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U' CANNISTRU

Verso la fine del mese di ottobre, quando cadono le prime piogge e l’aria si fa più leggerina, a Palermo da antico tempo si organizza “la Fiera dei Morti”, puntualmente la zona dove veniva predisposta era quella del vetusto rione dell’Olivella.


Organizzata con delle variopinte bancarelle che richiamano gli antichi suk arabi, offrono ai vari visitatori nonché ai genitori l’opportunità di potere acquistare giocattoli, vestiario, per prepararsi al giorno dei morti.

Questa tradizione palermitana (Palermo è l'unica città d'Italia dove si festeggiano i defunti...), la festa ha un origine e un significato che si collegano certamente ad antichi culti pagani e al banchetto funebre, un tempo comune a tutti i popoli indo-europei, di cui si ha ancora un ricordo nel "consulu siciliano" (era il pranzo che i vicini di casa offrivano, dopo che il defunto era stato tumulato, ai parenti che avevano trascorso).

I genitori nel regalare ai bambini dolci e giocattoli, riferiscono a loro che sono stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti, siano essi nonni, zii, parenti prossimi o lontani, ai più piccoli del nucleo familiare.

Il concetto di ciò è doppio: offerta alimentare alle anime dei defunti e donazione simbolica, nei dolci a forma umana, come assicurazione alle anime dei defunti in maniera che, cibandosi di essi, è come se ci si mangiasse dei trapassati stessi.

All’occorrenza per ricordare tutto ciò è consuetudine atavica di approntare il tradizionale “Cannistru”, un cesto colmo di dolciumi di ogni genere ed in particolare i decanti "frutti di martorana" che ormai tutti ci invidiano e che è diventata famosa in tutto il mondo.

Cesto, da regalare ai bambini piccoli e, alla famiglia in particolare per festeggiare l’ingresso di una nuova stagione, anche i fidanzati regalavano alla fidanzata il cesto per l’augurio di continuità.

I più grandicelli che riuscivano a capire qualcosa si erano inventati una preghiera propiziatoria per richiedere più regali:

"Animi santi, animi santi,
Io sugnu unu e vuiautri síti tanti:
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai."

Esso una volta esposto in casa, magari in un luogo dove possa essere osservato anche da parenti ed amici, e far mostra di sé per l’opulenza della sua preparazione, per alcuni giorni è consuetudine non toccare nulla di quello che è stato apparecchiato, saranno i giorni successivi prima del natale ad essere toccato per iniziarlo a disfarlo.

La sua presenza, anticamente si era convinti che desse un senso d’augurio e benessere per l’avvicinarsi dell’inverno.

Più delle volte per la sua preparazione si ci impiegano diversi giorni, un piccolo viaggio iniziava dalla scelta del cesto che diveniva il contenitore dove doveva essere allocato e allestito.

La ricerca è proprio tra le bancarelle che nascondono i venditori ambulanti di questa merce, qualcuno è venuto dalla provincia ed ha portato diversi cesti in vimini o materiali simili che ha lavorato tutto l’anno e attende proprio questo periodo per poterli vendere.

Come realizzare il cesto ? Continua a leggere>>


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