Libere dall’incontinenza: arriva in Sicilia Donne VIP,

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Campagna di sensibilizzazione su un’urgenza sanitaria al femminile

L’incontinenza urinaria è una condizione fortemente invalidante e discriminante per le donne, per il muro di silenzio che la circonda e perché non è adeguatamente trattata.
Nel nostro Paese le cure per l’incontinenza urinaria femminile non sono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale, a differenza di quanto avviene per l’incontinenza da iperplasia prostatica benigna, patologia esclusivamente maschile.

L’85% delle donne siciliane, la più alta percentuale in Italia, vorrebbe,
se colpite dal problema,avere accesso alle terapie farmacologiche.
Donne VIP, una campagna nazionale di sensibilizzazione sull’incontinenza da Vescica Iperattiva arriva a Palermo, per informare su questa urgenza sanitaria sommersa e sollecitare le Istituzioni su una discriminazione di genere che penalizza le donne nell’equo accesso alle cure.

Palermo, 22 novembre 2012 – Imbarazzo, senso di vergogna, limitazioni nella libertà di muoversi e di frequentare luoghi pubblici sono le conseguenze della sindrome da Vescica Iperattiva e del suo sintomo più invalidante, l’incontinenza urinaria da urgenza, che comporta la necessità di recarsi frequentemente e urgentemente in bagno, anche più di otto volte al giorno.

La Vescica Iperattiva colpisce in Italia circa 3 milioni di persone e rappresenta una vera e propria patologia, che però rimane poco conosciuta e non adeguatamente trattata. La patologia determina una riduzione della qualità di vita superiore a quella di altre comuni condizioni croniche come diabete e ipertensione, risultando inferiore, in termini d’impatto, alla sola depressione maggiore.

In Sicilia, secondo i risultati di una ricerca nazionale condotta da Elma Research, più del 60% delle donne tra i 35 e i 70 anni che non soffrono d’Incontinenza Urinaria è convinta che la patologia abbia un impatto molto forte sulla qualità della vita, in quanto causa un fortissimo senso di vergogna. Le donne siciliane hanno il primato di essere quelle che più s’informano su internet sulla patologia (21% vs 7,4% del dato italiano): per cui forte è la necessità di un’informazione corretta, anche e soprattutto sulle strategie terapeutiche per trattarla. Fra coloro che ne soffrono, il 59% teme di essere costretta a vita alla cosiddetta “schiavitù da pannolino” e l’85% di coloro che non ne soffrono, contro il 77% della media italiana, preferirebbe invece affidarsi a una terapia farmacologica per risolvere il problema.
Per fare emergere le pesanti ricadute sociali della patologia, informare e rompere i tabu, che spesso costringono le donne al silenzio e alla rassegnazione, Donne VIP, una campagna nazionale di sensibilizzazione, promossa dal Gruppo Italiano Salute e Genere, fa tappa in Sicilia.

Come sottolinea la professoressa Flavia Franconi, ordinario di Farmacologia Cellulare all’Università di Sassari e Presidente GISeG, «questa è una patologia che allontana le donne dalla vita sociale e costringe coloro che ne sono affette alla rinuncia a viaggi e spostamenti, a sviluppare un’insana dipendenza dal bagno e quindi una progressiva perdita di libertà. Anche per via della totale assenza d’interventi sociosanitari, troppe donne ancora ritengono che l’incontinenza urinaria sia una condizione da nascondere, un evento “naturale” e ineluttabile, per il quale non si può cercare aiuto, o da sopportare in silenzio, come era la menopausa fino a qualche anno fa».

Ma cosa provoca esattamente la Vescica Iperattiva? È una condizione clinica caratterizzata da una serie di sintomi associati: più di otto minzioni al giorno, nicturia, più o meno due minzioni nella notte, urgenza minzionale e incontinenza urinaria da urgenza. L’urgenza non è solo un forte stimolo in presenza di una vescica piena, ma uno stimolo che insorge improvvisamente e con una tale impellenza da essere impossibile alla persona che lo avverte rimandarlo.

«L’incontinenza è un fenomeno invalidante che riguarda la percezione della propria integrità fisica – spiega il professor Biagio Adile, Direttore U.O. Urologia Ginecologica Centro di Riferimento Regionale per la diagnosi e la cura della Incontinenza urinaria femminile e della Cistite Interstiziale, A.O.O.R., Villa Sofia Cervello, Palermo – con un impatto sulla qualità della vita notevole, perché la condizione coinvolge la vita di relazione e la propria autonomia motoria, come la capacità di dedicarsi ad attività ludiche o sportive. Attualmente è ancora una condizione che determina isolamento e spesso solitudine, aggravate dalla totale assenza di interventi sociali».

Le donne si sentono costrette ad attuare dei meccanismi di difesa come la minzione difensiva, l’uso di assorbenti, assunzione limitata di liquidi, che può causare irritazione vescicale e squilibri idroelettrolitici, ma anche il mapping dei bagni: sapendo che non possono avere un’autonomia superiore a mezz’ora o quaranta minuti, la prima cosa che cercano di fare è individuare l’ubicazione dei bagni, per sapere dove correre in caso di bisogno per evitare di bagnarsi. Spesso sono costrette scegliere gli eventi sociali cui partecipare in base alla disponibilità dei servizi igienici precludendosi le uscite per spettacoli, cinema, teatro.

La sfera della sessualità è inevitabilmente investita dal problema.

Quando l’incontinenza urinaria è vissuta come una condizione ineluttabile, e non come una patologia che può essere curata, le donne tendono a occultare il problema al partner, spesso con gravi ripercussioni a livello emotivo e affettivo. L’indagine di Elma Research conferma che 1 donna italiana su 3 ritiene che l’incontinenza comprometta la sua vita relazionale, anche dal punto di vista sessuale; rispetto alle altre donne che soffrono di IU, le siciliane sono tra coloro che riferiscono un maggior impatto sulla qualità della loro vita non solo sul benessere, ma anche sulla sfera sessuale e il 56% considera la patologia responsabile di cambiare l’immagine della donna e di renderla meno femminile.

L’incontinenza da urgenza, però, si può trattare e gestire attraverso appropriate terapie farmacologiche e un corretto stile di vita, con un incremento effettivo della qualità della vita.

La soluzione al problema quindi non è rappresentato dai presidi sanitari, tipo pannolini e assorbenti: prospettiva che spaventa circa il 60% delle donne siciliane. Tuttavia, anche se esistono farmaci efficaci, in particolare gli antimuscarinici, a differenza di quanto accade in gran parte dei Paesi europei, in Italia sono totalmente a carico della paziente e solo chi ha disponibilità economiche e chi appartiene a un certo ceto sociale si trova nelle condizioni di poter affrontare la spesa e continuare la terapia.

Anche se «l’analisi farmacoeconomica dell’uso degli antimuscarinici nel trattamento dell’Incontinenza da Vescica Iperattiva rileva un rapporto costo/utilità molto favorevole – spiega il professor Mario Eandi, ordinario di Farmacologia dell’Università di Torino – un trattamento con un antimuscarinico come la solifenacina si tradurrebbe per il paziente con incontinenza urinaria da sindrome da Vescica Iperattiva in un sensibile incremento della qualità di vita, grazie al miglioramento sintomatologico, e in una probabilità di ritorno alla continenza pari al 59%. Nella prospettiva del Servizio Sanitario Nazionale, sarebbe in grado di liberare dalla condizione patologica oltre 160.000 pazienti, rispetto all’assenza di trattamento, a fronte di un costo totale compreso tra 23 e 54 milioni di euro».

La difficoltà nell’accesso alle terapie è, infatti, uno degli aspetti che contribuisce a peggiorare la qualità della vita dei cittadini, i quali dovrebbero poter contare su medicinali efficaci, sicuri e innovativi. «In uno Stato moderno, al fine di creare le condizioni per una relazione virtuosa tra industria farmaceutica e Servizio Sanitario Nazionale, è auspicabile che si crei una condizione di equilibrio stabile – sottolinea Ermanno Buratti, Direttore Generale di Astellas Pharma, che sostiene l’iniziativa – non si deve quindi più pensare che produrre un farmaco sia solo consentire una cura: l’azienda può e deve fare molto di più.

Il Servizio Sanitario Nazionale può chiedere all’azienda, a fronte di un rimborso adeguato, di farsi carico della patologia e del paziente anche negli aspetti diversi dalla terapia farmacologica. Può chiedere che l’azienda reinvesta parte dei proventi per l’assistenza, la prevenzione, l’informazione sulle patologie che mostrano ancora bisogni terapeutici insoddisfatti».

La Campagna Donne VIP si avvale di Forum regionali, un cortometraggio e un sito web con contenuti informativi (www.donnevip.it).