I SACRI SIMBOLI: COORDINATE DI RIFERIMENTO DI UN MONDO SOMMERSO

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“La prossima volta che Dio farà visita al mondo,
lo farà sotto forma di gruppo”
J. Moreno, psicologo.

L’esperienza religiosa con tutti i riti che comporta, è diventato terreno privilegiato di battaglia per intellettuali che presentano numerosi saggi nelle librerie negli ultimi giorni, tra cui il volume di Bernard Sichère che afferma il valore della spiritualità versus il potere e L’Illusione di Dio di Richard Dawkins che sostiene che credere nell’esistenza di Dio sia un errore logico che contribuisce a giustificare ogni crimine umano.
Anche in psicologia, lo studio della religione ha trovato ampio spazio nell’opera dello psicologo Carl Gustav Jung, da sempre determinato a portare sino alle estreme conseguenze l’osservazione psicologica per comprendere gli oscuri e impercettibili enigmi della psiche umana.
Il grande scienziato (che – ricordiamo – nel suo itinerario esistenziale e intellettuale subì molteplici influenze tra cui J. Fiche, F. Schelling, W. Goethe, F. Nietzsche, Sigmund Freud) aveva “la tendenza a riconoscere tutti gli dèi possibili purchè agiscano nella psiche umana”.
Infatti, nei riti religiosi, da quelli della Madre Terra ai sacrifici umani delle popolazioni antiche, la mistica indiana e Buddista, alle scritture ebraiche e alle pratiche del Cristianesimo, è possibile rintracciare aspetti della mente umana espressi attraverso un linguaggio simbolico.
Secondo Jung, il bisogno religioso è profondamente radicato nella natura umana e i riti sono dei percorsi che la collettività umana deve affrontare perché l’uomo individuale possa raggiungere l’autonomia.
In questo senso, ad esempio, il mito dell’eroe solare, presente in molte concezioni animistiche di popolazioni antiche, scopre simbolicamente la ricerca dell’autonomia, poiché, così come il sole sorge a oriente, l’eroe avanza verso il punto culminante del suo cammino e come il sole è inghiottito dal mare, così l’eroe viene inghiottito da un mostro marino. Così, l’eroe combatte sino a uccidere il mostro ritornando, così, a oriente dove vede nuovamente il sole. Sole, che rappresenta il rinnovamento e rinascita.
Il tema del mare che inghiotte l’eroe si rintraccia anche nei primi scritti ebraici, dove gli abissi marini diventano Sheol -regno della morte- e nella Bibbia, dove Giona viene inghiottito dal mare.
Il motivo solare, quindi, è espressione simbolica del dinamismo psicologico dell’uomo che nei suoi movimenti di progressione e regressione, vince l’ombra celata in sé andando verso il suo vero-Sé che è la luce.
Buio-luce, scendere-salire, oscurarsi-illuminarsi, morire-rinascere, reincarnazione-risurrezione, tematiche, queste, centrali in tutte le religioni.
Nel buddismo, ad esempio, l’esistenza viene intesa come un fluire continuo che si concretizza in diverse reincarnazioni e ancora, nel Cristianesimo, la vita volge verso l’ascensione. Il rinnovamento è evidente in atti sacri antichi – come i misteri egiziani della risurrezione di Osiride – e nella messa cristiana che, per Jung, rappresenta simbolicamente la continuità e la trasformazione della vita stessa.
Jung, evidenziò nelle religioni la rappresentazione simbolica delle relazioni tra i diversi piani della realtà, soprattutto, nel simbolismo quaternario di pensiero, sentimento, sensazione e intuizione, rappresenta la perfetta armonia psichica.
Equilibrio mentale, quindi, possibile soltanto attraverso l’individuazione di sé intesa come espansione globale del proprio ‘divenire se stessi’.
Questo tema riveste un’importanza notevole nelle religioni di ogni epoca e, nel mondo contemporaneo, la rivelazione dei saperi segreti della Kabbalah, antecedenti alla stessa Bibbia e coincidenti con le attuali scoperte della fisica, i 72 nomi di Dio, possono essere letti come espressione simbolica della ricerca incessante dell’uomo della sua vera essenza che è, per natura, divina.
Un’essenza autentica lontana dalle illusioni create dalla mente nell’identificazione incessante con una maschera di sé auto-limitante.
A questo proposito, può essere interessante rileggere l’opera dello scrittore Hermann Hesse che riesce ad esprimere i temi della psicologia junghiana, tant’è che lo stesso Jung, quando uscì il romanzo Demian, scrisse una lettera allo scrittore che, tra l’altro, non riuscendo a portare a termine il successivo Siddharta, si rivolse a lui per alcune sedute.
Hesse non abbandona mai nella sua produzione letteraria il bisogno di scoprire il proprio Io più autentico, lontano da quella maschera che conforma ognuno alle aspettative degli altri.
Il danno peggiore della vita, infatti, avviene quando tutta la personalità si identifica con la maschera, quando l’essere coincide con l’apparire, bloccando quella spontanea attività dell’Io che rende veramente vivi e liberi.

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