LA SFIDA EDUCATIVA DELLE MADRI SOLE

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L’articolo su Alice Miller nella sezione ‘Psicologica-mente’ ha destato un notevole interesse nei navigatori affezionati al nostro sito, come mostrato dalle numerosissime mail giunte sull’argomento dove, madri sole, chiedono consigli su come poter essere delle ‘madri buone’ senza scatenare danni o malesseri nei propri figli. Moltissime di loro, condividono, tra l’altro, un punto di vista essenziale; avendo riconosciuto come, gli errori dei propri genitori, in un modo o nell’altro, hanno influenzato in senso negativo il proprio percorso di vita, sono fermamente convinte di non volere ripetere gli stessi errori sui propri figli. Da ciò, l’elemento che più le terrorizza: forse, per svariate ragioni, il fatto di trovarsi a dovere crescere i propri figli da sole, senza l’aiuto o la presenza dell’altro genitore, può influire nella crescita e nel sano sviluppo dei figli.
Per offrire dei consigli psicologici, rispondiamo alle domande più comuni che ci sono giunte.

“ma come si fa a rappresentare l’autorità rimanendo complici e amorevoli?”

Il dialogo, l’amore e la complicità non devono far dimenticare al genitore di essere comunque l’autorità. I bambini di oggi vengono spinti a esprimersi, decidere, scegliere. Ma questo non significa instaura un tipo di relazione alla pari; è importante che il genitore non confonda la relazione madre-figlio con una modalità relazionale adulta. Occorre porre un tipo di autorità dove esiste un margine di discussione per permettere al bambino di confrontarsi e sviluppare una comprensione della regola stessa; ma non dimenticare che, alla fine, l’ultima parola deve essere quella dell’adulto. Inoltre, autorità non significa essere despoti ma autorevoli nel guidare il figlio nello sviluppo.

“se il padre non è presente al figlio non viene a mancare il riferimento maschile?”

E’ vero che per una sana crescita, i bambini hanno bisogno di avere un modello sia maschile che femminile, però, non necessariamente, questi modelli devono essere rappresentati dal padre e dalla madre. Moltissimi studi dimostrano questo presupposto.

“lavoro è sono sempre stressata e tendo a perdere la pazienza. Arrivo a casa e la sua agitazione mi fa saltare in aria. Poi mi sento in colpa e vado a scusarmi con lui, faccio bene?”

A mio avviso più che chiedersi se fa bene o male a scusarsi, dovrebbe porsi la domanda se il suo è un problema di equilibrio interiore. Quando si rientra a casa da un lavoro stressante si può avere necessariamente bisogno di un momento di riposo per riprendersi dalla stanchezza. Ma ciò non vuol dire che occorre urlare o punire i figli colpevoli di essere felici del ritorno a casa del genitore.

“sono separata e il giudice ha concesso l’affido condiviso. Ogni volta che cerco di imporre delle regole mio figlio mi minaccia di andare a vivere dal mio ex”

Cedere al ricatto sarebbe da evitare. Non dubiti di se stessa. Costruisca, invece, un dialogo costruttivo con il padre di suo figlio per stabilire delle strategie educative condivise dove, l’affido, non diventi un’arma usata dal figlio contro entrambi.

“il nuovo compagno della mia ex moglie impone la sua autorità”

I figli nono sono obbligati ad amare i nuovi compagni dei genitori, tuttavia, sono tenuti a rispettarli. Nessuno può sostituirsi al legame padre-figlio e, il nuovo compagno, deve riuscire a costruire con i figli di lei un legame di fiducia. Per i bambini, inoltre, è importante poter comprendere che, comunque, anche se la mamma e papà si sono separati, i rapporti uomo-donna, possono funzionare e non necessariamente sfasciarsi.

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