<<parte
2^
E
in effetti, quasi sapessero che la nostra visita deve essere breve,
i corpulenti inquilini dello Junker non si fanno attendere: da due
fessure che si aprono sotto il motore stellare di centro, prima due,
poi un terzo gronco di lunghezza compresa tra il metro e il metro e
mezzo scivolano fuori per nulla intimoriti dalle luci delle torce e
dei fari della telecamera che un attimo prima ispezionavano il buio
della loro dimora d'acciaio. Abbiamo imparato a non lasciarci
impressionare dalle dimensioni dei nostri amici e principalmente
dalla velocità con cui si muovono mentre ci vengono incontro;
sappiamo che le loro effusioni sono interessate e almeno uno di noi
è pronto con la "colazione" portata per la circostanza.
Ci teniamo sollevati il più
possibile dal fondo per evitare il formarsi di nuvole di sabbia, ma
siamo costretti a pinnegiare all'indietro per fronteggiare
l'appetito dei nostri amici che, una volta finito il pesce, si
rivolge al neoprene dei nostri guanti ancora impregnati del cibo
maneggiato. Ci scansiamo accuratamente mentre pensiamo che in fin
dei conti anche per i pesci esiste il bisogno di "…leccarsi
le dita" dopo un buon pasto; pazienza poi se le mani non sono
le loro.
Li osserviamo apprezzando
istintivamente quanta familiarità si possa instaurare anche con
esseri che vivono a quote proibitive ma mentre più avvertiamo il
gusto di quel contatto, proprio la "estremità" del luogo
ci ricorda che il tempo a disposizione si è esaurito. I nostri
strumenti ci dicono di risalire e ad un tratto una strana sensazione
di tristezza ci prende. Mentre ci solleviamo come palloncini
sfuggiti di mano ai bambini vediamo sbiadire nel blu quelle creature
che sembrano non poterci accompagnare perché assegnate a un lontano
passato di cui restano pazienti vestali.
D'accordo quindi, prudenza e, come
sempre, chiedete a "Easy Dive Adventure" se volete
fare queste esperienze con chi se ne intende.
Altri
itinerari qui