Mobilità sanitaria: fatti e cifre

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1. Nel corso del 2012 sono stati oltre 770mila gli italiani ricoverati in una Regione diversa da quella di appartenenza. Rispetto al 2011 si tratta del 4,9% in meno, ma a questa diminuzione si accompagna un aumento della spesa generata del 6%: le cure più ricercate sono sempre più quelle di alta specialità, e dunque costose.

2. Complessivamente le risorse mobilitate per le cure extra-regione nel 2012 sono state pari a circa 4 miliardi di euro e il saldo finale di 1,98 miliardi circa. Si tratta per lo più di risorse che si sono spostate dalle Regioni del Sud per finanziare la sanità del Nord. Mediamente il costo di un ricovero fuori Regione, solitamente di alta specialità, vale circa 5.200 euro contro un costo medio dei ricoveri di 3.500 euro.

3. Il Nord assorbe il 55,1% della mobilità attiva: tra pazienti in uscita e in entrata, la Lombardia ha avuto 142.930 ingressi extra-regione con un saldo positivo di 76.367; l’Emilia Romagna ha curato 110.944 pazienti di altre Regioni con un saldo positivo di 67.194 assistiti. Il 27,1% della mobilità attiva si distribuisce al Centro, tra tutte le Regioni, ad eccezione delle Marche: la prima è la Toscana, con un saldo positivo di 34mila pazienti. Nel Lazio sono stati curati 90.000 pazienti di altre Regioni ma ben 68.260 residenti sono “emigrati” con un saldo positivo di 21.740 pazienti.

All’opposto, al Sud tutte le Regioni, tranne il Molise, hanno un saldo negativo: la Campania ha visto 81.744 propri residenti curati in altre Regioni e ne ha accolti 26.028, con un saldo negativo di 55.716 pazienti, il più alto tra tutte le Regioni italiane, la Sicilia ha un risultato negativo di 34mila pazienti, la Puglia di 32mila in quanto ha “ospitato” 26.281 cittadini di altre Regioni ma ha visto 58.454 propri residenti andare a curarsi altrove.

4. Negli ultimi 15 anni è aumentato il divario tra le Regioni del Nord e quelle del Sud in termini di capacità di attrarre pazienti da altre Regioni. Le Regioni con forte capacità di attrazione hanno incrementato il saldo netto di pazienti e quelle con scarsa capacità di attrazione hanno perso ulteriormente terreno. Tra il 1997 e il 2011 la Regione Lombardia ha incrementato il tasso di attrazione, ovvero la percentuale dei pazienti provenienti da altre Regioni rispetto al totale dei ricoverati, dal 6,4% al 9%. Risultati ancora più positivi vengono registrati in Piemonte (dall’1,6% al 5,8%), Veneto (dal 2,3% al 7,8%), Toscana (dal 5,2 % al 10,7%) ed Emilia Romagna (dal 9,4% al 13,8%).

Invece, Puglia, Campania, Calabria e Sardegna hanno registrato un aumento dei tassi di fuga ovvero della percentuale di pazienti curati fuori Regione rispetto al totale dei pazienti curati nella Regione. Quasi raddoppiato il tasso di fuga in Calabria, passato dal 10,4% del ’97 al 17,2% del 2011 e anche la Campania ha registrato una crescita dal 5,7 all’8,3%. Da segnalare il caso in controtendenza della Sicilia, che è riuscita a ridurre il tasso di fuga di quasi ben 10 punti, dal 16,4% del ’97 al 6,7% del 2011.

Fonti: SDO 2012 pubblicate sul Il Sole 24 Ore Sanità; elaborazioni OASI su dati Ministero della Salute

L’impatto delle malattie oncologiche*

1. In Italia sono circa 2.800.000 le persone che vivono con una precedente diagnosi di tumore (stime 2013).

2. La stima per il 2013 è di circa 366.000 nuovi casi di tumore maligno, in media 6 nuovi casi ogni 1.000 persone, di cui il 55% negli uomini e il 45% nelle donne (in questi dati non sono inclusi i carcinomi della cute, che vengono conteggiati separatamente a causa delle loro peculiarità biologiche e cliniche e della difficoltà di stimarne esattamente il numero).

3. Cresce la sopravivenza a 5 anni, che è raggiunta dal 57% dei casi (1.285.680 persone, il 2,2% della popolazione italiana). Su questo risultato positivo complessivo ha influito il miglioramento della sopravvivenza per alcune delle sedi tumorali più frequenti: colon-retto (attualmente 64% per gli uomini e 63% per le donne), mammella (87%) e prostata (91%).

4. Il tumore più frequente, escludendo i carcinomi della cute, è quello del colon-retto, con oltre 54.000 nuove diagnosi stimate per il 2013, seguito dal tumore della mammella con 48.000 nuovi casi; seguono il tumore del polmone con 38.000 casi (il 30% nelle donne) e il tumore della prostata con quasi 36.000 casi.

5 In Italia i tumori sono ancora la seconda causa di morte (30% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiocircolatorie (38%). Il dato di mortalità causata da tumore nel 2013 in Italia è stimato intorno ai 173.000 decessi, di cui 98.000 fra gli uomini e 75.000 fra le donne. Secondo le statistiche dell’ultimo triennio analizzato, ovvero il 2006-2009, al primo posto tra la causa di decesso c’è il tumore al polmone per gli uomini (26%) e quello alla mammella per le donne (16%), mentre il secondo posto in entrambi i sessi è occupato dal tumore al colon-retto (10% negli uomini, 12% nelle donne).

* “I numeri del cancro in Italia 2013” AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) – AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica)