Farmaci equivalenti: impariamo a usarli meglio

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Intervista a Giorgio L. Colombo, Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Farmacia e S.A.V.E. – Studi Analisi Valutazioni Economiche Milano

Quali costi comporta la gestione di un paziente trapiantato? Che incidenza hanno i costi farmaceutici nella spesa complessiva?

A seconda del tipo di intervento, un trapianto può avere un costo che varia dai 90.000 ai 120.000 euro al primo anno; a questo vanno sommati i costi sostenuti nel periodo che precede l’operazione, che si aggirano attorno ai 6.000 euro e che comprendono, ad esempio, l’individuazione del ricevente, la gestione del pre-trapianto etc., e i circa 6.000-12.000 euro per il follow up del post trapianto, monitoraggio annuale che dura per tutta la vita del paziente.
Il trapianto d’organo è un evento importante e nell’insieme costoso, tuttavia la spesa per i farmaci incide per non più del 20-30% del totale, una cifra rilevante ma che non impatta quanto quella dell’ospedalizzazione.

Sotto il profilo farmacoeconomico il risparmio ottenuto attraverso l’impiego di un farmaco equivalente in luogo del farmaco originatore giustifica i rischi connessi alla interruzione della continuità terapeutica e all’eventuale fallimento?

I farmaci a brevetto scaduto sono una grande opportunità perché permettono di ridurre il costo della spesa farmaceutica per paziente. L’utilizzo dei farmaci generici nel nostro Paese è al penultimo posto in Europa, seguito solo dalla Grecia. Nel mercato a volumi, all’estero i farmaci equivalenti rappresentano l’80% mentre da noi i farmaci equivalenti si attestano attorno al 15%. Il punto è proprio questo: gli equivalenti vanno usati ma dobbiamo imparare ad utilizzarli al meglio proprio per poter offrire a tutti i trapiantati i farmaci più innovativi.

Cosa vuole dire utilizzarli al meglio nell’area dei trapianti?

Al momento c’è ancora poca ricerca in questo ambito per valutare gli effetti delle terapie con farmaci equivalenti: l’unico dato certo è che se il paziente inizia col brand oppure con l’equivalente e prosegue con la stessa terapia non ci sono inconvenienti. I problemi si presentano quando il paziente passa di continuo da un equivalente all’altro. Negli Stati Uniti i trapiantologi possono consultare l’Orange Book, un registro nel quale le aziende riportano il dato di bioequivalenza rispetto al farmaco originatore, una specie di classifica dei migliori farmaci equivalenti. Bisognerebbe fare la stessa cosa in Italia per garantire al paziente una maggiore trasparenza nella scelta degli equivalenti da parte di medico e farmacista.

La commercializzazione in Italia di farmaci immunosoppressori equivalenti mette i trapiantologi – così come da tempo avviene per altre categorie di medici – nelle condizioni di dover decidere le terapie anche sulla base dei risparmi per il SSN, quali scenari dovremo aspettarci per il futuro? Dove penderà l’ago della bilancia per prendere le migliori decisioni?

In tempi di ciclo economico negativo e di risorse limitate il medico si trova ad affrontare scelte a dir poco gravose, nella sua penna prescrittiva ormai deve inserire oltre al migliore farmaco da prescrivere ai suoi pazienti anche la corretta gestione delle risorse pubbliche. Il medico deve esser consapevole oggi più che in passato che dare troppo ad un paziente può significare non dare agli altri, dunque la prescrizione terapeutica non può prescindere dal rapporto costo/efficacia del farmaco. Tutto questo pone ovviamente grandi problemi anche di carattere etico. Le scelte si complicano ma non possiamo, nell’attuale contesto economico, prescindere dall’utilizzare i farmaci equivalenti; questo però deve avvenire attraverso la piena consapevolezza da parte di tutti gli attori del Sistema Sanitario delle potenzialità del farmaco equivalente e tramite validati strumenti di monitoraggio e controllo da parte dell’autorità pubblica.

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