Separazione e divorzio, perdita e cambiamento

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Secondo i recenti dati Istat separazioni e divorzi, sono due fenomeni fortemente in aumento nell’ultimo decennio, si calcola che, nel 2005 rispetto al 1995, le separazioni siano incrementate del 57,3% e i divorzi del 74%. In sostanza si registrano 5,6 separazioni e 3,2 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate.
L’emergenza di questi dati è degna d’attenzione non solo dal punto di vista statistico, né per generare una riflessione esclusivamente sociologica, al contrario diventa d’importanza cruciale se letta da un ottica psicologica. L’impegno che, oggi, si richiede al mantenimento dell’unione di coppia è notevolmente aumentato, negli stessi anni che emergono all’interesse statistico per il loro notevole incremento. La tendenza all’individualismo esasperante degli ultimi decenni non è soltanto riconducibile all’aver barattato elementi più profondi ed intimistici nella vita di coppia, con la tendenza a realizzarsi personalmente, al successo o al vivere le esperienze in modo veloce e consumistico, ma, rispecchia, soprattutto, la solitudine, degna compagna dell’uomo d’oggi. Il non sentirsi compresi, ascoltati, aiutati, sostenuti, ha generato una sorta di apatica accettazione e la tendenza a lottare per realizzare i propri sogni e bisogni, degli anni precedenti, si è alternata ad una pigra tendenza all’accettazione di un vuoto interiore che si percepisce incolmabile.
Spesso, quando una coppia affronta dei problemi di vita, di comunicazione interpersonale, di menagè, questi problemi, pur se normali nella vita a due, si scontrano con l’incapacità a farvi fronte e, soprattutto, con la risposta del mondo esterno che liquida qualsiasi problematica con facili soluzioni di svolta. Il separarsi, diventa, così, fatalmente facile, una soluzione a portata di mano di situazioni problematiche che si vivono nella loro statica apatia, ma non è altrettanto facile, per una coppia, elaborare il malessere che nasce, anche, dalla stessa decisione di separarsi. Significa fare i conti con il proprio senso di fallimento, con la sensazione di aver perso qualcosa o di non averla vissuta abbastanza, di aver sprecato anni in un progetto di vita che non ha avuto futuro, restano sentimenti quali la malinconia, l’incertezza, la titubanza di fronte a nuove scelte, sensi di colpa. Tutti questi sentimenti si agitano internamente e ricadono sulle scelte future e per riuscire a farvi fronte da “responsabilità condivisa” si assume, in modo alternato, la duplice tendenza di prendersi carico di tutta la responsabilità, al cederla in toto all’ex partner.
Il cambiamento fa parte della vita, si cambia lasciando l’infanzia per passare all’adolescenza, crocevia della vita adulta, si cambia ruolo dopo gli esami di maturità, dopo la laurea, nel passaggio al mondo del lavoro, si cambia, ancora, quando si intraprende una relazione duratura che culmina nel matrimonio e nella speranza e promessa che sia per la vita, si cambia, ancora una volta, quando si diventa genitori. Il cambiamento non è connesso soltanto ad una transizione, ma si spera, anche di completare quella trasformazione in atto per poter raggiungere altri obiettivi, andare avanti. Il bambino che sta crescendo vede con desiderio le possibilità che si hanno quando si è di poco più grandi, il ragazzo che si sta per iscrivere all’università vede con speranza l’ingresso nel mondo lavorativo a cui sogna di appartenere, così, anche chi sta per intraprendere un progetto di vita con il matrimonio sogna di avere accanto a sé, la persona che ha scelto, in tutte le altre trasformazioni di vita che affronterà, la casa, i figli, la vecchiaia in comune. La fine di una storia, al di là della possibilità di intraprendere nuove esperienze sentimentali, porta con sé la fine di questo progetto di vita, dell’entusiasmo di vivere i cambiamenti, nella speranza che siano tutti positivi. Questo è il fulcro della difficoltà del ricominciare un nuovo percorso, non a caso infatti, spesso ci si dice “mi devo rifare una vita”. Ed è, anche, il fulcro di tutta una serie di sentimenti negativi, di rabbia, solitudine, fallimento, difficoltà, malinconia, verso l’ex partner e verso sé stessi. Elaborare la fine di un amore è un passo doloroso, ma è utile per superare tutta quella serie di contrasti che hanno condotto alla fine del legame ed è utile per recuperare non tanto il progetto di vita, quanto il ricordo di quella parte di noi stessi che voleva, desiderava, sognava, la realizzazione di quel progetto, che, anche se con altre persone ed in altri modi, resta sempre qualcosa che vorremmo si realizzasse, qualcosa che ci apparteneva in un modo, ma il cui desiderio ci appartiene ancora. Elaborare una fine, significa restituire un senso al nostro vissuto, evitando la sensazione che finito quel percorso ci sia un ritornare indietro. Sarebbe come se il ragazzo che ha affrontato la maturità, dopo anni di università, dovesse trovarsi di fronte ad un errore burocratico e scoprire di non averla mai superata. La fine di un amore è parte della nostra vita, ma non significa tornare indietro perdendo ciò che si è vissuto, ma andare avanti, cercando di ricomporre i propri sogni e cercando di esaudirli per strade diverse. Ancor più necessaria, tale elaborazione, se ci sono dei figli, perché si può cessare di essere una coppia come marito e moglie, ma non si smetterà mai di essere una coppia di genitori.

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