LE PAROLE CHE PACIFICANO

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“I miei pazienti […] sono come bizzarri fiori tropicali, rose verdi e piante a striscie […] ne cerco i suoni e i profumi, per esplorare le profondità dei loro mondi chiusi a calice, perché questa è la mia battaglia. E ho imparato che l’unico modo per entrare nella vita dell’altro è trovare la chiave di volta dove il mio Io e il suo Io s’incontrano” (L. Slater, 1996)

Questo breve articolo si basa su testimonianze giunte nel nostro indirizzo di posta elettronica. Nell’insolito cammino della nostra rubrica su internet, i nostri visitatori, ci hanno reso pagine di grande intensità e umanità. La sezione ‘Psicologia e salute’, ha ispirato molti nel cercare di confrontarsi per comprendere, attraverso le brevi informazioni fornite, qual è il reale significato del disagio psicologico. Così, molti, ci hanno rivelato pensieri ed emozioni che è possibile presentare come vere e proprie consapevolezze di vita che possono permettere di trarre spunti di riflessione. Esperienze di vita per superare l’ingannevole barriera di separazione tra ‘noi’ e ‘loro’; testimonianze, per comprendere le numerose sfaccettature di noi stessi, degli altri e della condizione umana.

“[…] leggo sempre gli articoli del vostro sito, mi aiuta a stare meglio. Conservo il testo che mi interessa e seguo i suggerimenti che ogni articolo offre. […] mi piegavo sempre alle fantasie sessuali di mio marito però un giorno così ammanettata […] sono riuscita a ribellarmi immobilizzata e angosciata, sono entrata in un labirinto di terrore dove non c’era niente da usare per la mia liberazione e quindi sono tornata indietro pensando che soltanto chi ti dà il dolore alla fine te lo può togliere e solo chi ti fa del male poi alla fine ti ama veramente […] ma non era così […] il demone non era lui era dentro di me ero io […] attraverso la morte di mio padre ho messo in discussione la mia vita, ho compreso qual’era il vero dolore e […] da lì ho iniziato a costruirmi una vita per coma la volevo io […] piano piano per trovare la mia vera me adottando un punto di vista che è insieme il mio nuovo punto di riferimento: essere serena con me stessa”. E.

“[…] nell’oceano del ‘totale niente’ che si trova costantemente su internet il vostro è l’unico prodotto che si distingue per profondità e spessore, coinvolge e invita la persona a osservarsi dentro a scoprirsi […] quando è nato mio figlio ho compreso che dovevo davvero combattere una battaglia da vincere ad ogni costo sconfiggere per sempre la depressione e l’ansia che mi accompagnavano da anni […] ho voluto molto bene ai miei genitori ma per rispondere alla vita che torna a reclamare il diritto di vivere dovevo metterli in discussione […] oggi la vita mi abbraccia e mi sorprende”. A.

“[…] la strada della mia serenità è ancora lunga lo so […] così ho ripercorso la storia della mia esistenza con i suoi momenti vivaci e drammatici, dai dissapori con mia madre a quelli con gli altri ai legami vuoti e inutili”. R.
“ […] perché è così difficile amare e farsi amare? cosa devo fare per essere accettata? perché devo farmi accettare? cosa devo dire? che cosa devo fare per venire rispettato? come devo comportarmi? che aspetto devo avere per sentirmi uguale? Cosa devo fare per dimostrare che valgo? […] forse dovremmo imparare a sfidare il sistema per non vivere con il dolore e accettare di essere diversi” . M.
“ […] è vero sono troppo occupato a sopravvivere […] un giorno sono all’inferno e dopo in paradiso […] devo cambiare io? dovrei forse perdere peso? […] Ho provato a essere un ragazzo serio, ho provato a essere un bastardo, ho provato a chiedere, ho provato a essere il migliore in assoluto ma mi sa che ho sbagliato, ecco perché ho scritto a voi […] questo tipo di vita sognata da tutti non è per me […] il sabato esco per cercare compassione e un po’ di compagnia, ho cercato di trovare un amico più facile a dirsi […] cerco di recitare il ruolo, ma in qualche modo ho dimenticato il motivo per cui l’ho faccio […] voglio solo essere me stesso e non interessarmi più del motivo per cui gli altri non capiscono”. G.
Ciascuno di noi sa che le parole comunicano qualcosa di noi, anche se, molto spesso, si pensa che le parole che esprimono veramente quello che pensiamo e sentiamo, non possono essere dette, perché, magari, potrebbero non essere comprese; da ciò, occorre uniformarsi ad una comunicazione sterile e vuota che non permette una condivisione. Molte volte, le parole derivano dal passato e le nascondiamo anche a noi stessi, perché colpevoli di fare male dentro. Ma le parole dicono di noi e se dette fanno vedere le cose nel modo in cui sono realmente.

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