Sicurezza, donazioni e sopravvivenza: l’eccellenza italiana nei trapianti

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Intervista a Alessandro Nanni Costa Direttore Centro Nazionale Trapianti (CNT)

Lei dirige il CNT da diversi anni. Come si è evoluto lo scenario dei trapianti nel nostro Paese?

Da quando è stato istituito il Centro Nazionale Trapianti ed è stata formalizzata l’attuale Rete trapiantologica (in seguito all’emanazione della Legge 1° aprile n. 91/1999), il sistema trapianti è indubbiamente cresciuto sotto diversi aspetti.
Innanzitutto, è migliorata l’organizzazione complessiva in termini di qualità e sicurezza delle procedure; di tracciabilità degli organi, tessuti e cellule impiegati a scopo di trapianto; di formazione del personale sanitario coinvolto nel processo di donazione-trapianto e di trasparenza dei risultati raggiunti. L’Italia è, infatti, l’unico Paese in Europa a pubblicare i dati relativi all’attività svolta da ogni singolo centro trapianti e, per questo, possiamo dire che il sistema dei trapianti è stato il precursore nell’introdurre criteri valutativi e di benchmarking all’interno del Sistema Sanitario Nazionale.
In secondo luogo, grazie all’azione di coordinamento nazionale, sono state introdotte una serie di linee-guida e protocolli specifici per uniformare l’attività di donazione e trapianto su tutto il territorio nazionale, assicurando ai cittadini, seppur in un ambito di sanità federale, standard minimi condivisi.
Sul fronte dei numeri delle donazioni e dei trapianti eseguiti negli ultimi 12 anni, l’azione del Centro Nazionale Trapianti è stata indirizzata a garantire, da un lato, una certa stabilità degli interventi eseguiti e, dall’altro, uno sforzo continuo per rispondere in modo sempre più efficace alle richieste dei pazienti iscritti in lista.
In ultimo, grazie alla sinergia tra il Ministero della Salute, il CNT e le Associazioni di settore, che ogni anno promuovono campagne d’informazione e sensibilizzazione sulla donazione e il trapianto, si è rafforzata nel nostro Paese la cultura del dono quale gesto di solidarietà civile. Un punto, questo, cruciale perché senza una donazione non ci sarebbe il trapianto.

Quando si parla di trapianti è indispensabile riferirsi alla sicurezza, alla sopravvivenza del paziente e al suo reinserimento nella normale vita sociale. Com’è la situazione dei trapiantati italiani in tal senso?

L’ultima analisi dei dati relativi alla qualità dei trapianti d’organo e della sopravvivenza del paziente nel periodo 2000-2009 dimostrano come l’Italia abbia raggiunto dei risultati del tutto paragonabili a quelli dei principali paesi europei, confermando anche l’elevata efficienza dei Centri trapianto.
Ad esempio, ad un anno dal trapianto di fegato la sopravvivenza dell’organo è pari all’ 81.6% e quella del paziente all’86%. Le percentuali più alte sono rispettivamente registrate per il trapianto di rene: 91.9% e 97.2%. Quelle relative al cuore sono l’83,5% nella sopravvivenza dell’organo ad un anno dal trapianto e l’84,0% nella sopravvivenza ad un anno del paziente (casistica globale, sopravvivenza pazienti adulti e pediatrici).
Sono ottimi anche i dati relativi al reinserimento dei pazienti trapiantati nella vita sociale. In particolare, la percentuale dei pazienti italiani sottoposti a trapianto che lavorano o sono nelle condizioni di farlo, e quindi sono stati pienamente reinseriti nella normale attività sociale, risulta essere pari al 90,3% per il trapianto di cuore, 78,2% per il trapianto di fegato e 89,8% per il trapianto di rene.

Misurare la qualità delle performances dei singoli Centri trapianto facilita i cittadini nell’accostarsi ai servizi erogati dal Sistema Sanitario Nazionale in modo consapevole e trasparente. Infatti, il CNT aderì con convinzione nel 2002 ad un progetto dell’Istituto Superiore di Sanità per valutare l’efficienza e l’efficacia dei servizi sanitari. Una modalità allora innovativa che ha permesso ai nostri Centri trapianto di migliorare sempre più la qualità delle loro prestazioni.
Sul fronte della sicurezza nel campo della donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule si può affermare che l’Italia fa scuola a livello europeo, tant’è che più volte è stato riconosciuto dalla Commissione Europea al CNT il ruolo di leader in questo settore.

Il sistema trapianti è una realtà complessa per la molteplicità degli attori coinvolti nel processo di donazione e trapianto, i dati ci dicono che l’Italia rappresenta un eccellenza nell’Unione europea. Quali condizioni garantiscono oggi e garantiranno domani all’Italia questo ruolo-guida?

Dietro ad ogni donazione e trapianto ci sono almeno un centinaio di professionisti che, in tempi brevissimi, lavorano a stretto contatto per salvare una vita. Il sistema trapianti è indubbiamente una realtà complessa perché prevede un lavoro di squadra sincronizzato in cui il lavoro di uno ha delle conseguenze su quello dell’altro e, proprio per questo, ognuno è spinto a dare il massimo. L’Italia del gioco di squadra non vince solo alle Olimpiadi ma anche nella sanità. I dati relativi al 2010 (fonte: Newsletter Transplant-ONT) ci dicono che il nostro Paese è al terzo posto per numero di donazioni (dietro a Spagna e Francia, davanti a Inghilterra e Germania) tra gli stati europei che presentano una densità di popolazione paragonabile alla nostra. Siamo al primo posto in Europa per numero di donazioni di tessuti e cellule. Le garanzie perché questa leadership internazionale sia confermata nel tempo provengono dal numero di progetti di cui il Centro Nazionale Trapianti è capofila a livello europeo (Eurocet, Notify e Accord in corso) e al ruolo che ci è stato riconosciuto nell’accompagnare i nuovi Paesi Membri, così come alcuni del bacino del Mediterraneo, a dotarsi di un sistema trapianti efficiente.