Cheratosi attinica, una seria minaccia per la pelle che deve essere sempre trattata

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Intervista a Giampiero Girolomoni, Professore ordinario di Dermatologia e Direttore Clinica Dermatologica, Università degli Studi di Verona

Che cosa è la cheratosi attinica? Perché la prevalenza di questa malattia è in aumento?
La cheratosi attinica è una lesione della pelle che si presenta sotto forma di aree circoscritte piatte, callose, dure al tatto, isolate o confluenti tra di loro. Le zone della cute coinvolte sono quelle maggiormente esposte al sole: volto, cuoio capelluto, mani e avambracci. L’età è un fattore di rischio importante: dopo i 50-60 anni i casi aumentano progressivamente, anche se attualmente si nota la tendenza ad un incremento di cheratosi attinica tra le fasce d’età più giovani, a causa di una maggiore e prolungata esposizione ai raggi solari. Si ritiene che tra i 30 e i 70 anni sia affetto da cheratosi attinica circa il 16% della popolazione generale: dopo i 70 anni ne è affetto un terzo della popolazione maschile.

La cheratosi attinica può essere considerata una lesione tumorale? Quali sono le differenze con altri tumori della pelle?
La cheratosi attinica è una forma di carcinoma allo stadio iniziale o “in situ”: non sempre questo tipo di carcinoma intraepiteliale evolve in senso maligno. Il 15-25% di queste neoformazioni regredisce spontaneamente mentre l’evoluzione in carcinoma squamoso invasivo avviene nel 5-20% dei casi. La differenza principale con altri tipi di tumore della pelle consiste nel fatto che il paziente può manifestare decine, centinaia di lesioni attiniche molto antiestetiche e ciascuna potenzialmente pericolosa perché a rischio di evoluzione maligna. A differenza del melanoma, che metastatizza con elevata frequenza e causa elevata mortalità, il carcinoma squamoso della cute dà luogo raramente a metastasi ai linfonodi o organi interni, ma la lesione può diventare di grandi dimensioni, approfondirsi negli strati sotto la pelle e ulcerarsi, ponendo seri problemi terapeutici.

Quali sono i rischi ai quali va incontro una persona con cheratosi attinica? Qual è la possibile evoluzione delle lesioni?
Non è possibile prevedere quale e quando delle numerose lesioni andrà incontro a una progressione in carcinoma squamoso cellulare. Il rischio di questa progressione è tanto più elevato quanto più la persona è immunodepressa in conseguenza di malattie, o trattamenti con farmaci immunosoppressori (per esempio per trapianti di organo o malattie autoimmuni). Il carcinoma squamocellulare è un tumore maligno che richiede una diagnosi precoce e un trattamento adeguato di tutte le lesioni.

Perché è importante trattare sempre le cheratosi attiniche? Qual è il percorso diagnostico-terapeutico?
Proprio per evitare l’evoluzione in una forma maligna invasiva. È opportuno inoltre trattare anche la cute circostante alle lesioni visibili, il cosiddetto “campo di cancerizzazione” che a volte può contenere lesioni ancora non rilevabili a occhio nudo. Il percorso è piuttosto semplice: il paziente deve rivolgersi allo specialista dermatologo che formula la diagnosi clinica attraverso l’ispezione della cute e delle lesioni; raramente c’è bisogno di ricorrere a una biopsia.
I trattamenti disponibili sono di vario tipo: trattamenti fisici che distruggono il danno cutaneo come la crioterapia, il laser, la diatermocoagulazione, l’escissione chirurgica e il curettage; terapia fotodinamica o PTD con un agente fotosensibilizzante, il 5-metilaminolevulinato, oppure l’acido aminolevulinico cloridrato e, dopo, luce infrarossa. Adesso sono disponibili anche innovativi trattamenti topici a tutto campo come ingenolo mebutato, un gel che può essere gestito dal paziente con un’unica applicazione quotidiana sull’area interessata per tre giorni consecutivi o per due giorni consecutivi a seconda della localizzazione delle lesioni, assicurando un’elevata efficacia anche per la prevedibile aderenza da parte del paziente ad una terapia così breve.

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