Home Archivio Link Utili Chi siamo
Rubriche News In forma Info Salute Prevenire
Strutture Private Pubbliche> Sicilia Palermo

 

Le terapie per il carcinoma mammario avanzato


Normalmente, le pazienti con carcinoma di Stadio III ricevono uno standard di trattamento simile a quello delle pazienti negli stadi precoci. Il carcinoma mammario avanzato (ABC, Advanced Breast Cancer) può essere trattato con la terapia sistemica (chemioterapia, terapia biologica, farmaci mirati, terapia ormonale), la terapia locale (intervento chirurgico, radioterapia) o con un'associazione delle due.

Ad oggi, non esiste una cura definitiva per questa fase di malattia; tuttavia, sono disponibili alcuni trattamenti che hanno l’intento di tenere sotto controllo il tumore e allungare il più possibile il periodo libero da progressione della malattia. Altro obiettivo della terapia è quello di alleviare o ridurre i sintomi legati alla malattia o ai disagi degli effetti collaterali delle cure.

La scelta del trattamento dipende generalmente da vari fattori: dimensioni e caratteristiche del tumore primitivo; dimensioni, sede, caratteristiche e numero delle metastasi; età e stato di salute generale della paziente; tipi di trattamento ricevuti dalla paziente in passato e preferenze della paziente.

Normalmente, i trattamenti per il carcinoma mammario includono:

• Chemioterapia, può essere impiegata nel tumore mammario, indipendentemente dallo stato dei recettori, ma in particolare nei casi in cui sono presenti più metastasi che stanno causando sintomi o stanno compromettendo la funzionalità di un organo.
La chemioterapia viene normalmente eseguita a cicli. I diversi schemi di chemioterapia prevedono cicli di trattamento diversi: alcuni trattamenti vengono somministrati una volta a settimana, altri una volta ogni 3 settimane. Tra un ciclo e l'altro, le pazienti osservano un periodo di pausa che può aiutare ad alleviare gli effetti collaterali. Il numero totale di cicli da seguire dipende dal trattamento chemioterapico, anche se nella maggior parte dei casi, per completare un trattamento sono necessari da 3 a 6 mesi.

• Terapia ormonale (ovvero trattamento antiormonale o terapia endocrina), può essere scelta se il tumore contiene recettori degli estrogeni e/o del progesterone. La terapia ormonale rappresenta ancora la pietra miliare del trattamento per le donne con carcinoma mammario avanzato ed è impiegata sia nella terapia adiuvante (cioè dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore primitivo) che in presenza di metastasi.

I trattamenti ormonali sono di 2 tipi:

Inibitori dell'aromatasi
Si tratta di molecole – anastrazolo, exemestane e letrozolo – che riducono la produzione degli ormoni estrogeni nelle donne in post-menopausa. Questo significa che grazie alla loro azione sono disponibili meno estrogeni per nutrire la crescita del carcinoma mammario, ovviamente quando questo risulta positivo ai recettori ormonali.

Terapie antiestrogeniche
Questo tipo di terapie ormonali – in primo luogo tamoxifene, oltre a medrossiprogesterone acetato o megestrolo acetato – possono essere indicate quando le pazienti non rispondono ai trattamenti con inibitori dell’aromatasi o con lo stesso tamoxifene o quando sono intolleranti/allergiche.
La loro azione punta a bloccare gli effetti degli estrogeni sulle cellule tumorali, impedendo loro di legarsi ai recettori degli estrogeni che si trovano sulle cellule tumorali. Se gli estrogeni non sono in grado di “attaccarsi” al loro recettore sulla cellula, quest'ultima non può ricevere il loro segnale che stimola la crescita e la moltiplicazione cellulare.

• Terapie mirate, rappresentano un nuovo approccio al trattamento del cancro e hanno come bersaglio alcune componenti cellulari che svolgono un ruolo importante nella crescita del tumore, come VEGF, HER2 o mTOR. Spesso questa terapia diretta ad un obiettivo (chiamata anche “terapia target”) viene prescritta in associazione con altri trattamenti (terapia di associazione).
Un tipo di “terapia target” è la terapia mirata per i tumori HER-2 positivi. Questo tipo di farmaco ha l’obiettivo di impedire alle cellule tumorali di ricevere o inviare i segnali di cui hanno bisogno per crescere. Questo approccio è oggi possibile con farmaci che hanno meccanismi d’azione diversi.

L’anticorpo monoclonale trastuzumab, che può essere somministrato in associazione alla classica chemioterapia o da solo, lega la proteina espressa in eccesso bloccando il ciclo cellulare delle cellule cancerose. In alcuni casi, tuttavia, le cellule tumorali riescono ad innescare meccanismi di aggiramento di questo blocco: in questo caso si possono avere resistenze alla terapia con trastuzumab. Altri farmaci target colpiscono il bersaglio con meccanismi diversi: in particolare lapatinib blocca l’avvio della trasmissione del segnale cellulare.

Tra le terapie mirate, infine, negli ultimi tempi si è registrata un’importante novità: everolimus. Si tratta del primo farmaco che ha mostrato efficacia in combinazione con la terapia ormonale in donne con tumore mammario avanzato le cui cellule sono sensibili all’azione degli ormoni estrogeni (ER+) ed HER2-negativo. Everolimus agisce direttamente su una proteina, chiamata mTOR, presente nelle cellule cancerose: questa proteina gioca un ruolo importante nella regolazione della divisione delle cellule tumorali, nella crescita dei vasi sanguigni necessari al tumore per svilupparsi e nel metabolismo cellulare.

• Radioterapia, utilizzata con l’intento di ridurre il tessuto canceroso e/o alleviare alcuni sintomi. Le radiazioni possono essere somministrate esternamente o anche internamente, per mezzo di un impianto temporaneo.

• Intervento chirurgico, volto a rimuovere il tessuto canceroso. La lumpectomia serve a rimuovere un nodulo, la quadrantectomia rimuove parzialmente (un quadrante) la mammella, mentre la mastectomia la asporta completamente insieme, in alcuni casi, alle strutture vicine.
Nella maggior parte dei casi, le donne ricevono più trattamenti in associazione. Per le donne con carcinoma mammario di Stadio I, II o III, l'obiettivo primario è trattare il tumore e impedirne la ricomparsa. Per le donne con carcinoma di Stadio IV, l'obiettivo è alleviare la sintomatologia e allungare la sopravvivenza.

I futuri obiettivi della ricerca
Molto ancora deve essere fatto per aiutare le pazienti con carcinoma mammario avanzato.
I principali obiettivi ai quali stanno lavorando i ricercatori sono:
• maggiore personalizzazione della terapia: è ormai chiaro che l'ABC, e il carcinoma mammario in generale, più che essere una malattia specifica, rappresenta una varietà di processi patologici. Di conseguenza, le terapie che funzionano per una paziente potrebbero non funzionare per un'altra. La ricerca sta cercando di caratterizzare con maggiore precisione le varie differenze dell'ABC, con lo scopo di sviluppare terapie e trattamenti più diversificati e personalizzati in base alle singole pazienti. I progressi della ricerca genomica e proteomica hanno rivelato una grande eterogeneità molecolare nell'ABC e il numero delle nuove firme molecolari identificate continua a crescere. I ricercatori hanno fiducia nel fatto che le caratteristiche molecolari di un tumore possano essere finalmente utilizzate per prevedere il trattamento ottimale per ogni paziente;
• maggiore comprensione del processo metastatico: questo vale sia per il carcinoma mammario che per altri tipi di tumore, e può aprire le porte a nuovi obiettivi terapeutici. Sinora, il trattamento della malattia metastatica si è concentrato sull'inibizione o sulla distruzione delle cellule tumorali. Gli scienziati, tuttavia, sono ormai convinti che la patogenesi delle metastasi richieda più interazioni tra le cellule metastatiche e i vari processi fisiologici del corpo e che l'interruzione di tali interazioni possa inibire le metastasi o contribuire a sradicarle. Queste intuizioni offrono un grande potenziale per lo sviluppo di nuove ed efficaci terapie adiuvanti;

• opzioni migliori per la malattia triplo negativa: la popolazione di donne con carcinoma mammario triplo negativo (privo di amplificazione ed espressione HER2 dei recettori di estrogeni o progesterone) si conferma ampiamente sottoservita, con poche opzioni di trattamento efficaci. La ricerca sta cercando di identificare le modalità di trattamento di questa forma di ABC;
• superamento della resistenza alla terapia anti-HER2: è in corso lo sviluppo di agenti per prevenire la resistenza e/o prolungare la risposta a questa terapia, così come lo studio di agenti terapeutici in grado di agire attraverso altre vie;
• cure di sostegno: sono in corso trial per indagare sulla possibilità di limitare gli effetti collaterali del trattamento, ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.


 PalermoWeb NEWS - Reg.Trib. Pa. n.26-17/09/07 - 1999-2015©Copyright PalermoWeb - Direttore: Rosalinda Camarda