioni importanti proprio in riferimento alla partecipazione italiana alle Reti di Riferimento Europee (ERN – European Reference Network) previste dalla Direttiva 2011/24/UE sull’assistenza sanitaria trans-frontaliera. E in questa prospettiva dovrebbe collocarsi anche la Rete Tumori Rari in Italia e in Europa come parte integrante delle reti collaborative nazionali esistenti.
I tumori rari sono profondamente diversi dalle malattie rare non oncologiche (vedi tabella allegata) innanzitutto per il fatto che sono dei tumori e quindi appartengono ad una delle patologie più frequenti in Italia. Gli stessi tumori rari sono rari solo se presi singolarmente, ma in realtà sono tanti se considerati cumulativamente. Il progetto “surveillance of rare cancers in Italy” (RITA) ha identificato 198 tumori rari sulla base della classificazione internazionale delle malattie oncologiche (ICD-O3). Nel loro insieme sono il 23% dei nuovi casi di tumore maligno.
Fanno parte dei tumori rari tutta la famiglia dei tumori pediatrici, molti tumori ematologici, dieci famiglie di tumori solidi dell’adulto1. In pratica vi sono dodici famiglie di tumori rari, seguite da comunità diverse di medici, pazienti, istituzioni di riferimento. Per queste famiglie, l’oncologia, in Italia ed in Europa, ha creato reti di pazienti e reti per la ricerca clinica, che producono linee guida per la pratica clinica, su progetti collaborativi ad hoc e consentono una importante sorveglianza epidemiologica. In considerazione di queste realtà, già presenti e funzionanti in buona parte dei paesi europei, è necessario creare una o più Reti di Riferimento Europeo sui tumori rari (corrispondenti alle dodici famiglie di tumori rari che afferiscono alle relative comunità di medici, pazienti, istituzioni che se ne occupano). È quanto chiediamo al governo italiano, che dovrebbe sostenere con decisione questo punto a livello europeo.
In Italia, le reti dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) e del Gruppo Italiano delle Malattie Ematologiche dell’Adulto (GIMEMA) sostengono da anni la ricerca clinica, rispettivamente, nei tumori pediatrici e nei tumori ematologici, e contribuiscono a mantenere una buona qualità di cura tra centri di riferimento. Per quanto riguarda i tumori rari solidi dell’adulto (sono il 15% di tutti i tumori rari e sono molto meno presidiati da centri di riferimento specifici), dal 1997 la Rete Tumori Rari opera per migliorare la qualità di cura e diminuire la migrazione sanitaria attraverso la condivisione a distanza di singoli casi clinici.
Nel 2012 e nel 2013, gli Obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale del Servizio Sanitario Nazionale ne hanno incorporato il progetto, con lo scopo di far divenire la Rete Tumori Rari una “risorsa permanente del Sistema Sanitario Nazionale”, interfacciata con le Reti oncologiche regionali, attraverso una governance ed un finanziamento centrali, in collaborazione con le Regioni. Questa rete ha costituito in quegli anni un punto di riferimento importante per una migliore assistenza ai malati di tumori rari. La RTR però non è stata confermata negli ultimi Obiettivi di carattere prioritario, facendo venir meno l’unico punto di riferimento per la maggior parte dei pazienti con tumori rari solidi dell’adulto.
Al fine di evitare l’interruzione dell’operatività di questa Rete, conseguente alla decisione della Conferenza Stato-Regioni, si richiede al Ministro di promuovere rapidamente iniziative in grado di assicurarne la continuità della Rete, attraverso un progetto ad hoc finalizzato ad un suo definitivo inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale, come previsto dal Gruppo di lavoro sulla Rete Tumori Rari del Ministero della Salute, istituito con DM 14/2/13.

Per dare attuazione ad alcune delle azioni proposte dal Gruppo di lavoro istituito dal Ministro della Salute e condivise dal Ministro stesso, tra cui la formalizzazione a livello della Conferenza Stato-Regioni della predetta Rete, si richiede al Ministero della Salute di:
1. formalizzare una lista di tumori rari, sulla base di quella proposta dal Gruppo di lavoro di cui sopra, da usare ad esempio ai fini regolatori per migliorare l’accesso ai farmaci, etc;
2. avviare un percorso che conduca alla definizione di criteri per l’accreditamento di centri di riferimento per i tumori rari, raccordandone l’azione all’interno delle reti collaborative, così da massimizzarne l’efficacia;
3. costituire un gruppo di lavoro per l’ottimizzazione clinico-assistenziale ed organizzativa della Rete Tumori Rari, coinvolgendo i registri tumori di popolazione e le associazioni di volontariato oncologico;
4. assicurare l’accesso per i malati di tumore raro all’uso compassionevole dei farmaci attraverso l’aggiornamento del DM 8/5/2003 (“Uso terapeutico di medicinale sottoposto a sperimentazione clinica”);
5. investire sulla ricerca clinica e di sanità pubblica per i tumori rari.

Note: 1 Sarcomi; tumori rari della testa e collo; tumori del sistema nervoso centrale; mesotelioma e timoma; tumori delle vie biliari; tumori neuroendocrini; tumori delle ghiandole endocrine; tumori rari urogenitali maschili; tumori rari ginecologici; tumori degli annessi cutanei e melanoma delle mucose e dell’uvea.