The Luminal Breast Practice Award: un premio all’eccellenza della ricerca italiana nel tumore del seno

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Intervista a Filippo de Braud
Direttore Dipartimento di Oncologia Medica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano

Oggi a Napoli vengono proclamati i vincitori del “The Luminal Breast Practice Award”: quali sono gli obiettivi di questa iniziativa?
Obiettivo prioritario di questa iniziativa è quello di accendere i riflettori sulle nuove generazioni di ricercatori e oncologi e consentire di far emergere, in particolare, quei giovani che hanno avuto l’opportunità e la capacità di presentare progetti innovativi. Questo Premio è riservato ai ricercatori impegnati sul fronte del tumore del seno e che valorizzano, nello specifico, un aspetto del settore che è quello delle scelte terapeutiche. Questa iniziativa mira a sottolineare e a portare a conoscenza le tante novità che in anni recenti hanno segnato e segnano ancora i progressi dell’oncologia per il tumore della mammella: terapie mirate, integrazione delle figure di riferimento che si occupano di cura e assistenza, terapie di supporto, miglioramento della qualità della vita, guarigioni e lunghe sopravvivenze.

Questo Premio è stato focalizzato sull’innovazione in Italia nella gestione della paziente con tumore della mammella: ci può fornire qualche esempio di eccellenza?
Penso di poter affermare che nel nostro Paese la vera eccellenza sta nella cultura della cura di questa patologia. Una cultura che è cresciuta negli anni, basata su tanti Centri d’avanguardia per il trattamento del tumore del seno, al punto che oggi ogni regione ha almeno un Centro affidabile di riferimento dove le pazienti sono gestite per l’intero percorso diagnostico-terapeutico, in primo luogo sotto il profilo chirurgico. Grazie a team formati da chirurghi, oncologi medici, radioterapisti, psicologi e infermieri qualificati, questi Centri sono in grado di offrire alla donna non solo la migliore assistenza in termini di terapia ma anche l’attenzione verso aspetti importanti quali quelli legati all’estetica, ai rapporti familiari, alla propria immagine. Punto di svolta per l’eccellenza italiana è stata l’introduzione delle Breast Unit, che hanno una diffusione capillare sul territorio e garantiscono percorsi condivisi, linee guida per la gestione della malattia, le migliori strategie terapeutiche e di sostegno, ma soprattutto professionisti sanitari in grado di comunicare con le pazienti. Tutto questo patrimonio è parte integrante della cultura della cura e permette alle pazienti italiane di essere seguite al meglio.

Proseguendo sul tema dell’eccellenza e dell’innovazione dei Centri oncologici italiani: quale è stato il contributo dato dal nostro Paese allo studio di everolimus?
Quando si parla di ricerca l’Italia è al primo posto per quantità di studi e qualità dei dati. Anche nel caso di everolimus, la terapia più innovativa per il tumore del seno avanzato ormono-sensibile, noi italiani abbiamo contribuito in maniera essenziale fornendo una serie importante di dati sulla efficacia del farmaco; attraverso i Centri italiani sono stati eseguiti studi di fase IIIb/IV che hanno valutato e confermato i risultati degli studi di fase III. Se c’è un merito riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale alla ricerca italiana è il rigore e il rispetto delle regole con cui si conducono i trial clinici, garanzia indispensabile per i pazienti.

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