Nilotinib: il farmaco più selettivo contro la Leucemia Mieloide Cronica

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Nilotinib è un farmaco appositamente disegnato da Novartis per offrire un’alternativa terapeutica più selettiva e potente ai pazienti affetti da Leucemia Mieloide Cronica.
Appartiene alla classe degli inibitori della tirosin-chinasi BCR/ABL, il prodotto del cromosoma Philadelphia (Ph+), marker specifico della Leucemia Mieloide Cronica.
Disponibile dal 2008, dal 20 dicembre 2010, sulla base dei risultati dello studio di Fase III ENESTnd, nilotinib è approvato dall’EMA come trattamento di prima linea per i pazienti adulti affetti da Leucemia Mieloide Cronica Philadelphia positiva in fase cronica.
I risultati preliminari di un altro studio internazionale, ENEST1st, hanno mostrato che dopo soli sei mesi dall’inizio della terapia con nilotinib, moltissimi pazienti hanno già raggiunto una risposta molecolare “maggiore”, che è lo step immediatamente precedente alla Risposta Molecolare Profonda, che consente l’interruzione della terapia.

Meccanismo d’azione
La tirosin-chinasi BCR/ABL è l’oncoproteina che causa l’anomala trasduzione dei segnali di attivazione del sistema cellulare che sono all’origine del processo leucemico. Nilotinib blocca BCR/ABL “inserendosi” con elevata affinità all’interno della “tasca” responsabile dell’attivazione dell’oncoproteina; riesce a farlo in maniera tanto efficace da agire anche su forme mutanti della tasca stessa.
Rispetto a imatinib, nilotinib è molto più potente nell’inibire la proteina anomala e presenta una maggiore affinità di legame, cioè è più specifico per la chinasi BCR/ABL.
Come conseguenza della sua attività biochimica, nilotinib inibisce selettivamente la proliferazione cellulare e induce la morte delle cellule leucemiche Ph+ dei pazienti affetti da Leucemia Mieloide Cronica. La maggiore selettività del farmaco nei confronti della chinasi BCR/ABL si riflette in una migliore efficacia clinica.
Inoltre, la capacità di tale farmaco di agire sul target della malattia, senza coinvolgere in maniera aspecifica molecole ubiquitarie a livello cellulare, ha permesso di ridurre gli eventi avversi conferendo a nilotinib un profilo di tollerabilità superiore rispetto a imatinib.