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I confrati della "Mercede"

Tutt’oggi continua la tradizione e la devozione a Maria Vergine sotto il titolo della Mercede, consuetudine che dal lontano 1590 vede protagonisti i padri Mercedari, ordine fondato a Barcellona da Pietro Nolasco nel 1218 instillato da una visione Mariana in una notte d’agosto di quell’anno.


Proposito principale di tale ordine, era quello di svincolare i cristiani schiavi dagli infedeli musulmani, che in quel periodo infestavano il mare mediterraneo facendo razzia d’ogni cosa compresi uomini e donne, rendendoli schiavi e uccisi perché professi della religione cattolica.

I Mercedari, vestirono un saio di colore bianco come riferimento alla purezza della Beata Vergine e si fregiarono di un emblema di colore rosso e oro che richiamava lo stemma Aragonese poiché chiesero protezione al re Giacomo I d’Aragona.

La loro regola comprendeva tre voti ordinari: castità, povertà e ubbidienza ne aggiunsero un quarto, che era quello di scambiare se stessi con colui il quale rinnegava la fede cristiana perché schiavo e quindi merce di scambio.

L’ordine diffusosi in tutto il regno spagnolo arrivo anche in Sicilia nel XV secolo con privilegio dato, in Vagliadolid nel 1463 da re Giovanni al Padre Maestro Gomezio di Bosega, di poter fondare nella capitale del viceregno un convento.

A Palermo furono ospitati nella piccola chiesa normanna di Sant’Anna ubicata nel quartiere Capo appartenente alla confraternita della maestranza dei "Frinzari" lavoratori di frange, limitrofo ad essa costruirono un piccolo convento, ma ben presto il connubio con i confrati si scisse e i mercedari furono costretti a costruirsi nel 1482 una propria chiesa accanto al loro convento sul terrapieno che si affaccia sulla piazza del capo, sfruttando l’orografia del terreno realizzarono un ‘oratorio ad unica navata con il presbiterio semicircolare e tre altari in ambi i lati, poggiando il tutto su due livelli e correlando l’accesso alla piazza con una piccola scalinata.

Il prospetto della chiesa in pietra da taglio venne in un secondo tempo rifatto e intonacato, l’interno subì nei secoli passati diverse modifiche e ristrutturazioni, l’ultimo rifacimento della facciata risalgono al 1931 e il portone d’accesso fu sostituito nel 1885 con l’attuale, proveniente dalla chiesa dei Settangeli e, correlato da una cancellata di ferro battuto.

All’ingresso due colonne in marmo bigio sostengono un coro ligneo di fattura neobarocca, nel 1910, la cantoria si arricchisce di un organo a canne, l’altare principale possiede un bellissimo paliotto in marmi mischi e lapislazzuli proveniente dalla distrutta chiesa del Gran Cancelliere.

La costituzione di una compagnia di laici avvenuta verso la fine del cinquecento, voluta fortemente da alcuni padri mercedari, permise di stilare i primi capitoli e resi ufficiali con atto pubblico il 1 giugno del 1683 presso il notaio Antonino Lo Faso.

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