Vantaggi clinici e migliore qualità di vita: l’innovazione di everolimus nel tumore al seno avanzato

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Intervista a Paolo Pronzato
Direttore U.O.C. Oncologia Medica A, IRCCS A.O.U. San Martino,
IST – Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, Genova

Nel trattamento del tumore al seno avanzato è adesso disponibile everolimus. Quali sono le caratteristiche e i vantaggi specifici di questo farmaco dal punto di vista dell’oncologo e delle pazienti?
Il tumore della mammella in fase avanzata solo raramente può essere definitivamente guarito; per la maggior parte dei casi la malattia viene “cronicizzata” attraverso l’impiego razionale dei molti farmaci antitumorali oggi a disposizione dell’oncologia medica. L’oncologo deve puntare al prolungamento della sopravvivenza, al controllo dei sintomi e, prioritariamente, al miglioramento della qualità di vita. La scelta dei farmaci da impiegare si basa sulle caratteristiche cliniche della paziente e sulle caratteristiche biologiche del tumore. Everolimus è una nuova opzione che arricchisce l’armamentario terapeutico a disposizione del medico. Questo farmaco è indicato per il trattamento di un sottogruppo di pazienti con un sottotipo specifico di tumore della mammella, ovvero quello positivo per i recettori ormonali e negativo per HER2. Si tratta di pazienti trattate con l’ormonoterapia, nelle quali quest’ultima non riesce più a controllare la crescita del tumore e che prima dell’arrivo di everolimus, avrebbero avuto come alternativa la chemioterapia.

Qual è il meccanismo d’azione di everolimus?
Everolimus è una terapia cosiddetta “a bersaglio molecolare”, che ha come target una protein-chinasi (mTOR). Il complesso delle proteine mTOR svolge un ruolo fondamentale nella vita della cellula, sana o malata, perché presiede al controllo della sua stessa sopravvivenza.
In molti tumori mammari sussiste un “eccesso” di attività di mTOR, che favorisce la crescita del tumore e che può dipendere da mutazioni a carico di geni corrispondenti ai controllori di mTOR (ad esempio PI3K) o anche da altre molteplici cause. L’iperattivazione delle proteine mTOR nelle cellule di tumore mammario inizialmente ormono-sensibili, determina altresì una riduzione nella risposta agli ormoni. Questa ultima osservazione ha rappresentato la base razionale per lo studio registrativo BOLERO-2: infatti, questo trial clinico è stato condotto in pazienti che erano state già pretrattate con una ormonoterapia e i risultati ottenuti da questo trattamento tendevano a peggiorare. Quindi, l’aggiunta di everolimus alla terapia ormonale consegue due obiettivi: da una parte blocca una via funzionante in eccesso nella cellula neoplastica, dall’altra ristabilisce le condizioni per il buon funzionamento della terapia ormonale.

Quali sono i dati chiave emersi dallo studio registrativo BOLERO-2?
Lo studio dimostra in maniera inequivocabile che l’aggiunta di everolimus a exemestane rallenta la malattia con un significativo aumento della sopravvivenza libera da progressione, di fatto raddoppiata. Un terzo delle pazienti ha un “beneficio clinico”, ossia una regressione del tumore o quanto meno una stazionarietà di lunga durata. Inoltre, la qualità di vita di queste pazienti è stata specificamente studiata e si è potuto constatare che essa si mantiene migliore per un periodo più lungo con l’associazione del nuovo farmaco. Le tossicità di everolimus sono specifiche e gli oncologi le conoscono già per l’impiego consolidato in altre neoplasie (ad esempio, il carcinoma renale e i tumori neuro-endocrini). La consolidata capacità di gestione ottimale degli effetti collaterali permette di sfruttare appieno le potenzialità della nuova opzione terapeutica.

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