Vescica Iperattiva, esperti in campo per migliorare la vita quotidiana di 3 milioni di italiani

709

Intervista a Stefano Salvatore: Responsabile Unità Funzionale di Uroginecologia, Ospedale San Raffaele, Milano

Dal 19 al 21 giugno si svolgerà a Milano il 38° Congresso nazionale della SIUD, la Società Italiana di Urodinamica. In qualità di Presidente del Congresso, ci può anticipare quali saranno i temi di quest’anno?
La SIUD è una Società scientifica multidisciplinare costituita da specialisti che si occupano a vario titolo di disfunzione del pavimento pelvico. Durante questa 38a edizione del Congresso nazionale saranno dibattute alcune patologie di grande interesse generale quali il prolasso genitale, l’ipertrofia prostatica benigna, la Vescica Iperattiva con o senza incontinenza, il dolore pelvico e tutte quelle condizioni patologiche urinarie in qualche modo collegate ad alterazioni della sfera neurologica. Nelle tre giornate di lavoro si cercherà di dare particolare rilievo alle novità scientifiche emergenti e alle ricerche più promettenti. Accanto a interventi preordinati, verranno presentati in seduta plenaria studi clinici selezionati da un Comitato scientifico. Interessanti i temi trattati in diversi workshop: dagli approcci multidisciplinari dell’endometriosi del tratto urinario e intestinale alla riparazione degli sfinteri in sala parto. Le letture magistrali si avvarranno di due ospiti stranieri e tratteranno le problematiche dell’urodinamica e delle disfunzioni urinarie in menopausa.

Una delle patologie di cui si dibatterà con maggiore attenzione al Congresso è la Sindrome da Vescica Iperattiva, che interessa circa 3 milioni di italiani, ci può spiegare di cosa si tratta? Quali sono le cause e come può manifestarsi?
L’International Continence Society definisce Vescica Iperattiva una sindrome caratterizzata da urgenza minzionale con (“bagnata”) o senza (“asciutta”) incontinenza urinaria, intesa come perdita involontaria di urine. L’urgenza si associa di solito ad aumento della frequenza minzionale diurna o notturna (nicturia). Tutto questo in assenza di infezioni delle vie urinarie o di altre patologie evidenti. La Vescica Iperattiva viene definita Sindrome poiché in essa possiamo trovare associati diversi sintomi e segni: a seconda che sia presente o meno l’incontinenza, l’impatto sulla qualità di vita dei pazienti può variare. Oltre la metà delle donne affette da Sindrome della Vescica Iperattiva è incontinente. Non è semplice un inquadramento eziopatologico della Vescica Iperattiva. Si comincia solo di recente a comprendere meglio i meccanismi fisiopatologici del riempimento e dello svuotamento vescicale ma la causa della loro disfunzione resta ancora sconosciuta. Sappiamo che è presente uno stato di ipereccitabilità del sistema afferente, dei muscoli vescicali e alterazioni a diversi livelli del controllo neurologico dello stimolo minzionale. L’invecchiamento fa parte dei fattori di rischio cosiddetti predisponenti insieme alla menopausa, l’obesità, il diabete, i disordini del pavimento pelvico, le disfunzioni cognitive e i pregressi interventi chirurgici di tipo uro-ginecologico. I campanelli d’allarme sono il bisogno impellente e improcrastinabile di urinare, l’incontinenza e l’incapacità di controllare l’urgenza impellente.

Quali sono i maggiori problemi cui va incontro una persona che soffre di Sindrome della Vescica Iperattiva a livello fisico e psicosociale?
La Sindrome da Vescica Iperattiva è tra le condizioni a maggior impatto per la qualità di vita dei pazienti sia per quanto concerne la quotidianità che per il vissuto psicologico in generale. Pensiamo solo al fatto che il sintomo “urgenza” associato o meno all’incontinenza può sopraggiungere in qualunque momento del giorno e delle attività, inaspettatamente. Questo condiziona tutta la vita del paziente, la sua sfera lavorativa, le sue attività quotidiane, la sua vita affettiva, relazionale e sessuale. I pazienti vivono con l’angoscia costante di dover correre in bagno in qualunque momento, di dovere sempre cercare una toilette, di indossare vestiti neri per paura delle macchie, di emanare un odore sgradevole, di portare i pannoloni. Tutto questo viene vissuto con ansia, vergogna e imbarazzo, perdita dell’autostima, gravi sensi di colpa che in molti casi portano all’isolamento sociale e alla negazione della vita affettiva e sessuale.

Quali sono gli elementi fondamentali per un corretto percorso diagnostico-terapeutico della Sindrome da Vescica Iperattiva?
Un corretto percorso diagnostico-terapeutico è quello che porta alla presa in carico del paziente dal momento della diagnosi alla cura in modo appropriato ed efficace. In tal senso il primo tassello è “chiedere” ai pazienti se hanno qualche segnale d’allarme. Infatti, spesso i medici non prestano adeguata attenzione a questi segnali e purtroppo la Vescica Iperattiva è una di quelle condizioni di cui la donna, in particolare, non parla, non riferisce a meno che non le venga chiesto esplicitamente di parlare del problema. Un secondo step è rappresentato dai questionari, validati, che servono ad accertare l’esistenza o meno del problema. Si tratta di questionari che possono essere somministrati ai pazienti anche in sala d’attesa, facili da compilare trattandosi di interviste strutturate che prevedono l’anonimato. Altro punto fondamentale, importante per arrivare ad una diagnosi con indagini di primo livello, è il diario minzionale sul quale il paziente deve annotare tutto quello che avviene nell’arco delle 24 ore, ad esempio quanto si beve e quante volte si urina, quali farmaci si prendono e come, i cibi assunti durante la giornata e così via. Fatta la diagnosi si prescrive in prima battuta la terapia conservativa comportamentale e in successione la terapia farmacologica. Se dopo un periodo di tempo ragionevole non si ottengono risultati evidenti, si passa ad indagini di secondo livello che includono la valutazione urodinamica che studia il funzionamento del basso tratto urinario (vescica e uretra) durante il riempimento e lo svuotamento vescicale, cui si possono associare un’ecografia e la videourodinamica che si avvale della cistografia. Terminate queste indagini strumentali si arriva ad una diagnosi certa e si può procedere con le terapie farmacologiche o, più raramente, chirurgiche.