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Per prepararci fisicamente alle immersioni  possiamo vederci alla Body Star !

IL RELITTO DEL CAPUA

<<Parte 1^

A un occhio attento non sfuggirà la caratteristica forma "a baionetta" della prua, tipica delle navi di quel periodo. Pinneggiando lungo la murata risaliamo alla quota di coperta. Disordinatamente sparsi sul ponte troviamo numerosi detriti, oggi sicuro rifugio per una moltitudine di saraghi.

Raggiungiamo le stive buie e deserte.

Da una feritoia si scorge la massiccia catena dell'ancora, ancora stipata nel "pozzetto", mentre una murena osserva curiosa il nostro passaggio per poi ritrarsi al sicuro della sua tana. Illuminando con le torce, scorgiamo sul fondo alcuni resti di cassette che un tempo contenevano munizioni ma il fitto sedimento alzatosi per l'azione delle pinne pregiudica presto la visibilità. Non ci rimane che proseguire, lasciandoci alle spalle una nuvola di fango.

Eccoci in sala-macchine: tubi volanti e cavi vi sono sparsi ovunque, tutti avvolti dalla stessa tinta color ruggine. Con attenzione cerchiamo di evitare di alzare il sedimento anche se purtroppo lo scarico delle nostre bombole non frena la caduta della sospensione che viene dalle strutture alte. In questi ambienti era solito per gli uomini addetti alle macchine avere una piccola officina ottimizzata per la manutenzione e la riparazione della nave. Ed ecco infatti che appare alla nostra vista una grossa morsa montata su un banco e alcuni utensili alle sue spalle, ancora ordinatamente posti nell'apposita rastrelliera.

Lasciamo la sala macchine per tornare nuovamente all'esterno.

Dedichiamo l'esplorazione al resto del relitto cercando di non dilungarci molto ormai stante il tempo già trascorso. Sorvoliamo la parte centrale della nave dove riscontriamo la mancanza della ciminiera, probabilmente andata perduta durante l'affondamento. Anche il ponte comando e altri compartimenti sono andati in parte distrutti. A poppa sono visibili due grosse bitte. A farci compagnia un fitto branco di anthias che si mostrano nella loro bellissima livrea quando sono investiti dalla luce dell'illuminatore.

Scendiamo sull'elica ma questa è stata asportata assieme al timone in epoca successiva all'affondamento. Rimane soltanto l'asse, oramai assediato da svariati e coloratissimi organismi marini. La buona visibilità consente da questa posizione di ammirare gran parte del relitto in tutta la sua grandezza. Seguiamo ora la murata verso prua quando l'attenzione ricade su un indefinibile oggetto adagiato sulla sabbia. Si tratta forse di un'arma contraerea caduta con tutto il telaio di sostegno dal ponte sovrastante. Eseguiamo il consueto monitoraggio degli strumenti di immersione e filiamo dritti verso prua per la fase conclusiva dell'immersione.

Sulla coperta gran parte delle strutture in legno della nave sono ormai deteriorate, lasciando intravedere l'ambiente sottostante. Soltanto le parti in metallo sembrano resistere all'azione del tempo. Ci troviamo ora di fronte all'ingresso degli alloggi di prua. Una rapida occhiata all'interno per renderci conto che sono del tutto vuoti e privi di interesse.

Ormai non rimane altro che raggiungere la cima di risalita ben tesa verso la superficie. Lentamente cominciamo a risalire, lasciando sotto di noi questo bel relitto, che merita di essere esplorato dedicando ben più di un'immersione.

Accorti ragazzi perché si tratta di un'esperienza impegnativa che va fatta con le dovute precauzioni e sotto la guida di chi già conosce il luogo. Per il resto non posso che augurarvi di effettuarla al più presto anche perché d'estate il relitto è segnalato da un gavitello e quindi è facile individuarlo oltre che ormeggiarsi in tutta sicurezza.

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