V-day incisivo clamore di un malcontento epidemico

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Un libro: “La casta” di Giannantonio Stella in assoluto il più letto attualmente in Italia.
Un blog, quello di Beppe Grillo, che supera i 200mila contatti di persone che ogni giorno esprimono un indignazione oramai generale.
V-Day: la concretezza di un numerosissimo gruppo che dal mondo virtuale invade il mondo reale per far sentire la voce di uno scontento profondissimo. Si innesca, così, un dibattito che, da più parti, fa concludere che l’Italia vive una crisi dell’intero sistema politico che, dal ’92 a oggi, non riesce a risolvere tutti i problemi del paese.
Fra tutti: il divario di redditi economici sempre più bassi e la negazione delle concrete possibilità dell’individuo nell’espressione dei propri talenti e delle proprie competenze.
Noi di ‘psicologia e dintorni’ non amiamo occuparci di questioni politiche, ma il così autodefinitosi ‘detonatore’ Beppe Grillo, veicola una protesta talmente tanto efficace generata dall’indisponenza mostrata attraverso i colori della comicità, da condurre, senza ipocrisie, a centrare l’attenzione su elementi che psicologica-mente appaiono notevolmente rilevanti.
Dunque, lasciando a chi di dovere la questione del debito pubblico alle stelle che richiede ai comuni cittadini notevoli sacrifici o le discussioni sul degrado ‘sniffato’ e danzato con lucciole notturne, è da notare che, la giornata sicuramente più audace proposta dal comico Grillo nella sua carriera, ha evidenziato come, l’atto di accusa e la critica alla decadenza contemporanea, si svolge attraverso un procedimento espressionistico che riconosce l’esistenza di individualità che vanno oltre l’etichetta della destra e della sinistra. Il popolo di internet: gente comune che attraverso i blog è in grado di creare un vero e proprio incubo per alcuni.
Mentre scrivo, da specialista in psicologia, mi scorrono alla mente gli innumerevoli studiosi del passato o contemporanei che molto hanno prodotto sulle questioni riguardanti l’inconscio sociale e politico che attraversa ciascun individuo orientandone le azioni.
Ma al di là di citazioni illustri, la riflessione psicologica, mi porta a considerare come il bisogno di esprimere il malcontento, nelle persone, è diventato talmente forte da creare uno spazio che diviene ‘competente’ proprio perchè utilizza una modalità di linguaggio condiviso, internet, per riferire il forte impatto personale che gli errori della politica genera. I blog e tutte le modalità comunicative che la rete fornisce, quindi, rappresentano una finestra di ascolto prezioso per quella infinita varietà di pensieri, sentimenti e cultura che, oggi, si agitano nelle masse oramai consapevoli di come le parole vuote possano raggiungere in modo democratico i vertici del palazzo. Certo, la capacità di smascherare parole vuote, può aversi soltanto se ci si rende conto di quando il tal politico parla in base alla sua reale esperienza vissuta o si limita a pronunciare parole di sperimentata efficacia per sedurre gli elettori. Oggi, le ideologie danno troppo per scontato l’obbedienza, la dipendenza e la repressione dei sentimenti. Di conseguenza, nell’analizzare il v-day, molti intellettuali, attivi sul piano politico, ci allarmano sull’incendio che divampa, ignorando consapevolmente l’origine del fuoco. In questo senso, il v-day viene inteso da molti come ‘apolitico’ sino a che non si troverà una qualche etichetta da dare al fuoco.
Il sentire e l’irrompere di una politica inefficace, che nella psiche umana è capace di generare malessere, forse, più che da studi e statistiche, lo si può meglio comprendere proprio da quel popolo che ogni giorno affolla il web e che nelle mail che giungono al nostro indirizzo testimoniano emblematicamente un disagio allarmante, come spiega A. quando scrive:

“[…] mi sono laureato […] non ho mai leccato il c*** come invece molti colleghi facevano […] provengo da una famiglia che non hanno molte conoscenze […] vanno avanti solo i raccomandati e i ‘figli di’ che sono ‘amici di’ […] mi sento sempre depresso sto sempre male e non so cosa fare anche perché capisco che il mio non è un problema psicologico ma perché non c’è lavoro che mi impedisce di realizzarmi […] vivo alla giornata senza futuro e so solo che tutto questo è uno schifo […]”

E ancora S.:

“ […] ma si immagina? io mi sono fatta un c*** così e mi hanno licenziata lo stesso perché il posto adesso doveva andare alla cugina di non so chi […] ho fatto la segretaria da laureata ma guadagnerei di più se faccio la baby sitter o la telefonista […] in più mi chiedono master che costano un casino? Ma sono pazzi? […] ”

Cos’altro aggiungere, quindi, ad una crisi estrema del sistema che non giustifica più l’essere ciechi a dei problemi da molto tempo evidenti?

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