La vita vince su tutto. Un dibattito acceso e propositivo sulla legge 194 a 40 anni dalla sua approvazione

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Una giornata piena da tanti punti di vista, arricchita dagli interventi di chi ha voluto portare il proprio contributo a un dibattito acceso e spesso fonte di contrasto tra differenti punti di vista.  

A 40 anni dalla legge 194/78. Storia, valutazioni, prospettive” è stato il tema del convegno che si è tenuto all’NH Hotel, in via  Foro Italico Umberto 1°, promosso da  un cartello di associazioni – Cesvop, Forum delle Associazioni Familiari, Forum Vita Famiglia Educazione, Movimento per la Vita, A.M.C.I., Associazione culturale “Società Domani”, Centro Aiuto alla Vita, SSB, AVULSS – ritrovatesi insieme alla “Marcia per la vita e la famiglia”, che nell’edizione 2016 ha registrato la partecipazione di circa 5mila persone.

Padre Calogero D’Ugo

«L’aborto non è soltanto una pratica contraria alla religione cristiana, così come non è una questione confessionale – afferma il vicario episcopale, don Calogero D’Ugo, studioso di dottrina sociale della Chiesa – ma un problema essenzialmente umano perché si tratta della soppressione di un essere umano nella sua fase iniziale. Non può, quindi, riguardare solo i credenti, ma ogni cuore che pensa a un’etica. La religione ci dice di “non uccidere”, ma attenti perché il cristianesimo è la sublimazione dell’umanesimo, nel senso che l’uomo e il cristiano vanno a  braccetto. Il convegno che abbiamo organizzato non è di tipo confessionale, ma giuridico, medico e socio-politico per riflettere e far riflettere su qualcosa che coinvolge il bambino, la madre, i medici, la società tutta».

E cosa dire a una mamma disperata in difficoltà?

«Le direi di farsi aiutare – aggiunge padre D’Ugo – e di cercare insieme una possibile soluzione. Una donna può certamente avere il diritto di non avere un figlio perché non vuole o non può, ma l’aborto non è la soluzione. Ci sono tantissime coppie che desiderano adottare e tante associazioni che hanno la possibilità di dare l’aiuto che serve. La 194 non è l’ unica soluzione a un dramma che si sta vivendo, anche perché è la donna che paga sempre le conseguenze di un gesto che non vorrebbe mai compiere».

La vita, dunque, sempre davanti a tutto.

«La vita vince sempre – dice la prof.ssa Marina Casini,  presidente nazionale del “Movimento per la Vita” –. Dobbiamo avere fiducia, guai se perdessimo le speranze. Considerazione che, però,  esige pazienza e costanza. La legge 194 cadrà com’è caduto il muro di Berlino. Anche oggi, tutte quelle mamme che hanno ritrovato la giovinezza nel cuore sono consapevoli di avere combattuto e distrutto la cultura dello scarto, della morte. Sono 40 anni che il Movimento per la Vita sta reagendo e vincendo perché ha tenuto fede all’impegno originario. Non ci rassegneremo mai, rispondendo con la linea della franchezza e dell’amore, della verità e della carità, unite alla tenacia operosa che accetta il metodo della gradualità. Questo pur nell’impegno quotidiano costante, meticoloso della scienza e della ragione, che fa leva sulla bellezza e la grandezza della dignità umana, presente in ogni essere umano sin dal suo  concepimento».

Per Paola Geraci, ginecologa e responsabile della “Pastorale della Salute”, «la vita si forma al momento della fecondazione. Dal punto di vista filosofico, è la mente che viene coinvolta, ma la realtà è ciò che vediamo. La vita spirituale non è qualcosa che aleggia nell’aria, ma dentro di noi».

«Come medico, tra l’altro di un ospedale cattolico, non posso che avere rispetto per la vita – si inserisce il dott. Raffaele Pomo, neonatologo del “Buccheri La Ferla” e presidente del “Movimento Medici Cattolici” -. La legge risponde solo a quesiti giuridici e legislativi. Purtroppo, nei primi 90 giorni di vita del feto,  la parte medica viene sminuita, il medico sembrerebbe quasi un burocrate, costretto ad accettare passivamente il problema della mamma, avendo un ruolo marginale. Dai 90 giorni in poi, però, bisognerebbe avere la possibilità di risolvere il problema. Non voglio pormi in posizione nettamente contraria alla legge, ma cerchiamo di non banalizzare il problema che è medico-psicologico e a carico della mamma come anche dei familiari che le

Diego Torre

stanno attorno.  Siamo tutti per la vita, trovando le giuste soluzioni».

Tra i promotori dell’evento anche e soprattutto Diego Torre, del “Forum Famiglia Educazione”, la cui voce si leva alta.

«Penso che bisogna militare contro l’aborto perché fondamentale diritto alla vita. Si parla di diritti che vengono repressi, negati, cancellati dalle stesse madri che invece dovrebbero essere custodi, sacerdotesse della vita. Così come padre Massimiliano Kolbe, che prese il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz, anche la madre dovrebbe esprimere questo grande e immortale senso del sacrificio».

Concetti, contenuti che devono sempre e comunque trovare concretezza.

«Alle parole e ai valori – conclude Luciano Maria D’Angelo, presidente del “Centro Aiuto alla Vita” di Palermo – devono seguire le opere, senza le quali non c’è risposta vera al bisogno dell’umanità che è la vita. Noi, come CAV, diamo aiuto concreto a quelle donne che aspettano un figlio e che, per vari motivi, sono tentate a non portare avanti la gravidanza. Interveniamo materialmente e psicologicamente con i nostri volontari che, per 18 mesi fanno da angeli, tutti assistendo e, poi, salutando i nuovi arrivati. Una gioia indescrivibile per ognuno di noi».

Angeli sulla terra che dovrebbero esserci sempre per chi ha bisogno, per offrire alla donna in attesa di un figlio quel sostegno e quella leggerezza che decisioni così importanti richiedono. Con la certezza che una nuova vita non potrà che dare a tutti enorme gioia e tanta speranza nel futuro, combattendo quella sensazione di solitudine che investe chi si ritrova sempre il dito puntato contro e che, come conseguenza, porta a compiere delle scelte di cui ci si pente sempre perché non fatte a mente lucida e serena.