LA MENTE PARALIZZATA DAL SENSO DI COLPA

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Sentirsi in colpa, esperienza emozionale esclusivamente umana, in termini generali, è un sentimento che ci permette di trattenere gli impulsi distruttivi, ma anche, di avere consapevolezza della sofferenza causata nell’altro. Si fa esperienza della colpa ogni qualvolta il nostro comportamento ha, in qualche misura, creato un danno nell’altro, ponendoci di fronte alle colpe-responsabilità innescando, così, uno o più tentativi di riparare ciò che si è commesso.
Quindi, la colpa, che già nelle religioni pre-cristiane caratterizza la condizione umana per il peccato originale commesso da Adamo ed Eva, in antropologia, viene spiegata come connaturata alla cultura di appartenenza che sancisce le limitazioni da non trasgredire, mentre, in neurologia, trova, nell’amigdala, il luogo dove viene elaborata cerebralmente.
La pratica psicologica, invece, già con Sigmund Freud, ha da sempre mostrato come, la colpa, deriva dal proprio mondo interiore e si pone al centro della dinamica inconscia della psiche, generando un’errata percezione di sé nel sentirsi inadeguati o incapaci, oppure, dando vita a tutta una serie di comportamenti limitanti alla base di malesseri psicologici elevati. Ebbene, la colpevolezza è strettamente interconnessa alla propria storia personale, a come si sono strutturate ed elaborate alcune esperienze vissute sin da piccoli e al tipo di pensiero consapevole utilizzato nel rapportarsi al mondo e con se stessi.
Dunque, il senso di colpa, può essere inteso come una ‘voce’ interiore che ci mette costantemente di fronte agli insegnamenti che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, dalla religione, dalla società e ci fa sentire bene, nel momento in cui sappiamo di essere innocenti, oppure, viceversa, genera malessere, se sentiamo di avere la ‘coscienza sporca’.
Il senso di colpa può generare imbarazzo, vergogna, depressione, impotenza, timori e ansie e, in casi estremi, tribolazione eccessiva come necessità auto-diretta di mettere in atto comportamenti drammatici, nel tentativo di espiare il peccato commesso. In questo senso, i sensi di colpa diventano un problema psicologico, giacché, paralizzano l’individuo nell’incessante coazione a ripetere modalità autopunitive che, nella sfera psichica più attualizzante, si focalizzano nel sentimento di essere sempre e soltanto sbagliati. Del resto, a conferma di come i sensi di colpa siano causa di problemi, le numerose testimonianze, che ogni giungono al nostro indirizzo di posta elettronica, evidenziano quanto, l’intensità della colpa in ciascuno, può rendere difficile e tormentata l’esistenza.
In sintesi, tra le tematiche più ricorrenti, la donna che lavora e si sente in colpa per il fallimento del proprio matrimonio o per dover lasciare i figli durante il lavoro, confrontandosi in maniera ossessiva con le idee preconcette di ciò che definisce un’ottima madre. Ed ancora, l’uomo divorziato che dovendo vedere i figli in orari e giorni prestabiliti, vive notti insonni per l’idea che perderà, presto o tardi, l’amore dei suoi bambini che, invece, vivono col nuovo uomo di lei. Oppure, numerosi giovani dell’imperante precariato che si rimproverano di lasciarsi vivere senza ambizioni, senza mete da perseguire, si confrontano con modelli ‘vincenti’ e si sentono in colpa per non riuscire ad essere così energici. Senza contare, poi, le numerose mail che testimoniano di quanto atipico sia divenuto oggi il rapporto col cibo, nel produrre accuse a se stessi colpevoli di avere ingerito quella caloria di troppo, rappresentata da un semplice craeckers integrale. Così, genitori che si angosciano e si colpevolizzano per avere sbagliato coi figli e, figli oramai grandi, che si giudicano rei per essere stati costretti, dalle circostanze della vita, a non potersi occupare dei genitori anziani, conducendoli in una casa di riposo.
La colpa, se non elaborata, può davvero diventare una ‘brutta bestia’. Il suo esatto contrario è rappresentato dall’assoluzione. Assolversi, però, significa anche riuscire ad accettare di non essere onnipotenti, rinunciando all’idea infantile che ‘è tutta colpa mia’ e accettando che non si può sempre avere il controllo su tutto e tutti.

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