L’indagine di A.M.R.E.R., la prima vera fotografia delle patologie reumatiche in Italia

727

Intervista a Carlo Salvarani
Direttore SC di Reumatologia, Arcispedale Santa Maria Nuova, Reggio Emilia

L’indagine realizzata da A.M.R.E.R. fornisce per la prima volta una mappa sulla prevalenza numerica delle esenzioni per patologie reumatiche. Cosa significa in termini di gestione e presa in carico dei pazienti, avere a disposizione dati numerici tutti italiani?
L’indagine di A.M.R.E.R. è importantissima, perché per la prima volta abbiamo dati certi italiani sulla numerosità del campione affetto da malattie reumatiche, anche se, bisogna ricordarlo, non si tratta di una vera indagine epidemiologica poiché ha valutato solo i pazienti con esenzione ticket di sette patologie reumatiche e quindi vi è una sottostima della reale prevalenza delle patologie reumatiche nella popolazione Italiana. Eppure vediamo che i numeri emersi sono quantitativamente importanti, da questa evidenza e dalla distribuzione percentuale delle esenzioni si evince quanto sia indispensabile organizzare Reti reumatologiche sul territorio nazionale, all’interno delle quali vengano strutturati servizi/strutture complesse di reumatologia che lavorino in collaborazione con medici di medicina generale e reumatologi del territorio, per l’identificazione dei primi segni e sintomi e arrivare ad una precoce diagnosi. È fondamentale che i reumatologi territoriali interagiscano con i reumatologi della struttura complessa e che entrambe queste figure interloquiscano con i medici di base. Questo modello di Hub & Spoke, permetterebbe di trattare i pazienti secondo la complessità della patologia, inoltre permetterebbe di ottenere diagnosi in tempi ridotti e migliori trattamenti, soprattutto nel lungo periodo e, trattandosi di pazienti cronici, assicurerebbe anche la continuità terapeutica.

Il paziente reumatico adulto è molto complesso sia per i problemi legati all’età e all’attività lavorativa sia per la cronicità di queste patologie. Quanto è importante a Suo avviso la figura e il ruolo dello specialista reumatologo in termini di impegno della presa in carico di pazienti cronici che hanno bisogni legati alla malattia nel lungo periodo?
In tutto il mondo il reumatologo è lo specialista che si deve occupare e si occupa delle patologie reumatiche che sono tantissime e complesse. La presa in carico del paziente reumatico dal momento della diagnosi alla scelta terapeutica e, dopo, con il follow up spetta al reumatologo ed è un diritto del paziente. Solo questo specialista conosce le malattie reumatiche, ne sa valutare la severità, le riacutizzazioni cui spesso vanno incontro e le remissioni. Solo il reumatologo conosce le tipologie dei farmaci utilizzati per il loro trattamento e solo lui è capace, per la preparazione specifica che gli compete, di gestire appieno le terapie, sapere quando cambiare un certo farmaco, modificarne il dosaggio o aggiungerne un altro, quando interromperlo, che tipo di effetti collaterali quel certo farmaco può sviluppare, se le manifestazioni di malattia sono dovute alla terapia o alla malattia stessa. Inoltre, il reumatologo è in grado di valutare sia la risposta o la non risposta alla terapia, sia i possibili effetti collaterali. Serve una conoscenza specifica per curare le malattie reumatiche poiché queste patologie oltre a colpire specificamente le articolazioni, possono dare un interessamento sistemico colpendo altri organi come i polmoni, i reni, il cuore. Il reumatologo è la figura centrale, ha il ruolo di guida e di coordinatore di tutto il percorso diagnostico-terapeutico insieme ai medici di medicina generale e agli altri specialisti.

Secondo Lei l’indagine di A.M.R.E.R. sulle esenzioni può diventare la base da cui sviluppare Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) in grado di ottimizzare le risposte sanitarie e le risorse? L’indagine può essere il documento di partenza per rendere efficiente l’erogazione delle prestazioni legate alle esenzioni per patologia reumatica, suddividendo i ruoli degli operatori sanitari coinvolti sul territorio e nei Centri specialistici?
Direi che è senz’altro così, è la prima volta infatti che abbiamo un dato italiano che da l’idea del peso quantitativo delle malattie reumatiche sebbene siano state prese in considerazione solo sette patologie per codici di esenzione. Mi pare però che sia un buon punto di partenza e che l’indagine potrebbe diventare un documento rilevante, nonostante il dato sottostimato che alla fine mostra come uno 0,6% della popolazione italiana sia affetta da malattie reumatiche, percentuale tutt’altro che trascurabile; se si estendesse l’indagine anche alle altre patologie reumatiche ad esempio le altre connettiviti, le vasculiti e le miopatie infiammatorie, potremmo sicuramente superare l’1%, ricordando però che la reale prevalenza delle malattie reumatiche è molto più alta poiché molti pazienti con malattie reumatiche, ancora oggi, non hanno l’esenzione ticket di patologia. Inoltre, la rilevazione mostra come in quelle regioni dove si lavora di più in termini di servizi organizzati e presenza di Centri specialistici con strutture complesse, le esenzioni sono percentualmente più elevate. Da qui la necessità inderogabile di programmare e strutturare PDTA che possono ottimizzare le diagnosi precoci e le terapie precoci, facendo risparmiare sui costi, specie quelli indiretti, perché si avrebbe di conseguenza un migliore impatto sull’evoluzione di queste malattie, la riduzione delle complicanze e una minore invalidità. I percorsi preferenziali di un PDTA eviterebbero i ritardi diagnostici dovuti nella maggior parte dei casi al fatto che queste malattie sono in parte ancora misconosciute agli stessi medici generalisti.

Articolo precedentePatologie reumatiche: ne soffre un italiano su 10
Articolo successivoPatologie reumatiche nell’età pediatrica: impatto simile agli adulti