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L’OSPEDALITA’ PALERMITANA

Nel diciassettesimo secolo la città di Palermo dal punto di vista delle strutture sanitarie si presentava in ambito nazionale ed europeo, una metropoli parecchio progredita per quel periodo.

A sostenere questa circostanza erano soprattutto gli ordini religiosi che con la loro pietà popolare, parte interiore delle regole religiose, lenivano ad attenuare la sofferenza di quei cittadini bisognosi di cure spirituali che corporali.


Già dal lontano 1435, una costruzione esistente come palazzo nobiliare, appartenuto alla famiglia degli Sclafani, fu trasformata in struttura ospedaliera grazie all’interessamento dell’abate Giuliano Majali che in varie occasioni ebbe modo di organizzare i vari lazzaretti sparsi all’interno della cerchia muraria della città (sette erano i più antichi nel XIV secolo ) e, in questo luogo pensò di riunirli in un solo presidio denominato Hospitalia granda, cioè l’ospedale grande e nuovo.

L’edificio, un parallelepipedo trecentesco presentava lungo i tre lati del piano nobile una fila di finestre ogivali a motivi intrecciati, l’unico lato rimasto è quello meridionale con l’unica porta sormontata da un’edicola scolpita dal pisano Bonaiuto e dallo stemma degli Sclafani rappresentati dalla figura di due gru che si guardano tra loro.

L’interno costituito da un vasto cortile dalla forma quadrata e racchiuso da un porticato che da uno scalone laterale conduceva al piano nobile costituito da un grande salone illuminato da imponenti finestre, nel cortile addossati ai muri perimetrali furono realizzati alcuni affreschi che servivano da monito a coloro il quale oltrepassata la porta d’ingresso veniva ricoverato, usanza medievale che si applicava in luoghi pubblici che spiegassero i significati legati al luogo e a ciò che si svolgeva.

E’ celebre l’unico affresco pervenutoci il “Trionfo della Morte” o “dell’Allegoria della Peste”, oggi salvaguardato presso la Galleria Regionale a Palazzo Abattellis.


Il famoso "trionfo della morte" esposto a Palazzo Abatellis

Inquadrato in girali, l’affresco con al centro la morte, mostra i momenti diversi di un Santo o della chiesa o del potere attraverso vari simbolismi.

Limitrofo all’ospedale e, collegata da un cavalcavia gravitava l’infermeria dei padri Cappuccini che affiancava e sosteneva questa pia iniziativa, con una sua dipendente costruzione edificata intorno al 1622 dopo l’acquisto di alcune case retrostanti “all’Ospedale Grande”, al suo interno erano ricoverati i frati riformati di San Francesco e alcune persone riguardevoli, aveva laboratori annessi e fungeva anche come casa di riposo, tuttora funzionante, possedeva una sua farmacia autonoma sia per uso interno che ai bisognosi esterni che, fino a tempo fa era in servizio.

Le grandi e semplici stanze erano adornate negli ultimi anni del XVIII secolo con delle pitture monocrome eseguite da Fra Felice da Sambuca.

Lungo il Cassaro all’interno del quartiere militare incombeva l’ospedale di San Giacomo costruzione, iniziata nel cinquecento e portata a termine nel 1620, probabilmente da Mariano Smeriglio, si occupava degli ammalati illustri, per lo più stranieri e militari dell’esercito spagnolo, abolito definitivamente nel 1832 con l’avvento dell’amministrazione borbonica che trasformò i locali per necessità militari, tutt'oggi è adibito ad alloggi militari.

Annessa all’ospedale militare vi era la chiesa parrocchiale di San Giacomo La Mazara, così chiamata per la presenza di un mulino, costruita nel 1482 venne utilizzata dal nosocomio solo dopo il 1620, successivamente sconsacrata è stata adibita ad officina meccanica per i militari.

I militi malati vennero curati nell’abolita casa gesuitica di San Saverio divenendo così il nuovo ospedale militare e quelli illustri nell’Ospedale Grande di Palazzo Sclafani, nel 1852 l’ospedale militare passò nel ex convento di Santa Cita dei PP. Domenicani (attuale caserma Cangelosi) nel 1930 infine, si stabili nell’attuale sede a Mezzomoreale nella villa dei marchesi di S.Croce.

Della fabbrica rimase il prospetto settentrionale che si affaccia sul Cassaro e risulta bugnato ed intarsiato in pietra da taglio con la caratteristica effige della conchiglia, simbolo che viene impresso negli elementi lapidei.

La conchiglia a valva Pecten, emblema dell’apostolo Giacomo,posta nelle chiavi degli archi è rappresentata al centro di un accavallamento di tre spade di cui la centrale a l’impugnatura a croce gigliata.

In questo particolare tessuto urbanistico che gravita all’interno del Mandamento Palazzo Reale, in una porzione del quartiere dell’Albergheria nel 1586 si edificava l’ospedale-convento dei Fatebenefratelli, cioè dagli Ospedalieri di San Giovanni di Dio.

Ordine religioso degli ospedalieri, fondato nel 1571 a Granada da San Giovanni di Dio denominato in Italia come Fatebenefratelli, per la tradizionale usanza di ripetere durante la questua un ritornello.

Emblema dell’ordine è la melagrana della città di Granada sormontato da una Croce e la stella, scelto dal Santo dopo che egli s’imbatte in un bimbo che, mostrandogli una melagrana sovrapposta da una Croce gli disse:”Granada sarà la tua croce”.

Preso per pazzo per aver dato assistenza ai poveri ed ai malati emarginati dalla società cominciò a raccoglierli dalla strada e a ricoverarli in ripari di fortuna, dando vita alla fondazione del suo primo ospedale, attuando nuove metodiche per il loro sostegno, divenendo così il creatore dell’ospedale moderno.

Alla morte avvenuta nel 1550, la sua iniziativa fu continuata dai seguaci confrati che sostenuti da un gruppo di laici ne raccolsero l’eredità a continuare l’opera da lui stessa voluta e, sostenuta da vari Papi che ne diedero veste giuridica ed elevando la congregazione ad ordine religioso nel 1617.

La congregazione fin dalla loro costituzione seguiva la regola di San Agostino in quanto il Santo era Agostiniano, in un secondo tempo ebbe costituzioni proprie, in aggiunta a ai tre voti comuni, i suoi aderenti si impegnavano ad un quarto voto, all’ospitalità a all’assistenza degli infermi, diffusosi rapidamente in Europa non mancò di avere diverse sedi in Sicilia.

Fondatore del convento-ospedale palermitano fu Sebastiano Ordonez che mandato dal suo superiore in Sicilia si prefisse di costruire una casa a Palermo, sede del vice regno spagnolo, ed altre nove se ne impiantarono in tutta la regione.

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