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U PATRUZZU AMURUSU (La festa del Crocifisso di Monreale)

Oltre tre secoli di devozione sono trascorsi da quel lontano 1626 in cui fu sconfitta la peste ed il simulacro del Santissimo Crocifisso di Monreale fu portato in processione per grazia ricevuta.

Da allora, tra i Monrealesi e l’effigie del Crocifisso, è nato un rapporto familiare che non sembra affatto deteriorarsi, anche perché il Cristo in croce, nella cultura popolare, rappresenta il protettore dalle possibili disgrazie, l’intercessore per i bisogni di tutti.


Tra storia, fede, e un po’ di leggenda, il paese rivive una delle più antiche tradizioni religiose che si articolano nei primi tre giorni di maggio e culminano con la solenne processione del Crocifisso per le vie cittadine.

Il popolo e quanti sono devoti si fissano appuntamento lungo lo scoscendimento della “carrubella” dove, nel XV secolo, sorse la piccola Cappella del Salvatore, che in un secondo tempo divenne la Chiesa della “Collegiata”, ampliata dall’allora Arcivescovo Girolamo Venero (1620-1628) che incrementò il culto del SS. Crocifisso al quale egli attribuiva la sua personale guarigione dalla peste.

Il Crocifisso, contrariamente a quanto si possa credere, non risulta essere di legno, ma è modellato con una “mistura” cioè con materiale duttile composto di tela, gesso, colla e carta pesta su una struttura d’assi di legno, ad eccezione delle mani e dei piedi che sono di legno per meglio sorreggere il peso della struttura. Il suo autore è ignoto ma, da una recente indagine sopraggiunta ad un restauro avvenuto nel 1989, paragonato ad altri crocifissi, si è potuto appurare che il celebre Antonello Gagini lo modellò tra il 1525 e il 1535 su ordinazione della Confraternita del SS. Crocifisso.


 Simulacro del
Crocifisso


 Il crocifisso ligneo
visibile presso
la collegiata
di Monreale


 Confrati nella
deposizione
del crocifisso

A questo simulacro seicentesco sono attribuite tutta una serie di aneddoti che ancora oggi si tramandano da padre in figlio. La leggenda, come riferisce il Pitrè, vuole il Crocifisso arrivare a Monreale quasi per miracolo, conteso lungamente dai palermitani che ne rivendicavano la proprietà.

La decisione finale fu lasciata ad un carro trainato da buoi, su cui fu posto il simulacro, ripescato in mare: i buoi furono avviati e fu deciso che il punto della loro ultima sosta avrebbero indicato il luogo di permanenza definitiva. I buoi, dopo il loro ignaro peregrinare, terminarono il viaggio proprio dove oggi sorge la chiesa della Collegiata a Monreale, divenuta poi abituale sede del simulacro.

La Chiesa, rifatta più volte, ha tre navate, divise da colonne di marmo, e vi si accede per due ripide scalinate.  L’interno di gradevole fattura accoglie diverse opere artistiche di gusto popolare. In uno degli altari ospita le spoglie del suo benefattore, Venero, che in questo luogo diede l’impulso alla fondazione di una collegiata di preti secolari, con un capitolo particolare per dare loro un centro di culto e d’attività distinto dalla cattedrale, i cui uffici sacri erano ufficiati dai Benedettini.

La collegiata era formata da 24 sacerdoti alla custodia del simulacro della Croce, conservata in una nicchia costruita sopra l’altare maggiore, da tenersi sempre celata da veli di seta.

All’esterno della Chiesa si può ammirare il più gran pannello di maiolica d’Italia, raffigurante il SS. Crocifisso, realizzato nel settecento da un ignoto ceramista palermitano.

I primi due giorni della festa sono dedicati esclusivamente al folklore: sfilate di carretti siciliani, gruppi folkloristici, bande musicali. Anticamente in alcune vie del centro si svolgevano le corse dei berberi con la disputa di un palio. Allietano le serate diversi concerti nella piazza detta volgarmente “u bagliu“.


 Processione dei
presbiteri


 Pannello
maiolicato


 Tamburinai
per le vie

Il momento più suggestivo che richiama a Monreale migliaia di devoti da tante parti della Sicilia è il giorno della processione: più di nove ore di estenuante itinerario cittadino sia per la confraternita dei “fratelli” che per la moltitudine di fedeli, spesso a piedi scalzi, al seguito della Croce.

Si comincia con il solenne Pontificale nella chiesa della Collegiata per poi passare alla tradizionale “discesa a spalla” della vara per la ripida scalinata, per porre il Crocifisso dinanzi il pannello di maiolica retrostante la chiesa, dove sarà venerato dai fedeli e baciato dai bambini.

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