Teatro: La rappresentazione teatrale dell’Inferno dantesco tradotta in lingua siciliana da Tommaso Cannizzaro, approda a Palermo.

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Infernu, Libero adattamento dalla Divina Commedia di Dante Alighieri,
tradotta in lingua siciliana da Tommaso Cannizzaro, regia di Berta Ceglie.
di Rosalinda Camarda
La rappresentazione teatrale dell’Inferno dantesco tradotta in lingua siciliana da
Tommaso Cannizzaro, approda a Palermo.
L’opera è stata presentata ieri in conferenza stampa a Palazzo Ziino, dalla regista e
creatrice dell’opera Berta Ceglie, alla presenza dell’Assessore alla Cultura di Palermo
Adaham Darawsha.
Presenti all’incontro Sergio Platania, coreografo e Primo ballerino dello spettacolo;
Michelangela Cristaldi, Prima Ballerina e Direttore del Catania City Ballet, Alessio
Maria Camarda Signorino, storico; Mario Pupella, direttore artistico del Teatro
Sant’Eugenio di Palermo.
L’Inferno dantesco tradotto in lingua siciliana, non è la sola particolarità dell’opera
teatrale, poiché il testo sarà volto al femminile in ragione della lettura matriarcale.
La presenza dell’Assessore dimostra come, nonostante l’arte spesso sembri passata di
moda, in realtà mantiene sempre vivo l’interesse o la curiosità del pubblico.
Ho studiato la lingua italiana al Dante Alighieri di Firenze e sono un estimatore
dell’opera che ho letto e studiato. Sono dunque incuriosito ed entusiasta di questo
progetto in lingua siciliana e della riscoperta della figura di Dante al femminile.
Verrò in teatro, – ha affermato l’Assessore Darawsha (foto sopra) -.
Il Dante al femminile, consente di entrare in una dimensione di spiritualità che molti
sentivano smarrita. Sarà uno spettacolo che farà risuonare la poesia di Dante con le
corde di una donna. – Ha spiegato la regista- che, nella sua lunga e pluri premiata
carriera registica e attoriale, ha dimostrato di possedere sensibilità e capacità rare di
rielaborazione di contenuti e messaggi spesso relegati nella letteratura e quindi
considerati ingiustamente datati. In realtà molti concetti sono estremamente attuali,
sia su un piano strettamente sociale che su un piano interiore. Un esempio fra tutti, è
stato proprio l’aver affrontato le tematiche riguardanti l’opera teatrale, più che mai
attuali oggigiorno per tante ragioni. Il mio intento non è quello di femminilizzare lo
scrittore fiorentino o di trasformare la sua figura. Continua la regista – Ho solo
immaginato di seguire il Suo percorso rendendolo empaticamente più forte per la
sensibilità di una donna.
Interessante è stato comprendere anche la ricerca coreutica che c’è dietro alla genesi
dello spettacolo. Lo studio del coreografo Sergio Platania conduce, infatti, a un
viaggio nell’inferno dantesco non solo figurativo, bensì nei suoni che la lingua siciliana produce sui corpi. Quindi tutti i movimenti coreografici, intrisi di tratti
onirici, sono allo stesso tempo volutamente violenti.
Il mio studio dei movimenti coreografici di Infernu di Dante ha preso vita, nella sua
costruzione, dagli studi effettuati sulle simbologie dantesche, ma anche sulla
tragicità dell’evocazione dei dannati infernali. Fonte d’ispirazione per il linguaggio
coreografico è stato un accostamento dell’enfasi emotiva e scenica della tragedia
greca, unita alla corposità della lingua siciliana con cui i personaggi vengono
rievocati.ha spiegato Platania La struttura dei movimenti coreografici è
primigenia, senza orpelli, ma basata sulle fisicità dei danzatori, i quali attraverso il
loro corpo fanno trasparire e portano in scena i dannati danteschi.
La prima ballerina Michelangela Cristaldi, che nello spettacolo ha il ruolo della
Morte, figura che agli occhi dei profani può sembrare non presente nell’Inferno, ha
concordato con la  regista e il coreografo, il ruolo che ricopre.
Da conoscitrice di Dante ha anche aggiunto che la figura da lei interpretata sul
palcoscenico, altro non è, che la vera corporizzazione di ciò che Dante dice già nei
suoi primi versi “nto scuru boscu”. Parole che nella sua cupità rende il nero della
morte e accompagna Dante nel viaggio degli Inferi, facendogli apparire di volta in
volta i personaggi danteschi. Un ruolo unico creato dagli studi sui significati
simbolici presenti nell’inferno.
La creazione del ruolo della Morte ha sottolineato la Cristaldi è nata dalla
concertazione dei miei studi letterari danteschi, con le direttive del coreografo
Sergio Platania e della regista Berta Ceglie. Questa figura è il leitmotiv dello
spettacolo, unico nel suo genere, ma che ha una sua “visione” ben precisa. Il ruolo
della Morte come mezzo con cui Dante vuole espiare le colpe e redimersi per
passare al Purgatorio. In tutti i suoi personaggi, infatti, in realtà la Morte è presente,
essendo un viaggio nel regno infernale dove appunto, a differenza degli altri regni,
non vi è possibilità di salvezza e redenzione, bensì solo di dolore e Morte.
Per stabilire un contatto tra i riferimenti storici culturali e le varie scelte registiche,
individuabili nella storia siciliana è intervenuto lo storico Alessio Maria Camarda
Signorino.
Di frequente, quando ci si confronta con la grande letteratura del passato, è
opportuno muoversi sul cristallo onde non incrinare quel fragile equilibrio
alchemico fatto di parole, versi e musicalità. “Infernu” riesce a farsi ponte tra il
rispetto della tradizione, rinnovandola però con un’energia rara quanto preziosa
oggi giorno. I riferimenti colti che si colgono sono tanti e non facilmente riassumibili
ma, nonostante questo, senza rendere pregiudizievole la propria formazione
personale. La stessa scelta di Dante viaggiatore, immerso in una dimensione onirica
in bilico tra sonno e dormiveglia, sembra legarsi strettamente alla lezione di Steiner
sul sogno, sui viaggi dell’anima e sulle sue relative peculiarità spirituali. O ancora
sui viaggi iniziatici, propri di antichi culti declinati al femminile, come quelli legati a
colei che presiede il viaggio per eccellenza. La bella Kore rapita dal Dio Katakthonios sulle sponde di Pergusa, Signora, Dèspoina dell’isola, come il nome della sua stessa sorella che da quel ratto ebbe i natali.
Ha chiuso i lavori, il Direttore Artistico del Teatro Sant’Eugenio di Palermo, Mario
Pupella. Il noto attore palermitano, protagonista di numerose pellicole di successo
come “I Vicerè”, ha con sensibile comprensione scelto di ospitare l’opera teatrale,
riconoscendone e supportandone l’intrinseco valore artistico-culturale.
In chiusa alla conferenza è seguito un breve dibattito con il pubblico, interessato ad
approfondire maggiormente alcuni temi trattati.
La regista ha altresì precisato che lo spettacolo palermitano è stato riadattato in
ragioni degli spazi, dunque è da considerarsi un’anteprima assoluta nel capoluogo.
L’opera, infatti, ha bisogno di altre dimensioni e profondità. La stessa presenza del
fuoco sul palcoscenico sarà al venti percento rispetto a quel che è effettivamente.
Chi ha vissuto l’esperienza della rappresentazione svoltasi a Segesta, conoscendo
dunque la cifra registica, ben comprenderà la scelta del riadattamento per
l’anteprima.
Non rimane dunque che godere in prima persona dell’opera teatrale che, alla luce dei
vari interventi, potrebbe essere vissuta anche come una scoperta personale, cui
bisognerà partecipare per apprendere a fondo l’afflato che ha guidato la regia.
pda sinistra: lo Storico Alessio Maria Camarda Signorino, la Regista Berta Ceglie, l’assessore alla cultura Adaham Darawsha, Il coreografo Sergio Platania, la 1 ballerina Michelangela Cristaldi, il direttore artistico del teatro S. Eugenio di Palermo Mario Pupella, la giornalista Rosalinda Camarda
Il debutto sarà il 17 maggio 2019 alle ore 20:45, presso il Teatro Sant’Eugenio,
Piazza Europa 40, Palermo. Seguiranno le date di giorno 18 maggio, alle ore 20:45, e del 19 alle ore 17:00. Per informazioni e prenotazioni: 091 6710494/392 3515717