MINDFULNESS. EDUCARSI ALLA CONSAPEVOLEZZA DI SE’

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Il dibattito contemporaneo suggerisce, attraverso numerose ricerche, gli effetti positivi dei trattamenti Mindfulness nell’alleviare una vasta serie di problematiche psicologiche e cliniche.

Col termine Mindfulness si intende una specifica classe di attenzione che permette alla persona, in modo intenzionale e lontano dal giudizio, di osservare, ora per ora, quello che emerge nella coscienza.

In altri termini, la mindfulness è la capacità di essere consapevoli di se stessi e dei propri pensieri e di tutto ciò che succede nel proprio mondo interno e nel mondo esterno.

La tecnica mindfulness, che prende spunto dalle antiche tecniche di meditazione e pratica yoga (permettono di acquisire una visione chiara del mondo e dell’esistenza, liberando potenziali di energia latenti o inespressi), è stata messa a punto scientificamente da Jon Kabat-Zinn dell’università del Massachussets è si configura operativamente con un protocollo di 8 sedute, attualmente inserito in circa 300 ospedali statunitensi per diversi piani di intervento volti al benessere psicologico e fisico.

Il presupposto principale è quello di considerare il disagio come effetto di una psiche momentaneamente ingorgata da un ciclo incontrollabile di pensieri che si svolgono senza una reale attenzione del soggetto. In questo modo, le idee e le emozioni ad esse correlate, non riconosciuti e gestiti, possono assemblarsi in schemi che danno origine a stati emotivi spesso patologici.

Da ciò, il programma mindfulness, prevede un percorso volto all’incremento della capacità interiore di ascolto del soggetto dei propri segnali emotivi, in modo da comprenderli, discriminarli e regolarli.

Molto spesso, la mancanza di attenzione su ciò che accade dentro e fuori di noi, genera una reattività capricciosa che tende a innescare un processo di identificazione con comportamenti patologici. L’impegno quotidiano nel crearsi uno spazio interiore per pensare a sé e comprendere con consapevolezza i propri modelli, mette un freno ai condizionamenti limitanti.

Le applicazioni cliniche di questo programma di intervento vanno dal trattamento di patologie quali il dolore cronico, le malattie oncologiche, la psoriasi, la depressione, i disturbi d’ansia e di attacchi di panico, anoressia e bulimia.