DONNE IN GUERRA CON SE STESSE

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E’ indubbio che oggi la psicologia è una tra le discipline maggiormente seguite dalla popolazione in generale che chiede risposte, soluzioni e proposte di cambiamento per i problemi generati anche dalla complessa contemporaneità odierna. D’altronde “la società dell’apparenza e dell’estetico, la ricerca estrema di successo, la mercificazione delle emozioni, l’impoverimento dell’affettività relazionale, hanno portato all’emergere impressionante di disturbi e malesseri psicologici accomunati dalla cattiva capacità di modulare i propri impulsi e di non riuscire a privilegiare quel naturale dialogo interiore come fattore protettivo alle crisi” (E. Wanderlingh, D. Russo, 2006).
Dopotutto, vivere significa ‘percepire di esistere’ e, spesso, questa sensazione, viene influenzata dalle traiettorie di vita che ciascuno intraprende anche seguendo i canoni che la società impone in quel momento.
A questo proposito, in un’epoca in cui è possibile percorrere un’infinità di strade possibili per definire la propria libertà di essere-nel-mondo, può apparire emblematica la constatazione della scienza psicologica su quali vicissitudini caratterizzano la psiche umana femminile nel seguire quell’impulso fondamentale di riuscire a trovarsi, riconoscersi e accettarsi.
E’ singolare, quindi, l’immenso successo di pubblico ottenuto dal libro ‘Donne che si fanno male’ scritto dalla collega americana Dusty Miller, che, partendo dalla propria tragica esperienza personale di un abuso sessuale patito nell’infanzia, percorre le strade di un labirinto di terrore che immobilizza e angoscia, nel tentativo di raggiungere qualsiasi strumento possa rivelarsi utile alla liberazione di donne che muovono a se stesse una spietata guerra.
La Miller, procedendo in questo modo, registra e rileva nelle storie emblematiche di donne che inconsapevolmente si abbandonano all’anoressia o alla bulimia, che si feriscono infliggendosi tagli o cambiamenti estetici sul proprio corpo o si torturano in relazioni devastanti, la rimessa in atto di abbandoni, violenze sessuali, terrorismo e manipolazioni psicologiche che hanno frantumano il sé femminile in un’inquietudine straziante. Donne in preda a febbrili pensieri e a ombre del passato che prendono consistenza nella mente, dall’alternarsi di dolorose sensazioni fisiche e lampi di insight che conducono verso agghiaccianti realtà: il riaffiorare alla coscienza di antichi segreti che offrono, però, la spiegazione sorprendente che conduce al tanto desiderato equilibrio personale.
Attraverso questa chiave di lettura, è possibile comprendere come le donne, protagoniste dei nostri tempi, dietro la sbandierata emancipazione che ha creato non pochi dissapori, svelano, attraverso i loro comportamenti autolesionistici, come, in un cuore femminile, possa insediarsi il germe letale dell’attacco a se stessi.
Dunque, riferiscono quanto l’anima, colpita da ferite crudeli e perfettamente calibrate, possa conquistare la libertà di essere, soltanto dopo avere raccolto, nelle stanze buie del proprio passato, la consapevolezza illuminante che i meccanismi oscuri della psiche sono stati clamorosamente indotti da una totale non accettazione del proprio sé.
Un sé femminile che, se osservato nella società attuale, teatro del nostro Io, si consuma dolorosamente in quella separazione netta tra sé maschile e sé femminile che legittima le mutilazioni adesso moderne, come definite dall’occidente nel preoccupante uso del botolo o del silicone, oppure antiche, nelle mutilazioni genitali delle culture orientali.
Sulla scia degli ultimi avvenimenti internazionali, infatti, sulla temuta repressione della giunta militare al potere in Myanmar (l’ex Birmania), che centra l’attenzione su una donna, San Suu Kyi, appare emblematica, anche la constatazione di un’altra donna, Nawal El Saadawi, simbolo della battaglia per i diritti delle donne in Egitto che ha denunciato come il velo peggiore da mettere alle donne, non è quello che le copre fisicamente, ma quello che le oscura intellettualmente.
Forse, il grande dramma è occidentalizzare l’indifferenza sulle sofferenze che le donne vivono. Anche quelle donne che, nell’ombra del loro quotidiano, fronteggiano ogni giorno, lo smarrimento causato dal dover rinunciare al proprio diritto di provare ed esprimere un’identità per alcuni pericolosa.

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