Melanoma, nei primi anni di vita finestra di rischio maggiore. “Il Sole per amico” in 130 scuole primarie

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Intervista a Luigi Naldi
Presidente Centro Studi GISED – Gruppo Italiano Studi Epidemiologici in Dermatologia
Dermatologo presso l’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII (già ospedali Riuniti), Bergamo

Il melanoma è uno dei tumori a maggiore crescita nelle società occidentali, con un’incidenza più che raddoppiata negli ultimi 30 anni, eppure è ancora una patologia troppo sottovalutata e non se ne parla ancora abbastanza. In quest’ottica qual è il ruolo di una campagna informativa ed educazionale di prevenzione primaria del melanoma che arriverà in 130 scuole di sette Regioni italiane? Quale può essere l’impatto di questo tipo di iniziative, anche sulla base di esperienze condotte in altri Paesi?

La campagna di prevenzione primaria sul melanoma “Il Sole per amico”, che partirà a settembre, ha una valenza molto importante. La campagna verrà condotta in 130 scuole primarie e i risultati potranno essere considerati come rappresentativi e generalizzabili alle scuole primarie dell’intero Paese. La campagna, avrà, in altre parole, un significato di “progetto pilota” che, se efficace, potrà essere esteso a tutte le scuole italiane.
Il melanoma è uno dei pochi tumori per i quali è proponibile un’efficace prevenzione primaria. Tale prevenzione richiede la rimozione dei principali fattori di rischio evitabili: il principale è l’esposizione eccessiva al sole nei primi anni di vita. In tale fase, si determina il rischio successivo di sviluppare melanoma in età adulta. Bisogna imparare a prendere il sole con giudizio e con un’adeguata protezione della pelle per godere degli effetti benefici senza mettere a rischio la salute. La prevenzione primaria che questa campagna si prefigge agisce sulle cause che inducono la malattia. La campagna è rivolta ai bambini perché è in tale fascia d’età che si posiziona la “finestra” di rischio maggiore. Sappiamo, sulla base di esperienze condotte in passato, che le campagne educazionali sul melanoma funzionano meglio se continuative nel tempo, se il target da raggiungere è rappresentato da genitori e bambini, come in questo caso, e se le strategie comunicative passano attraverso canali diversificati. Il loro impatto andrà valutato confrontando il “prima” e il “dopo”: misurando quanto si riduce il tasso di ustioni nei bambini (sappiamo che i bambini italiani sono molto esposti al sole e spesso riportano scottature perché non protetti) e di quanto aumenta la consapevolezza sulle procedure da attuare per proteggere la pelle dal sole. Com’è intuibile, si tratta di un processo complesso costituito da vari stadi che includono la presa di coscienza da parte dell’adulto, la consapevolezza che proteggere la pelle è un’azione importante per sé e per gli altri, la decisione di mettere in atto specifici comportamenti e il mantenimento nel tempo del comportamento adeguato.

Nell’ambito del progetto educazionale nelle scuole primarie verrà realizzato un importante studio epidemiologico sull’awareness di questa patologia. Quante persone contate di coinvolgere e con quali obiettivi? Quanto è rilevante oggi avere questi dati?

Nell’ambito della campagna “Il Sole per amico” abbiamo progettato di coinvolgere un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana (alcune migliaia) attraverso contatti telefonici e svariate decine di migliaia (circa 40.000) di bambini, tanto nelle scuole che partecipano al programma educativo che in scuole di controllo. Nel complesso si tratterà di uno degli studi più ampi mai condotti e con la proiezione temporale più lunga: i risultati verranno confrontati con una fase di studio precedente, denominata SoleSi-SoleNo, condotta nel biennio 2000-2002. Sarà possibile ottenere dati sul trend di esposizione al sole e sulle modalità di protezione nei bambini in un lungo arco di tempo e si potrà valutare se esiste una correlazione tra conoscenza e comportamenti. Questi dati saranno importanti per dare un valore a quanto si sta facendo, misurando gli effetti ottenuti e orientando interventi futuri.

Com’è organizzato e quali obiettivi si pone il GISED – Gruppo Italiano Studi di Epidemiologia in Dermatologia, il cui Centro Studi Lei presiede?

Il GISED è una rete di oltre 50 Centri dermatologici in grado di collaborare a progetti di studio anche complessi, grazie a un forte coordinamento centrale e alla presenza di ricercatori formati nei Centri partecipanti. Il GISED rappresenta un modello a livello internazionale per quanto riguarda l’organizzazione della ricerca epidemiologica in dermatologia. Tra i principali obiettivi del GISED vi è quello di comprendere i fattori di rischio e pianificare gli opportuni interventi per ridurre l’insorgenza e l’impatto delle malattie dermatologiche.