LA VITA PSICHICA DEL POTERE. SOGGETTO E ASSOGGETTAMENTO

738

Judith Butler, filosofa, femminista è considerata, oggi, la portavoce del movimento gay-lesbico-transgender internazionale, ed è nota, in tutto il mondo, per le sue posizioni estreme che, nel 2004, hanno portato, con a capo l’allora cardinale Ratzinger, il Vaticano a esporsi con delle critiche feroci e aspre sulle sue audaci teorizzazioni vissute come destabilizzanti un pensiero ovvio.
Certamente, i ragionamenti della Butler, si pongono ai margini del pensiero comune e possono essere non condivisi, anche se, molti osservatori internazionali, considerano, oramai, le sue idee, vere e proprie schegge in grado di produrre un subordinamento dell’apparato mentale standard e generare una liberazione da stereotipi diffusi da millenni.
Nata da una famiglia ebrea negli USA, già nell’adolescenza, la Butler, ha manifestato una notevole irrequietezza che l’aveva portata a scegliere di passare il proprio tempo, più che con i soliti passatempi giovanili, con letture impegnate come quelle delle opere di Kierkegaard e Spinoza. Espulsa dall’insegnamento di religione da un professore risentito dalla sua caparbietà e per l’avere più volte insistito nel porre domande sconvenienti, a 16 anni, rivela la propria omosessualità e gli attacchi conseguenti, la conduranno verso una riflessione sui clichè sociali che regolano i rapporti umani basandosi sul paradigma ‘sposato-con-due-figli-due-macchine-due-case’.
Dopo la tesi di dottorato a Yale su Hegel, pubblica, nel 1990, la sua opera più importante, ‘Gender Trouble’, dando vita a un dibattito infuocato che non accenna a diminuire, nonostante la Butler abbia ottenuto il prestigioso riconoscimento di insegnare letteratura presso l’università di Berkeley.
Punto di partenza delle sue ‘idee divergenti’ è la constatazione che la nostra epoca è un momento in cui i bambini, a causa dei divorzi e dei successivi legami dei genitori, vivono un continuo vagabondare da una famiglia all’altra, da una nuova famiglia a una moltitudine di famiglie, così come, da un’assenza di famiglia a una famiglia all’interno della quale possono esistere una confluenza di famiglie. Un tempo, quindi, in cui la genitorialità è diventata “fragile, porosa, dilatata”.
Dunque, secondo la Butler, i bambini fin da piccoli sono invitati ad assumere ruoli sociali ben definiti ma non realmente autentici, poiché, il nostro Io più vicino alla verità, si fonda sulla capacità stessa della psiche di auto-definirsi come capace di essere-è-vivere un’infinità di ruoli possibili difficilmente categorizzabili. Dunque, da ciò, la ‘performatività di genere’, impedisce di cogliere come l’identità sessuale è un ruolo che può essere interpretato a nostro piacere ma non può identificarsi con il nostro Io. Secondo la teoria queer, il genere maschile e femminile non sono né innati né fissati per sempre.
Occorre, quindi, esistere attraverso l’oppressione generata dal potere e, secondo la filosofa contemporanea, è un errore pensare che il potere sia esterno a noi, poiché, esso, quando è imposto, come nel caso delle molestie o della persecuzione, diviene inevitabilmente interno fondando la dinamica della vita psichica.
Dunque, l’uomo e la donna di oggi, devono uscire dallo status di vittima e passare all’azione; azione che può essere personale o politica, poiché, per combattere il potere, al potere bisogna comunque partecipare.
In questo senso, la filosofa, cita Antigone come eroina emblema che sfida la legge per vivere. Nell’omonina tragedia di Sofocle, Antigone, seppellisce suo fratello Polinice andando contro suo zio, il re Creonte. Antigone non si conforma alla legge appropriandosi degli strumenti di colui al quale si oppone.
Certo il ‘comportamento antigone’ è di strettissima attualità e, le idee della Butler, sicuramente scatenano un certo scalpore. In psicologia, l’identità sessuale si attua attraverso un percorso di definizione del proprio sé che passa, anzitutto, dal percepirsi con un’adeguata immagine di sé come uomo/donna che al di là delle cornici etero, gay, ecc., sente di essere una persona integra e funzionale che lavora, che ama, che gioisce, che vive nella sua realtà quotidiana personale, relazionale e sociale, un senso di sé unico, totale, coeso, coerente nei vari aspetti della propria personalità, ma, al tempo stesso, capace di reinventarsi, esistere e resistere e ritrovare il proprio equilibrio nelle diverse sfaccettature dei propri modi di essere, con senso di molteplicità e unitarietà articolata. Sembra, purtroppo lontano, il momento in cui, sarà possibile relazionarsi senza presentare, necessariamente, un volto di sé, definito dal proprio orientamento sessuale.

Articolo precedenteQUANDO LO SVILUPPO ECONOMICO COINCIDE CON LA LIBERTA’ PERSONALE
Articolo successivoPalermo: come stanno i nostri adolescenti